Paola Iotti è nata a Reggio Emilia il 29 aprile 1964. Ha conseguito la maturità scientifica e si è laureata in Giurisprudenza all’Università di Parma. La sua prima opera “Come l’arcobaleno tra una criniera”, è risultata vincitrice del concorso letterario “Il mio caro amico”, indetto da Giovanelli Edizioni nel 2014, seconda classificata nella 3^ edizione del Premio Letterario “Mangiaparole” 2014 a Roma e sempre seconda al concorso letterario 2015 Voci per i Cavalli organizzata dalla onlus Horse Angels. A gennaio 2016 un suo racconto intitolato “La fattoria del Gelso Bianco” è stato selezionato nella raccolta “Favole senza frontiere” edito da Alcyone Casa Editrice. Sono favole che spiegano ai bambini, in modo semplice e divertente, il problema dell'immigrazione. A maggio 2016 si è classificata al terzo posto con un racconto alla 7^ edizione del Concorso Letterario Nazionale Naviglio Martesana. A luglio 2016 è risultata vincitrice del Concorso letterario Voci per i cavalli 2016, sezione inediti, organizzato dalla onlus Horse Angels con l’opera “Il cavallo, un’amicizia che va oltre il possesso” che raccoglie una serie di articoli relativi all’approccio consapevole e rispettoso nei confronti dei cavalli. Pubblicazioni di Paola Iotti Come l’arcobaleno tra una criniera: Per me è stata una piacevole sorpresa scoprire che la mia casa editrice, Giovanelli Edizioni, sensibile al tema degli animali, condivide il sostegno all’associazione di Jill Robinson e degli Orsi della Luna. La casa editrice Giovanelli con parte dei proventi oltre che ad Animal Asia sostiene anche la Lega Anti-Caccia e la L.A.V.

Il Macramè è un’antichissima tecnica ornamentale che consiste nell’annodare i fili con le mani senza l’uso di strumenti. 

È una delle prime tecniche utilizzate per fermare la parte terminale dei tessuti. In Italia è arrivata nel XVI secolo a Genova, attraverso i marinai che ne avevano appreso il procedimento nei paesi arabi per poi essere trasferita alle loro donne che la reinterpretarono per farne un’arte decorativa tessile ineguagliabile.

 

I nodi base per la realizzazione di un manufatto sono semplici e pochi, ma abbinati tra loro danno risultati sorprendentemente belli e raffinati.

Si possono creare diversi manufatti: pizzi con cui impreziosire abiti, calzature, borse, bracciali, collane, orecchini, ciondoli. La fantasia per l’utilizzo non conosce limiti.

  Ci sono persone che fanno di questa tecnica un’attività che va al di là del mero oggetto decorativo dando vita a vere e proprie opere d’arte.

Una di queste si chiama Marisa e le sue produzioni vanno sotto il nome di Meri Macramè Gioielli. È specializzata in collane, braccialetti e orecchini ma, oltre al filo intrecciato, utilizza pietre dure e perle in vetro.

Il suo percorso artistico passa attraverso la pittura, in particolare i disegni (acquerelli, aniline, matite) e successivamente alla fotografia con un preciso interesse per i dettagli di oggetti comuni e i ritratti.

Nei disegni e nelle immagini fotografiche ritrova uno stile che si riconduce al sistema del Macramè che però non esegue in maniera “tradizionale e classico”, secondo schemi consueti, al fine di ottenere un “mero” risultato estetico. L’annodatura per Marisa rappresenta il mezzo per esprimere nell’opera una consistenza emozionale. Perciò l’asimmetria, gli spessori diversi, gli abbinamenti dei colori, le perle inserite durante la lavorazione, forgiano una matericità e una dimensione che intendono raccontare un intimo fatto di ricordi, sensazioni, emozioni, coinvolgimenti.

La gestualità di questa tecnica raccoglie un bisogno di esternare una forza espressiva e creatrice: Marisa ama toccare i materiali per conoscerne i caratteri, sentirne la durezza, la sofficità, la fluidità, la pressione e lo stiramento delle corde e dei fili mentre annoda, percependo un rapporto fisico tra il corpo e l’opera tramite il tatto.

L’atto creativo è un momento molto sofferto: Marisa racconta che quando inizia un’opera importante è sempre in crisi.

Parte entusiasta con un’ispirazione e l’idea su come procedere fissandola con schizzi su un quaderno. Ma non è facile riuscire nell’intento di animare materiali che sono di per sé inerti e grezzi, trasferendo su di loro un messaggio emozionale. Poi inizia ad apparire il pensiero e la visione si concretizza nel lavoro che prende vita, trasformando i piccoli elementi inanimati in un insieme pulsante di energia sotto forma di colore e forme. E’ una sfida con sé stessa e quando raggiunge il risultato è al settimo cielo, pronta a ripartire con un nuovo progetto.

