Il rosolaccio o papavero comune (per distinguerlo dal papavero da oppio) è una pianta selvatica diffusa in tutto il mondo, che predilige come habitat i terreni gerbidi e campi di grano o di orzo.

Appartiene alla famiglia delle Papaveracee ed è stato catalogato con il nome latino di Papaver rhoeas L.

Si tratta di un’erba annua ed eretta, dal colore verde brillante o verde cupo, rivestita di peli ispidi, che può raggiungere un’altezza anche di 80 centimetri.

Rosolaccio o papavero comune

Rosolaccio o papavero comune
Rosolaccio o papavero comune

Gli steli contengono un latice biancastro, dall’odore sgradevole. Presenta foglie pennatopartite sia radicali (alla base della pianta) sia cauline (lungo il fusto).

I fiori, che sbocciano tra maggio e luglio, hanno un diametro che varia dai 4 ai 6 centimetri e sono composti di 4 petali orbicolari, dalla tinta rosso vivace (in qualche sporadico caso bianca), con una caratteristica macchia nera alla base.

Il frutto è a capsula e contiene moltissimi semi minuti.

Papaver rhoeas L.: Il rosolaccio o papavero comune

Papaver rhoeas L.: Il rosolaccio o papavero comune
Papaver rhoeas L.: Il rosolaccio o papavero comune

La raffigurazione artistica più antica del rosolaccio risale al II millennio a. C.: lo troviamo, infatti, in Egitto tra le piante medicinali scolpite nel tempio di Amon. Nel papiro di Ebers (datato intorno al 1550 a.C.) si consiglia l’uso del papavero per calmare i bambini che strillano.

Per gli antichi greci, era il fiore sacro agli dei del sonno, della notte e della morte. Per i latini, invece, il rosolaccio era legato al culto di Cerere, la dea della terra e dei raccolti, spesso rappresentata con un fascio di grano e di papaveri tra le braccia, ma anche a quello di Cibele, dea della fertilità, per i suoi numerosissimi semi che si spandono ovunque e, naturalmente, a quello di Morfeo, dio del sonno: non a caso si chiama morfina il principio attivo ricavato dal papavero da oppio.

Nel medioevo, soprattutto nelle Isole Britanniche, era mescolato alle pappe dei lattanti dalle balie, per farli addormentare più facilmente. Purtroppo non era raro che si abbondasse, affinché fosse più efficace, e siccome il papavero ad alte dosi è tossico, capitava che i bambini morissero avvelenati.

Quando questa disgrazia avveniva in Irlanda, si diceva che fossero stati i leprecauni ad ammaliare il piccino e a farlo scivolare in un sonno eterno. E, sempre nell’Isola di Smeraldo, si è tramandata nei secoli la credenza che il rosolaccio, chiamato in lingua gaelica cailleach dearg (significa, letteralmente: anziana donna rossa), sia messaggero di sventura. Nelle campagne è celebre il proverbio “Pluked poppies make thunder”, secondo cui i papaveri raccolti producono tuono e disgrazie in genere. Per questo motivo qui non sono graditi i mazzi di papaveri disposti come centrotavola in salotto…

Linguaggio dei fiori: il rosolaccio, il fiore della rimembranza

Linguaggio dei fiori: il rosolaccio, il fiore della rimembranza
Linguaggio dei fiori: il rosolaccio, il fiore della rimembranza

Nel linguaggio dei fiori, il rosolaccio è il fiore della rimembranza. La spiegazione riguarda una strana coincidenza, relativa alla facilità con cui questa pianta attecchisce sui campi di battaglia. Testimoni dell’epoca asseriscono che a Waterloo, la stagione successiva alla battaglia che decretò la sconfitta di Napoleone Bonaparte, sbocciarono milioni di papaveri. Quasi un tributo pietoso verso tutte le vittime…

Sebbene sia specie tossica se usata in dosi massicce, il papavero contiene nel latice e nei fiori principi attivi utili dal punto di vista fitoterapico:

la roedina, che è un alcaloide, antociani come la mecocianina e una certa quantità di mucillaggine.

Tisana con papavero comune

Tisana con papavero comune
Tisana con papavero comune

La tisana di petali essiccati – una presa per una tazza d’acqua bollente, in infusione per una decina di minuti – giova, dunque, contro l’insonnia dei bambini e delle persone anziane e come espettorante e bechico in caso di tosse spasmodica (asma, pertosse, bronchiti), in quanto sedativo ed emolliente, e medici naturalisti come Jean Valnet lo proponevano anche per lenire le febbri eruttive, grazie alla sua azione sudorifera.

Per uso esterno, compresse imbevute d’infuso si applicano sulle palpebre infiammate oppure vengono utilizzate per calmare il mal di denti.
In cosmetica, garze imbibite di infuso di rosolaccio e distese per una mezz’oretta sul viso sono un buon rimedio per prevenire le rughe.
Infine, in cucina, c’è chi ne raccoglie i germogli più teneri per consumarli in insalata, in frittate, in zuppe o nei risotti. Con i semi si preparano focacce e un pregiato tipo di pane.

L’importante è servirsi del papavero sempre con parsimonia e non esitare a rivolgersi a un medico naturalista per farsi prescrivere le giuste dosi e per conoscerne le controindicazioni (non è indicato, ad esempio, a chi soffre di disturbi epatici). Si eviteranno in questo modo fenomeni spiacevoli come reazioni febbrili, nausea e vomito.

Il rosolaccio è una festa per gli occhi, è il rosso incantesimo che in questa stagione colma di splendore i campi e i declivi delle colline.

Leggi anche: Il trifoglio, non a caso.

Quadro in copertina: Daniel Ridgway Knight Ragazza che coglie papaveri

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.