L'ontologia dei siti web e la realtà di internet
L'ontologia dei siti web e la realtà di internet

Come funziona internet? cos’è un sito web dal punto di vista ontologico? A queste domande intende rispondere questo articolo. Articolo che si ispira anche al quarto capitolo di Logic of the digital di Aden Evens.

Lo stesso Maurizio Ferraris sostiene che l’importanza che ha oggi l’ontologia in generale dipende principalmente dall’informatica.

La nascita di nuovi oggetti fisici (computer), egli afferma, ha comportato la proliferazione di tantissimi oggetti digitali (siti web, app, social network, file, ecc.). L’informatica, di fronte alla grande mole degli oggetti, ha sentito l’esigenza di una classificazione totale di tutti questi oggetti.

L’informatica ha incominciato a parlare la lingua dell’ontologia.

Foto L'ontologia dei siti web e la realtà di internet  2
L’ontologia dei siti web e la realtà di internet #2

In questo articolo, tuttavia, intendo sì fare un’analisi ontologica dei siti web, ma con questo intendo, al di là della classificazione, capire la struttura e la natura del sito web.

Prima di arrivare propriamente ai siti web, penso sia meglio partire da internet e spiegare tutto il meccanismo su cui si basa questa tecnologia. Internet è fondamentalmente basato su computer che comunicano tra di loro formando una rete.

Con internet si comprende facilmente la vera natura della tecnologia informatica:

la tecnologia qui comunica con altre tecnologie, mettendo l’intervento umano letteralmente ai margini.

I computer sanno comunicare tra loro in rete usano il protocollo di internet (IP o Internet Protocol). SMTP è un protocollo che si usa per la posta elettronica, ma il più utilizzato al momento è http. Http ha lo scopo di connettere il computer a dei siti web. Al momento esiste “http”, ma anche “https”, dove la “s” sta per “secure”.

Internet ci permette di condividere informazioni e dati, ma per farlo non ci basta il solo computer, dobbiamo avere un dispositivo per indirizzare i dati, questo dispositivo è il router.

Internet e il web, secondo Evens, corrispondono alla fantasia di avere montagne di dati e di informazioni a portata di mano.

Ogni volta che ci si collega ad internet lo si fa attraverso un indirizzo IP, ossia un codice numerico. Questo numero può essere usato per identificare il soggetto o l’organizzazione che si collega ad internet. Se un computer che si connette ad internet può essere associato ad un indirizzo IP, questo significa che potrei usare l’indirizzo IP proprio per connettermi ad un sito web.

Questo metodo, tuttavia, non è affatto semplice ed è poco intuitivo, essendo che gli indirizzi IP dei codici numerici. Per questo motivo si usa il sistema DNS (Domain Name System). Invece di scrivere l’indirizzo IP, si scrive il nome del dominio del sito.

Per capire come funziona internet e l’accesso ai siti bisogna studiare la struttura client/server.

Noi con il nostro computer, quando ci colleghiamo su internet, siamo su lato client e facciamo una richiesta ad un server, usando i protocolli di internet (http), per accedere ad una risorsa. Sul lato client abbiamo il browser.

Esistono differenti tipi di Browser: Google Chrome, Chromium, Firefox, Edge, Safari, ecc. Il Brower, come nota bene Evens, segue ancora la logica iconica dell’interfaccia, ma il web, come vedremo, rompe con questa logica. Sul Browser, in alto, quando vogliamo accedere un sito, scriviamo http://www.miosito.com. “www” sta per World Wide Web, lo spazio informativo. “Mio sito” è nome del dominio.

Quando si crea un sito, dopo aver creato tutte le pagine del sito, bisogna che queste compaiano su internet, per questo si usa un “host” (es. Aruba). L’host permette di salvare i nostri file del sito su un server. Grazie all’host il nostro sito sarà visibile su internet, ma ci serve un dominio, ossia un nome per il nostro sito.

Quando vediamo un indirizzo come “http://www.miosito.wordpress.com”, questo vuol dire che non è stato acquistato un dominio, se fosse stato acquisito il dominio, non dovrebbe comparire “.wordpress”. L’indirizzo che scriviamo per chiedere ad un server di accedere ad una certa risorsa è anche definito come URL (Uniform Resource Locator).

Il link va distinto dall’URL, in quanto è uno strumento per collegare una pagina ad un’altra pagina.

Foto L'ontologia dei siti web e la realtà di internet 3
L’ontologia dei siti web e la realtà di internet #3

Il Web si basa principalmente con una struttura di hyperlink che permettono alle pagine di comunicare tra di loro.

Esistono due tipi di link: i link interni e i link esterni. I link interni sono link che rimandano ad altre pagine dello stesso sito. I link esterni rimandano, invece, a pagine di altri siti.

