Elogio alla cultura popolare

Un paio d’anni fa un mio ex allievo di Conservatorio rinunciò a continuare gli studi all’Accademia di Belle arti di Venezia soprattutto in base alle critiche di un suo insegnante di Pittura. Il ragazzo aveva, e ha tuttora, un grande talento per l’illustrazione e per il disegno di tipo fumettistico, ma il professore disapprovava il suo modo di dipingere, rammaricandosi che non si dedicasse piuttosto all’astrattismo.
Venuto a sapere, in ritardo, della rinuncia del ragazzo, chiesi: – Ma quel docente non si è reso conto che l’astrattismo è morto con Kandinskij, Mirò e i loro seguaci, e che invece il fumetto e l’illustrazione sono due moderne, e il più delle volte redditizie, forme d’arte?

Università dell’Indiana, primi anni 70.
Al Dipartimento sperimentale delle Arti e Scienze viene bandito un concorso su una materia inconsueta da insegnare. Bisognava presentare il progetto per l’approvazione o meno al comitato di docenti e presidi, convincendoli sul valore pedagogico del corso.
Michael E.Uslan presenta il suo progetto. Il Rettore lo convoca nel suo ufficio.
– Lei sarebbe quello che vuol tenere un corso sulle letture di svago nella mia Università? Approvo il suo spirito d’iniziativa, e io stesso ero un accanito lettore di fumetti da ragazzo, soprattutto di quelli di Superman, ma di certo non riuscirà a convincermi che i fumetti siano il folklore dei nostri tempi o addirittura la mitologia contemporanea, piuttosto che intrattenimento di poco conto, ovvero spazzatura.
Uslan lo guardò per nulla intimorito e gli chiese: – Ricorda la storia di Mosè?
– Certo.
– Potrebbe raccontarla brevemente?
– Una coppia di ebrei ebbe un figlio, il loro primogenito. I primi figli venivano uccisi, all’epoca. Così misero il bambino in una cesta e l’affidarono alle acque del Nilo. Fu trovato da una famiglia egiziana, che lo allevò come un loro figlio. Quando crebbe, egli divenne un grande eroe per il suo popolo.
– Bene. Ha detto di aver letto i fumetti di Superman da ragazzo. Ricorda le sue origini?
Il Rettore annuì e proseguì, quasi annoiato: – Il pianeta Kripton stava per esplodere. Uno scienziato e sua moglie misero il loro figlio in una navicella spaziale e lo spedirono sulla Terra. Lì lo trovarono i Kent che lo allevarono come un… – S’interruppe e guardò il giovane con stupore. Poi disse: – L’autorizzo a tenere il suo corso.

In seguito Uslan fu chiamato dalla DC comics a New York, perchè avevano letto del suo corso nell’Indiana, e successivamente trovò un lavoro alla United Artist. Lì conobbe Benjamin Melniker e gli parlò del suo progetto di fare un film su Batman, “cupo e meditabondo”, come era stato pensato in origine dal suo creatore, Bob Kane, nel 1939.

Egli aveva tratto ispirazione dai bozzetti di Leonardo Da Vinci su l’uomo volante, e da Zorro, per creare il suo personaggio, e mai commistione avrebbe potuto risultare più azzeccata.
L’immagine dell’eroe negli ultimi anni era stata via via distrutta, soprattutto per colpa del serial televisivo che dal 1966 ne era stato tratto, e che aveva dato vita ad una sorta di variopinta farsa con protagonisti dei giocosi Batman e Robin e i loro originali antagonisti.
Da quel momento passarono dieci anni circa prima che il progetto cinematografico di Uslan vedesse la luce, tra decine di proposte di sceneggiature mai approvate.
Intanto il grande disegnatore Frank Miller contribuì non poco a riportare in auge il fumetto di Batman, reinventando il personaggio, dandogli la giusta dose di atmosfera dark che meritava, e riportandolo allo spirito delle origini.

Personalmente, non ho mai amato molto il personaggio di Superman, troppo invincibile (se si esclude per il suo tallone d’Achille, la Kriptonite), troppo perfetto, troppo divino.
E sono invece sempre stato attratto e affascinato dalla storia del bambino che, alla morte dei ricchi genitori per mano di un rapinatore, e scoperta una caverna sotto la loro grande dimora, decide di dedicare la sua vita a combattere la criminalità, creando il travestimento da enorme pipistrello che avrebbe terrorizzato i delinquenti, e il suo alter ego, Batman.

Tim Burton, che alla fine fu scelto dalla Warner Bros per la regia del film su Batman, confezionerà assieme a Sam Hamm, appassionato di fumetti e sceneggiatore, una storia oscura, angosciosa e profondamente psicologica.

