Costrette a fare sesso, a bruciare i vestiti, a radersi la testa, a bere intrugli, questi i brutali riti di “purificazione” a cui sono sottoposte ancora molte donne vedove in Africa e in Asia.

Nelle società tribali africane, dove le consuetudini regolano la vita della parte più depressa e vulnerabili della popolazione cioè, della maggioranza, le donne, e le vedove soprattutto, sono vittime di violenza sia a livello fisico che mentale, private dei loro diritti subiscono le controversie relative all’eredità, terreni e proprietà.

Sebbene lo Stato, in Kenya sostenga l’uguaglianza, viene annullata dal momento in cui prevale il diritto consuetudinario (legge dei costumi o della tradizione) in relazione a matrimoni, divorzi e successioni.

Non godendo dei diritti sulla proprietà del marito, una vedova può essere maltrattata ed espulsa dalla sua casa.

La situazione delle donne vedove in Africa

Le donne povere e non istruite, che sono moltissime di fatto in Kenya, non posseggono mai niente.

Se sei nubile e vivi in casa dipendi da tuo padre.

Se sei una donna sposata, dipendi da tuo marito.

Le violenze inflitte alle vedove africane 1Se sei una donna vedova non hai niente, dipendi da quello che decide la nuova famiglia compresa te stessa.

Se sei una donna vedova che sposa un parente di tuo marito, dipendi sempre da tuo marito

Se sei una donna vedova che rifiuta di sposarsi con un fratello o altro membro della famiglia del defunto marito, sei emarginata dall’intera comunità.

Se sei una donna vedova, sola ed emarginata, non hai nulla. Forse diventi una prostituta ed ottieni qualcosa, che non si tratta di un bene materiale ma di AIDS.

Se sei donna ovviamente, non erediti. Infatti, dal momento in cui lo sposo paga la lobola (la dote alla famiglia della sposa), le mogli non ottengono più alcun bene o altre proprietà nella vita.

Secondo la legge tradizionale dei Luo, una delle più numerose etnie del Kenya, la proprietà è detenuta solo dagli uomini. La donna accede alla terra, ma solo per lavorarla e se dimostra di essere la più produttiva di tutte le mogli, le viene assegnata altra terra!

Diritto che perde dopo la morte del marito, in caso di divorzio, oppure quando i figli sono abbastanza grandi per sposarsi e cede una parte della terra a sua nuora anche lei solo perché possa lavorarla ma non per possederla.

E ancora, sempre seconda la legge tribale, quando la donna rimane vedova si verifica il fenomeno noto come appropriazione di proprietà.

Consiste fondamentalmente nel fatto che i parenti del defunto marito vanno a casa sua per prendere i suoi averi, ottenere il controllo assoluto della sua proprietà e possono portarti via anche i figli.

Iniziano così le violenze a carico delle vedove che finiscono per arrendersi alla nuova famiglia, spaventate e convinte di non avere alcun diritto sulla proprietà del coniuge defunto.

Per il loro “bene” le donne sono costrette a sposarsi con un parente del marito che diventa il nuovo guardiano e spesso aguzzino, pratica attuata anche in India dove le vedove vanno in spose ai fratelli o comunque consanguinei del consorte morto.

All’origine di questa pratica, chiamata Ter per Luo, non c’era alcuna intenzione repressiva nei confronti delle donne. Al contrario, doveva essere un atto di solidarietà, perché garantiva protezione economica alla vedova e l’integrazione sociale.

Ma prima del matrimonio le donne sono costrette a rituali purificatori.

Vi sono uomini che svolgono questo lavoro del quale naturalmente ne vanno orgogliosi.

E questo succede non solo in Kenya, ma anche nell’Africa sub-sahariana.

Nel caso del Ter per Luo, il choko okola o rituale di purificazione, si cerca di liberare la vedova dallo spirito malvagio che suo marito ha lasciato.

La morte porta cattivo presagio e si ritiene che il defunto possa tornare a rendere conto attraverso i suoi parenti stretti.