Secondo il filosofo Hubert Dreyfus, scrittore del libro On internet, il Web ha cancellato ogni forma di centro e gerarchia, grazie al sistema degli hyperlink.

Aden Evens definisce il web come un sistema di buchi neri.

Gli hyperlink sono dei portali di passaggio, esattamente come in certi fantasy (es. Warcraft), dove attraverso portali ci si può spostare da una regione all’altra di una mappa, se non anche andare in un altro mondo. Il link connette le pagine come il portale, ma per accedere all’altra pagina bisogna cliccare sul link. Il click, dunque, misura una distanza.

Nell’interfaccia la spazialità è data dai pixel, ma nel web le cose stanno diversamente: le distanze si misurano in click.

Si dice, infatti, che un sito con una buona struttura è tale per cui ogni pagina è distante non più di tre click dall’home page. Come ogni telecomunicazione internet e il web tendono ad avvicinare le cose o per dirla con Heidegger: “portarle alla mano”. Secondo Aden Evens, il click è qualcosa che ancora divide il desiderio dal suo soddisfacimento, ma se questa distanza minima fosse eliminata, allora il web collasserebbe su se stesso.

Da molto tempo le persone non sono più abituate a scrivere l’indirizzo per cercare un sito su internet. Oggi la maggior parte della gente usa i motori di ricerca. Quando una ricerca viene fatta direttamente dall’indirizzo si parla di ricerca diretta. Quando qualcuno cerca un sito usando il motore di ricerca si parla di ricerca organica, quando non si tratta di traffico che viene da pubblicità.

Come funzionano i motori di ricerca?

Esistono moltissimi motori di ricerca attualmente: Bing, Google, Yahoo, Ask, Duckduckgo, Qwant, Ecosia, ecc. In generale un motore di ricerca, a seguito di una ricerca di un utente (Query), mostra una lista di risultati (S.E.R.P.), indicizzati secondo un certo ordine, il quale dipende dall’algoritmo usato dal motore di ricerca.

Siccome molte persone usano i motori di ricerca per cercare un sito e il motore presenta in risposta una serie di risultati in differenti pagine secondo una gerarchia, ne consegue che i siti che compariranno per primi saranno i più visti.

Per questo motivo è nato il web marketing e in particolare il Seo come metodo per cercare di posizionare meglio un sito su un motore di ricerca. Per fare questo bisogna comprendere come funzionano i motori di ricerca.

Nel mondo occidentale il motore di ricerca più usato è chiaramente Google.

In altri paesi come la Cina o la Russia si usano principalmente altri motori di ricerca: Baidu (Cina) e Yandrex (Russia). I migliori esperti dell’arte del Seo, ad esempio Brian Dean, il fondatore di Backlinko, si sono cimentati nello studio dell’algoritmo di Google.

Quali sono i fattori che ci portano a guadagnare una posizione più alta secondo gli esperti?

I più famosi e citati sono i seguenti: il numero di backlink, la qualità dei backlink, la quantità e la qualità delle keyword inserite, la CTR (il rapporto tra click e impressioni), la lunghezza del testo.

Il primo sistema utilizzato da Google è quello del Pagerank. Ogni sito (hub) che linka al mio sito mi dà un voto. Più siti linkano al mio sito, più il mio sito si posizionerà e io guadagno quella che si chiama “autority”.

Al giorno d’oggi non conta solo il numero dei link, ma anche la qualità di questi link. Ha poco senso, infatti, che un sito di una macelleria prenda un backlink da un sito di programmazione.

Secondo Aden Evens il Pagerank è uno di quei fattori che evidenzia il fatto che sul web conta molto di più la struttura dei contenuti. Evens sostiene questo a partire dal fatto che potremmo persino creare un sito completamente vuoto, senza contenuti e pensare di metterlo sul web. Io personalmente non sono d’accordo con questa visione, infatti sembra che Evens dimentichi lo slogan più famoso del web marketing: “content is king“.

Certo che possiamo creare un sito vuoto, ma poi non lo posizioneremmo mai sui motori di ricerca, infatti ai motori di ricerca non interessa solo lo strutturale (i backlinks), ma anche i contenuti (le keywords).

Cominciamo ad addentraci sempre di più nel tema dei siti.

Il termine “sito” è un termine generico. Su internet lo troviamo declinato in moltissime forme: blog, e-commerce, social network, ecc. Il web da quando è nato ha subito un paio di evoluzioni. La prima forma del web è il web 1.0, un web dove sono presenti solamente pagine di siti e l’unico mezzo per comunicare è l’e-mail.

