Dora Maar, il cui nome di battesimo era Henriette Theodora Marković (Tours, 1907 – Parigi, 1997), era di origine croata e francese, era una poetessa e pittrice e soprattutto una fotografa di grande talento.

Alla fine degli anni ’20, Maar faceva parte della cerchia dei surrealisti. Era un’amica e collega di Brassaï e Cartier Bresson. Le sue fotografie di personaggi come di perdenti ed esclusi dalla società erano applaudite e apprezzate dagli esperti.

Dora ebbe una relazione con il poeta Georges Bataille, fu lui che la presentò al gruppo surrealista dove conobbe anche Buñuel e André Breton.

Ma nel 1936 l’incontro al Café Deux Magots di Parigi con Pablo Picasso le avrebbe mutato gli equilibri e le aspirazioni artistiche.

Dora Maar e Picasso

Dora Maar e Pablo Picasso
Dora Maar e Pablo Picasso

Il suo modo di intendere la fotografia e la sua popolarità tra i surrealisti condussero Dora Maar ad entrare nella vita di Picasso.

Era molto sicura di sé in quegli anni e questo richiamò l’attenzione di Pablo Picasso in quel particolare incontro, diventato poi un noto aneddoto che fornisce anche indizi sul carattere masochista di Dora.

Al caffè Les Deux Magots, la fotografa, aveva iniziato a giocare con un piccolo coltello che di solito portava nella sua borsa. Lo faceva saltare tra le sue dita non fermandosi nonostante il sangue le colasse lungo la mano. Picasso ne rimase ipnotizzato e le chiese i suoi guanti chiazzati di sangue.

Con i guanti, Dora le avrebbe consegnato anche la sua vita e, soprattutto, le sue aspirazioni artistiche.

Con il grande pittore mantenne, fino al 1943, una relazione molto tormentata.

Pablo Picasso aveva 54 anni e lei, 29 anni.

Dora “sostituì” Marie-Thérèse Walter come amante e musa dell’artista di Malaga in quegli anni di amore e di guerra: la ritrasse per trenta volte.

Nei primi anni di quella relazione, la creatività di Maar visse un’esplosione. Sperimenta, innova e crea grandi opere nel campo della fotografia, con immagini note come il Ritratto di Ubú (“Retrato del Rey Ubu“, 1936, un feto di armadillo), che diventerà un’icona del surrealismo.

Ma Dora Maar era presa in corpo e anima dal Minotauro Picasso.

Certo è lei che documenta con la sua macchina fotografica la complessa realizzazione del famoso capolavoro del pittore: Guernica, ma da quel lavoro non riuscì mai raccogliere nulla, nemmeno i diritti di riproduzione che le sarebbero venuti così bene nei suoi difficili anni successivi.

La bella, piena di talento e abbagliante Dora divenne lentamente un donna spezzata e in lacrime che finì in un ospedale psichiatrico dal quale sarebbe uscita solo con l’aiuto del famoso psicanalista Jacques Lacan .

Pablo Picasso dopo averla umiliata per molti anni con le sue varie amanti lasciò Dora Maar per Françoise Gilot.

“Dopo Picasso, c’è solo Dio”, avrebbe detto Dora Maar, avvicinandosi alla fede religiosa, rimanendo comunque per molti la donna che piange nella Guernica.

Morì sola, circondata dai suoi ricordi, nel 1997.

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