 Marisa prende ispirazione dalla natura e dalla pittura. Ama tantissimo Van Gogh, i suoi colori e le sue pennellate, ma anche i contrasti delle tramature pittoriche di Emilio Scanavino con i suoi nodi stilizzati e i grovigli.

Il suo percorso in quest’arte è iniziato con la produzione di monili: predilige le collane perché sono al centro del corpo e degli sguardi e hanno un loro linguaggio, interagendo immediatamente con chi le indossa e le guarda.

Con loro racconta delle storie, intreccia ricordi ed emozioni. Traccia piccole mappe di vita. Le sue creazioni sono come libri aperti alla lettura di chi ne è attratto, raccolgono ed esprimono la sua dedizione ed energia.

Vi presento due collane realizzate in micro Macramè, ciascuna composta da circa 10.000 – 13.000 nodi.

La prima si chiama “Il sole dentro” e ha vinto la selezione del concorso internazionale Gioielli in Fermento 2015 sul tema “Il gioiello contemporaneo, anticonvenzionale, quale alimento dell’anima” .

La collana avvolge con una trama densa e contorta, il rosso è stato scelto per trasmettere intensità, passione e vitalità. I suoi raggi rilasciano gocce di vino che seducono e conquistano il corpo. L’anima assapora l’ebbrezza e l’energia che ne fluisce, le raccoglie e si nutre. L’emozione che ha guidato nell’elaborazione della collana è quella del vino che disseta l’anima.

La seconda si chiama “Stromboli” ed è stata creata per il concorso “Ridefinire il Gioiello 2014/2015 – Circuiti dinamici Milano” ove ha vinto il premio della Galleria Rossini.

L’annodatura è senza uno schema, i nodi si susseguono a tratti incostanti. E’ una collana da esplorare, nelle sue variazioni cromatiche dove le varie tonalità di grigio sono spezzate dal rosso intenso del corallo.

E’ un pezzo di spiaggia ghiaiosa, a piccoli ciottoli aspri e vulcanici con zampilli di lava e magma incandescente. L’idea è nata dopo aver letto il libro “a Stromboli” di Lidia Ravera che le ha fatto ricordare le vacanze trascorse alle isole Eolie.

  Queste collane sono anche state utilizzate per dar vita a un’opera di FIBER ART, una corrente d’arte contemporanea consistente nella manipolazione delle fibre tessili in tutte le sue forme differenti.

Un pannello verticale di 1,50 m di altezza e 50 cm di larghezza eseguito in micro Macramè con fili di vari spessori e consistenze nelle tonalità dal bianco al nero.

L’associazione tra il Macramè. e la fotografia in bianco e nero è un esperimento per ricercare una sinergia tra due ambiti espressivi, nella ricerca di una loro fusione e giusta interazione, per cercare di far dialogare i due linguaggi e compenetrarli fra loro.

Sul pannello ci sono gli scatti delle varie fasi del procedere delle collane: Marisa usa la fotografia come aiuto nell’opera per focalizzare l’attenzione sulla composizione della trama, per osservarne la tessitura, le forme e le profondità.

Il  bianco e nero regala una personale percezione del soggetto fotografato dandogli una connotazione autonoma, che può essere più affascinante ed emozionale o anche aspra e fredda e spesso ambigua, in quanto può non riconoscersi nell’opera. Come se avesse una diversa valenza e individualità cosicché le foto lasciano la libertà, in chi le osserva, di fantasticare e recuperare dal cassetto delle proprie immagini i ricordi di un momento personale vissuto.

Quello che mi ha colpito, al di là della bellezza dei prodotti, sono le parole di Marisa: «Questa passione è il motore che mi spinge alla ricerca di un futuro, di progetti, di conoscenza, che apre la mia mente alle diversità, costruisce dentro me la consapevolezza del mio valore. Questa passione ha stupito me stessa. Non me l’aspettavo così prorompente. Grazie a questa forza il mio animo riesce a galleggiare nella quotidianità come sospesa in un mondo poetico e creativo. La mia mente trova ispirazioni anche nei più piccoli frangenti. Non riesco a non pensare a un progetto, a non realizzare un’opera.

Nella lavorazione della fibra ho recuperato la matassa nella quale era nascosta la mia essenza ma anche il filo e l’annodatura come ricongiungimento dei miei pezzi nel personale e intricato affanno interiore che attraversa l’animo di ognuno di noi. E’ il mio modo per esprimerlo e trasformarlo in un’energia positiva e altamente gratificante».

Un’appassionante descrizione dell’emozione che nasce dal creare.