La seconda forma del web è il web 2.0, in questo caso aumentano completamente le possibilità di interagire nel web. Con il web 2.0 noi siamo sia consumatori che produttori. Le due grandi novità di questa evoluzione del web sono i social network e i blog. Da tempo è stata annunciata, ma non ancora realizzata, una terza forma di web: il web 3.0 o il web semantico.

Come è fatto un sito web?

Nell’analisi dei siti web intendo compiere una ricerca di ontologia applicata. L’ontologia applicata è il regno di mezzo tra la filosofia e l’informatica. Riprendendo il metodo classico di interrogazione sulla natura degli enti, in questo caso ci chiediamo cosa sia un sito web esattamente come Platone chiedeva: cos’è il bene?

Come con tutti gli enti, anche qui vanno considerati due aspetti. Aspetti che nel sito web sono molto marcati: le qualità esterne dell’ente e la sua sostanza.

Dobbiamo capire che se un ente ci appare in un certo modo, questo dipende da come è strutturato, ma questo non vuol dire che la struttura e l’apparenza dell’ente siano la stessa cosa.

Come dicevo, su un sito questo fatto è evidentissimo: una cosa è quello che vediamo sul web, un’altra è la struttura del codice di programmazione che è stato usato per costruire il sito. Non fosse per il fatto che non condivido la filosofia di Platone da tempo, sarei quasi tentato a dire che quello che vediamo sul sito è solo apparenza, mentre il codice è l’essenza del sito.

Dal punto di vista del soggetto che entra sul sito con una ricerca su internet, un sito è composto di pagine, ha colori, testi, widget, immagini, video, pulsanti, ecc. Se andate con il tasto destro del mouse su “page source” avrete accesso al codice del sito, ossia il codice usato per realizzare il sito.

Le pagine del web usano come linguaggio di base Html (Hypertext Markup Language). In quel codice vedremo anche altri due linguaggi come Css (Cascade Style Sheet) e Javascript, nonché alcuni framework di Javascript come Jquery. Se pensiamo che questo codice sia la vera natura del sito, in realtà non siamo propriamente nel vero.

Per capirci: quel codice non è tutto il codice. Esistono, tra i linguaggi di programmazione del web, almeno due tipologie di linguaggio: i client-side e i server-side. Html, Css e Javascript sono client-side, ma Php e Mysql sono server-side. Da qui diventa comprensibile la differenza tra il front-end e il back-end. Il front-end lavora sul lato client accessibile all’utente che va sul sito, il back-end lavora sul lato server accessibile a chi amministra il sito.

Ho detto che l’Html è il linguaggio che si usa per la struttura generale del sito.

Quando si programma da Web Developper si scrive su un editor di testo, mentre si fa interpretare ed eseguire il codice al browser. Il browser offre, inoltre, alcuni strumenti per sviluppare: una console per conoscere gli errori Javascript, un Debugger per correggere gli errori, delle funzioni per ispezionare il codice di un sito.

L’Html è un linguaggio che si basa su tag. Esistono due tipi di tag: i tag doppi, uno di apertura e uno di chiusura( < p >, < /p >); i tag unici che si chiudono da sé ( < br /> ).

Tutti gli elementi di base di un sito sono costruiti con questi semplicissimi tag, gli altri linguaggi si applicano il più delle volte a questi tag.

Un tag può avere degli attributi, questi attributi definiscono i tag per tipologia (es. type=”text”), designano la grandezza di un elemento (es. height=”200px”), indicano una risorsa da ricercare (src=”pippo.jpg”). In generale sulla pagina di codice sorgente troviamo due sezioni principali: head; body. L’head sono tutti i metadati, dati come quelli che compaiono nello snippet sul motore di ricerca. Un esempio:

< meta name = ” description ” content = ” Questo sito parla di fotografia ” / >

I metadati non li vediamo sul web, vediamo solo il title in alto sulla scheda del browser. Quello che vediamo sul web è tutto il codice che compare nella sezione body.

Il sito è diviso in tante sezioni o aree.

Queste sezioni sono definite proprio dai tag Html:

1) Header: la parte in alto del sito, la quale comprende di solito il nome del sito che linka sull’home page e un eventuale logo.

2) Navbar: è la barra di navigazione del sito, la sezione che include tutte le pagine cliccabili del sito.

3) Sidebar: la barra laterale del sito, barra che contiene tutti i widget del sito, tra cui: collegamenti con i social, vari link ad altri siti, pubblicità, ecc.

4) Section e Article: sono la parte centrale del sito, laddove normalmente troviamo tutti i contenuti del sito.

5) Footer: la parte inferiore del sito, dove possiamo trovare altri widget, ad esempio.

