Direttore responsabile di CaffèBook. Giornalista iscritto all’albo (Odg. Toscana) Coautore del documentario sulla crisi economica Eterna.

André Breton è diventato una delle figure più famose della storia dell’arte per la sua simbiosi con il Surrealismo.

André Breton, Papà del Surrealismo

Sebbene la sua opera fosse nelle lettere, questo scrittore fu il principale ispiratore di una delle correnti più famose dell’avanguardia:

il Surrealismo.

André Bretón era uno scrittore prolifico e appassionato. Le sue opere più famose sono senza dubbio Il Manifesto Surrealismo ed il romanzo Nadja.

Era nato a Tinchebray (un villaggio della Normandia) il 19 febbraio 1896, figlio di genitori bretoni.

Fu un uomo appassionato e energico che sognava sempre una poesia nuova, con parole bollenti che non avessero niente a che fare con “il mondo letterario”, ma con la vita vissuta con verità assoluta, la passione ma soprattutto la libertà.

Rimarcò in un’intervista del 1946:

trasformare il mondo, cambiare la vita, riformare la comprensione umana dall’alto verso il basso“: era quello che avrebbe sempre voluto fare.

Joyce Mansour avrebbe scritto di lui:

“André amava la libertà sopra ogni cosa. Amava il segno ascendente, tutto ciò che esalta, si nasconde e poeticizza. Amava ridere”.

Era uno scrittore avido il cui lavoro variava da lettere con personaggi famosi come Claude Lévi-Strauss a poesie e scritti collettivi come quelli realizzati con Paul Éluard.

Ed ancora di più possiamo trovare della sua produzione in riviste d’avanguardia e surrealiste come Alfar, Grecia, Hélix, Terramar…

Nonostante fosse conosciuto come uno scrittore vitale e pieno di creatività, Bretón aveva anche un lato più nascosto che, paradossalmente, lo portò ad essere la figura principale del movimento surrealista e ad esercitare su di esso un assoluto controllo tanto che, in ultima analisi, poteva definirsi “il suo” movimento.

Breton controllò il Surrealismo perché lui stesso ne era la causa.

André Breton, Manifesto del Surrealismo

Le origini del Surrealismo si possono trovare nel momento in cui Breton mentre lavorava negli ospedali psichiatrici ebbe modo di studiare le opere di Sigmund Freud ed i suoi esperimenti con la scrittura automatica – come nel suo romanzo I campi magnetici – che influenzeranno la sua formulazione della teoria surrealista.

“Il tempo trascorso in quel luogo, e l’attenzione con la quale studiavo ciò che stava accadendo, contarono immensamente nella mia vita ed ebbero sicuramente un’influenza decisiva sul mio modo di pensare.” (A. Breton – Gallimard, 1952)

A quel tempo, lo scrittore faceva ancora parte del dadaismo, ma ruppe il suo rapporto con Tristan Tzara per fondare questo movimento.

Nel 1924 scrisse il Manifesto del Surrealismo e formò un gruppo composto da Philippe Soupault, Louis Aragon, Paul Éluard, René Crevel, Michel Leiris, Robert Desnos e Benjamin Perét. Il manifesto sarebbe stato riscritto più volte.

Breton definì:

il Surrealismo come un Automatismo psichico puro col quale esprimere in qualsiasi modo il funzionamento reale del pensiero in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione e al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale.

All’inizio, questo movimento voleva unire il “cambiare la vita” di Rimbaud al “trasformare il mondo” di Marx attraverso la libera associazione.

Bretón stesso arrivò ad affermare che il movimento doveva camminare insieme all’ideologia marxista. Nel 1935 abbandonò l’idea per l’impossibilità di conciliare la ricerca della libertà assoluta dei surrealisti con il realismo socialista che facevano dell’Arte un semplice strumento di propaganda.

“Il pensiero è comune a tutti, il Surrealismo lavora per portare alla luce questo tesoro da troppo tempo sepolto, per comprendere e ridurre le differenze che esistono tra gli uomini.” A. Breton.

Il mondo migliore nel quale non c’erano ingiustizie doveva partire da un cambiamento interiore che poi avrebbe raggiunto la società. Non sarebbe stato possibile cambiare nulla se non si cambiavano prima gli individui. L’arte surrealista, quindi, come uno strumento concreto che permette agli uomini di conoscersi e rendersi liberi.

“Riteniamo che il compito supremo dell’arte della nostra epoca sia partecipare coscientemente e attivamente alla preparazione della rivoluzione” , A. Breton.

Breton era praticamente il pilastro che sosteneva il movimento surrealista, e per questo molti lo ricordavano come un tipo rigido il cui livello di ossessione avrebbe poi toccato il dogmatismo. Fu certamente anche per questa sua determinazione che ricevette il soprannome di “Papà del Surrealismo”.

Breton, come centro del movimento, ha emesso diversi manifesti per indicare dove il surrealismo stava dirigendosi. Le regole erano sempre imprescindibili per tutti i membri a livello mondiale altrimenti ne sarebbero stati espulsi.

E di espulsioni ce ne furono, alcune anche fra i più famosi: Philippe Soupault, Antonin Artaud, Robert Desnos fino a Salvador Dalí – che chiamerà “Avida Dollars” anagrammando il suo nome.

Di fatto Octavio Paz, che conobbe lo scrittore nel 1946, affermò che Breton aveva due facce: da un lato era una persona tremendamente vitale, onesta e di grande simpatia personale; dall’altro, molto intransigente.

A questo proposito Marcel Duchamp scrisse:

“Non ho conosciuto nessun uomo che avesse maggior capacità d’amare, maggiore forza nell’amare la grandezza della vita e non si può capire il suo odio se non perché con quello proteggeva la qualità stessa del suo amore per la vita, della meravigliosa vita…

Era l’amante dell’amore in un mondo che crede nella prostituzione”.

André Breton era un controllatore? Forse era semplicemente un leader.

È chiaro che non è facile condurre un movimento, e Breton lo sapeva, e tuttavia, non si deve dimenticare che il surrealismo è stata una tendenza capace di proporre “caratteri e definizioni” nell’arte seguite ancora oggi.

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