Tim Barton regista del film Batman

 

 

Qui tutti i

Film su Batman

 

L’avversario dell’eroe è Joker, un folle e carismatico assassino. Il tutto in una Gotham City infernale e buia, inventata e fatta sorgere dallo scenografo inglese Anton Furst nei Pinewood Studios di Londra.
Non ero un amante dei fumetti, ma Batman mi piaceva” dice Tim Burton. “Mi piaceva la sua doppia personalità, i due lati, quello oscuro e quello visibile a tutti, e mi piaceva la sua incapacità di metterli assieme. Una sensazione, questa, non certo rara. Ogni persona ha varie sfaccettature. Nessuno è una cosa sola”.
La scelta di Jack Nicholson per la parte di Joker fu molto facile e ottenne unanimi consensi.
Non fu lo stesso per quella di Michael Keaton per il doppio ruolo di Batman e Bruce Wayne. L’attore non appariva per niente adatto fisicamente al ruolo e ciò produsse una quantità inverosimile di proteste da parte dei fans del fumetto.
Avevo già lavorato con Michael, ed ero sicuro che sarebbe stato perfetto” racconta Burton. “E’ il tipo di persona che potrebbe mettersi un costume da pipistrello perché deve farlo. E questo proprio perché non è un macho grosso e nerboruto”.
E ancora: “La prima sceneggiatura di Mankieviecz aveva lo stesso tono leggero di quella su Superman nel seguire la storia di Bruce Wayne dall’infanzia fino ai primi scontri col mondo del crimine. Non veniva fuori il lato freak della cosa. Non veniva fuori il fatto che si tratta della storia di un uomo che si traveste da pipistrello e, dite quel che volete, questo non è normale”.
Inutile dire che i fans si sbagliavano. Keaton fu la scelta perfetta per il personaggio. Lo rese fosco e pensieroso, e solitario come Amleto nel suo antico maniero.

Gotham City ripresa quasi sempre di notte, la storia da fiaba macabra, le fantastiche musiche di Danny Elfmann, il contrasto tra l’estrema gigioneria del Joker e l’introversione di Batman, tutto ciò contribuisce al fascino del film.

Burton con questa pellicola e con la successiva Batman-il ritorno del 1991, storia piena di “doppi”, ha saputo creare un’atmosfera magica e inquietante, perfetta per un personaggio da fumetti così estremo e dark.
Le maschere simboleggiano il desiderio di nascondersi. Ma ricordo che, ad Halloween, io la consideravo come una possibilità di esprimermi più liberamente. Nel fatto di nasconderti c’è qualcosa di paradossale, perché finisci col sentirti più libero e disinibito”.
In sintonia con il fascino che Burton prova per la dualità, questo secondo film è pieno di tensioni distorte, di dialoghi allusivi e personaggi complessi. E su tutto incombe, addirittura accentuata rispetto alla prima prova, l’atmosfera da fiaba nera.

Questa è la chiave, a mio parere, mancante in tutti i successivi film su Batman ad opera di altri registi, per la perfetta riuscita delle trasposizioni cinematografiche dai fumetti. Il permanere di una sorta di irrealtà da “mondo alternativo”, quello che permette allo spettatore di conservare, per tutta la durata dello spettacolo, l’illusione nella “possibilità dell’impossibile”.

Non a caso uno degli appunti che fece Burton ai produttori del primo Batman riguardava l’introduzione “forzata” di alcune canzoni di Prince.
Non sono riuscito ad armonizzare le canzoni con il film. Naturalmente la casa discografica ci ha fatto un sacco di soldi, ma resto convinto che la cosa non funzioni. Quelle canzoni ancorano la storia ad una cornice temporale troppo definita”.

Al confronto con i film di Burton, i successivi: Batman forever del 1995, con Val Kilmer protagonista e Batman & Robin del 1997 con George Cloneey nel ruolo principale, entrambi per la regia di Joel Schumacher, sembrano solo dei grandi spettacoli da baraccone.
La trilogia di Christopher Nolan, di epoca più recente, è molto discontinua e, dopo un inizio fiacco, ha nel capitolo centrale il suo culmine, anche grazie alla performance del Joker Heath Ledger (poi prematuramente scomparso) accentratore quasi al pari di Nicholson; e nel terzo film un pessimo e pesante epilogo, perfino sgradevole.
L’errore è stato quello di voler estremizzare il realismo delle storie, caricando le atmosfere di un tetro pessimismo quasi insostenibile, senza lasciare alcuno spiraglio a speranze di redenzione o alla possibilità di una lettura delle opere in una chiave più poetica.
E non parliamo proprio dell’ultimo adattamento cinematografico su Batman, quello interpretato da Ben Affleck… inguardabile.

Raymond Chandler, uno dei miei personali numi tutelari in letteratura, quando si affacciò al mondo della scrittura noir negli anni quaranta del secolo scorso, tramite la stesura di racconti hardboiled per le pulp magazine, lo fece con l’intenzione di elevare a forma d’arte meritevole una materia considerata popolare e addirittura mediocre.

Mi dicono” scrisse nel 1957 “che centinaia di scrittori oggi si guadagnano la vita con i romanzi polizieschi perché io ne ho fatto una forma di letteratura rispettabile. Ma cosa diavolo si può fare d’altro, quando si scrive?

A me risulta, tra l’altro, che Jascha Heifetz, probabilmente il più grande violinista mai esistito, facesse lo stesso con la musica, prendendo pezzi brevi e d’intrattenimento ed eseguendoli in maniera magistrale e insuperabile, al punto da renderli dei veri “gioiellini” musicali.

E Cézanne non dipingeva, caricandole di nascosti significati, delle semplici e volgari mele sopra ad un tavolo? Hopper e De Chirico non trasformavano case ed edifici in composizioni metafisiche?

Hitchcock e Stephen King non hanno elevato la suspence e l’orrore al livello di agghiaccianti opere d’arte?
E infine, tanto per rispondere al docente dell’Accademia di Belle Arti, Roy Lichtenstein, con le sue donnine piangenti rubate a John Romita Senior (disegnatore dello Spiderman dell’epoca d’oro) non è ancora oggi ospite dei maggiori musei del mondo?

 

 

(disegno di Batman di Giuliano Fontanella)