Questo è lo scheletro di tutto il sito. Gli elementi sono paragrafi, immagini, video, link, caselle di input, ecc. Tutti questi elementi di creano con dei tag Html. I colori, le immagini di sfondo, le varie grandezze, posizioni, stili di scrittura, sono invece tutti fatti con un altro linguaggio: Css. Per assegnare queste proprietà ai tag di hmtl esistono vari metodi:

1) Si può scrivere il nome del tag:
p {
background-color: red;
}

2) Si può usare una classe assegnata a diversi tag:
.classe{
background-color: red;
}

3) Si può creare un identificativo per il singolo tag:

# id{

background-color: red;
}

Javascript, invece, serve per tutte le funzioni dinamiche.

In pratica Html e Css sono linguaggi statici, mentre Javascript è dinamico. Con Javascript, ad esempio, si può far scorrere delle immagini, far comparire e scomparire alcuni elementi a seconda dell’avvenuto click di un utente.

Javascript come linguaggio di programmazione segue il metodo procedurale, anche se è possibile, come ho mostrato in passato, costruire degli oggetti in esso. Javascript è un linguaggio interessante perché ci permette di analizzare il D.O.M. (Document Object Model) della pagina Html. Il D.O.M., come sottolinea Evens, introduce una gerarchia nel sito che non esiste nel web.

La struttura segue sempre lo schema della parentela: un elemento è “child” di un altro, in quanto è contenuto nell’altro. Un esempio< body > è child di < html > .

In un sito la struttura funziona più o meno così: prima troviamo il root (html), poi la distinzione head/body, in seguito le varie sezioni (header, nav, sidebar, section, footer), infine i singoli elementi della sezione (es. < p > < /p >, < img scr = “” / >, < a href = “” >< /a >).

In Javascript esistono alcuni metodi per analizzare gli elementi nel D.O.M., ad esempio: document.getElementsByTagName().

Ho detto che il codice che vediamo sulla pagina sorgente non è tutto il codice del sito, dunque nessuno potrebbe dire che quella è l’essenza del sito.

Questo dipende dal fatto che un linguaggio server-side, come ad esempio Php, non compare affatto come codice. Php (Hypertext Preprocessor) è un linguaggio dinamico come Javascript, ma a differenza di quest’ultimo è server-side e si usa per altri scopi.

Con Php possiamo finalmente fare in modo che le persone che scrivono dati compilando un form inviino effettivamente questi dati ad un database, possiamo costruire un sistema di login, tracciare le persone su internet con i cookie, costruire il sistema Captcha e molto altro ancora. Pensate semplicemente al fatto che WordPress e Facebook sono scritti in Php. Php può usare un metodo procedurale, ma anche quello della programmazione orientata all’oggetto. La parte più importante di Php, molto probabilmente, è costituita dalle superglobal. Esempi di superglobal: $_POST, $_GET, $_COOKIE.

Usando Post come attributo Php in un tag html, ad esempio, permettiamo ad un utente di inviare i dati di un form ad un database. In realtà per connettersi con un database e inviare dati è necessario usare anche un linguaggio come Mysql e un programma come PhpMyAdmin. Per usare Php di solito si va in localhost usando Apache. Non è un semplice linguaggio che possiamo adoperare facilmente da editor di testo come Html, senza installare nulla. Di solito si installa Xampp o Lamp (Linux Apache Mysql Php), che sono pacchetti che contengono tutti i programmi necessari. In un secondo momento è importante avere accesso a PhpMyAdmin perché è qui che si costruiscono i database e le tabelle.

Le tabelle si creano con un linguaggio ancora diverso: Sql. In Sql troviamo i comandi fondamentali di ogni database: SELECT, FROM, WHERE. SELECT indica la colonna della tabella da selezionare. FROM indica la tabella da cui si vuole selezionare un dato. WHERE indica il singolo identificativo. Una tabella di un data base ha differenti colonne (nome, cognome, username, password, ecc.) e ha delle righe che corrispondono ai singoli valori per colonna. Ad ogni riga è assegnato un identificativo unico o id.

Secondo i filosofi la direzione del web è la dissoluzione di ogni cosa in dati, anche il soggetto. Oggi, afferma Deleuze, non abbiamo più a che fare con l’individuo, ma con il “dividuale”, ossia qualcosa che si frammenta e si frammenta in dati.

Il soggetto, nota Byung-Chul Han, si frammenta nei suoi dati (nome, cognome, data di nascita, colore degli occhi, età, ecc.). Tutto il web diventa un solo flusso di dati e noi ne facciamo parte, persi e dissolti nel mare di internet.

Leggi anche: Forum e social network nel mondo della ricerca e della filosofia

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