Quindi le violenze sessuali alle quali sono sottomesse le vedove permettono di recuperare equilibrio e sicurezza.

Il professionista responsabile in questione è solitamente uno stregone che proviene dall’esterno del clan.

Il fatto è che questo “professionista” pratica rapporti sessuali tutte le volte necessarie, ogni notte e quando ritiene opportuno anche durante il giorno per un mese, finché non è pulita.

Alcune versioni di questo rituale contemplano anche il sesso con il futuro nuovo marito della famiglia, ma la vedova è costretta anche a rapporti molto più crudi e a volte ci sono a anche “osservatori”.

Oltre ai rapporti sessuali le vedove per verificare la loro purezza, vengono denudate e sono vittime di secchiate d’acqua bollente, alternate a quelle gelide.

Ma se l’uomo della secchiata d’acqua fredda non è repentino, vuol dire che la vedova era stata infedele provocando terribili ustioni. Ovviamente non ci sono rituali sessuali per i vedovi, salvo eccezioni isolate, e ovviamente mai in questo modo.

Ancora, le vedove sono costrette a mangiare per terra come bestie, possono essere sepolte vive e obbligate a bere intrugli che provocano dissenteria sempre per purificare l’anima e il corpo.

La salute già cagionevole perché durante il matrimonio quasi sempre sono private di assistenza medica, malnutrite e costrette a vivere in ambienti malsani, peggiora notevolmente.

Debilitate nel corpo nell’anima, per “tradizione” i parenti del marito molte volte privano le vedove anche dei pochi vestiti lasciandole letteralmente in “mutande”, o qualcosa paragonabile ad un indumento intimo.

È facile intuire che in un Paese in cui la poligamia è ancora praticata, dove ufficialmente non è legale ma non è nemmeno punibile, questi rituali sono il terreno fertile di un rischio evidente: l’AIDS.

Soprattutto se all’abitudine di ereditare la vedova con queste pratiche si aggiunge l’avversione per i preservativi.

Se il marito muore a causa di questa malattia, se la donna è positiva, i suoceri e i parenti tutti diffondono il certificato di morte per stigmatizzare e discriminare la vedova.

Qui entrano in gioco le superstizioni come quella che è la donna che ha portato il male alla famiglia quindi è lei “l’untrice”.

Una scusa come un’altra per riaffermare il diritto di saccheggiare la sua terra e il suo patrimonio.

Private della proprietà, e del denaro, le vedove non hanno altra possibilità che non quella di sottoporsi a queste violenze gratuite per purificarsi e per trovare un nuovo marito.

Può capitare anche che le vedove vengano rifiutate ed esiliate dalla propria casa, finendo per strada e costrette a vivere del commercio sessuale che inevitabilmente, senza preservativo fa aumentare il dilagare dell’AIDS e di altre malattie.

Le vedove che cercano di ribellarsi a queste “tradizioni” provano a scappare o ad ottenere giustizia recandosi alla polizia.

Quello che ottengono molte volte è che la stessa polizia, le punisce con ulteriore violenza, le incarcera e chiede loro di pagare anche più volte per la libertà.

Questo genere di violenza a carico di donne, giovani e vedove, purtroppo non succede solo in Africa, ma anche in alcuni zone dell’Asia, India e alcune comunità indigene del Sud America.

Per dare un riconoscimento speciale alla situazione delle vedove di tutte le età e di tutte le regioni e culture, l’Assemblea Generale ha approvato il 21 dicembre 2010 attraverso la risoluzione A/RES/65/189 la Giornata internazionale delle Vedove che si celebra il 23 giugno.

In Mozambico nel 2003 è stato adottato il protocollo sui diritti delle donne della Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli ed è stato ratificato da 36 Paesi.

Nel 2015 ufficialmente il governo Keniota aveva proibito il rito della purificazione, di cui sono vittime le vedove ma ancora sono molte le violenze ai loro danni.

Foto da Wikipedia, Wambui Mwangi, Worldbank blog,

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