Le donne che si travestirono per combattere nella guerra civile inglese

La storia inglese ebbe anche come protagoniste ignote molte donne che si travestirono per combattere nella guerra civile inglese (1642-1651).

Si vestivano da uomini, a volte per combattere e altre per non essere cacciate dagli accampamenti mentre seguivano il proprio marito.

E non furono poche ma molte ed in entrambe le parti, sia fra le truppe del re Carlo I, sia in quelle del Parlamento.

Alcuni sembra fossero motivate dal desiderio di combattere per la causa insieme al resto dei soldati, mentre per altre era l’unico modo di viaggiare in incognito accanto ai loro mariti.

Lo rivela uno studio del professore di storia moderna Mark Stoyle, dell’Università di Southampton, pubblicato sul Journal of the Historical Association.

“Gli storici affermano spesso che era comune per le donne essere coinvolte durante la guerra, ma in realtà ne sappiamo molto poco. Ora ho portato alla luce alcune prove forti che ci permettono di esplorare la pratica e ciò che la gente pensava in quel momento “, ha detto il ricercatore.

Chi erano le donne che si travestirono per combattere nella guerra civile inglese?

Le truppe maschili di Carlos I, per esempio, erano accompagnate da un folto gruppo di donne che potevano essere mogli, compagne non sposate (spesso chiamate “puttane”, il termine duro era usato per riferirsi alle partner non sposate dei singoli soldati) e alle prostitute che cercavano di guadagnare dalla situazione offrendo vari servizi alle truppe.

Un episodio particolare racconta di una donna di nome Nan Ball che fu sorpresa mentre aspettava il suo amato tenente indossando abiti da uomo.

L’indagine che ne seguì portò il tenente ad essere rimosso dal comando e a una sentenza in cui la donna sarebbe stata punita fisicamente.

Nan Ball però non subì la punizione e fu semplicemente espulsa dal campo dopo che una lettera del giovane figlio del re, il futuro Carlo II, ne chiedeva il perdono.

Un anno dopo, nel 1643, si legge una lettera che stabiliva le norme di comportamento richieste nell’esercito da Carlo I.

Questo “memorandum”, scritto a mano dal re stesso, invitava a non lasciare che nessuna donna potesse fingersi uomo indossandone gli abiti e invitava a più severe punizioni.

Le donne che si travestirono per combattere nella guerra civile inglese 3Carlo I Stuart, il sostenitore dell’assolutismo più estremo che abbia avuto l’Inghilterra, credeva che il travestimento femminile fosse diffuso nel suo esercito e mostrò la volontà di assumere una posizione molto più ferma, in particolare in relazione alle prostitute.

Quando il “memorandum” divenne un atto pubblicato, forse nel timore di perdere appoggi fra le truppe, non contenne alcun riferimento al travestimento delle donne.

Un altro episodio risultato dallo studio del professor Mark Stoyle ha come testimone addirittura il leader parlamentare Oliver Cromwell.

Il futuro Lord protettore del Regno si trovò difronte come prigioniera l’amante di un monarchico catturato Lord Henry Percy. La donna proseguì con il suo travestimento indossando gli abiti da uomo per nascondere la sua identità.

Cromwell, probabilmente divertito da questo fatto, fece cantare la donna per mettere alla prova i suoi sospetti che l’aspirante uomo fosse una “damigella”.

L’atteggiamento di Cromwell nell’occasione era comunque molto diverso da quello di molti membri del campo parlamentare i quali sostenevano che la scoperta fosse una prova della condotta immorale dei monarchici, ma se denigrare il nemico in tempo di guerra è naturale… altrettanto è certo che questo accadeva in entrambi gli eserciti.

Esiste infatti anche un resoconto più dettagliato di un travestimento femminile in un opuscolo del 1645 che riportava il caso di un giovane soldato di fanteria che trascorse un anno nella guarnigione parlamentare di Gloucester.

Alla fine si scoprì che era una donna quando parlando con il sarto gli chiese di realizzare un pezzo di biancheria intima femminile per una presunta sorella.

Il sarto sospettava che il giovane soldato non fosse un uomo e informò le autorità militari, che scoprirono che questa “donna-soldato” si era originariamente camuffata per sfuggire ai realisti ed aveva finito con l’unirsi alla battaglia dalla parte parlamentare.

L’esame accurato di molte centinaia di manoscritti originali e opere stampate ha finora prodotto solo pochi vaghi riferimenti alla presenza di donne travestite negli eserciti del re e del parlamento tra il 1642 e il 1646.

Sono solo brevi menzioni aggiunte, spesso a parte, dagli autori maschi che le scrivevano. La donna non era l’argomento principale del documento o della missiva ma una presenza marginale, quasi una nota di colore della quale, il più delle volte, non si menziona nemmeno il nome.

Eppure, nonostante il poco riguardo dell’epoca (situazione che cambiò poco nei secoli successivi quando alcune donne giunsero a travestirsi per la scienza come Sophie Germain), probabilmente non furono così poche le donne che si travestirono per combattere nella guerra civile inglese, né la loro presenza così insignificante, se riuscirono ad attirare l’attenzione di un re e di un lord che pretendevano governare l’Inghilterra.

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