Nata a Roma nel 1965, laureata in Lingua e Cultura per l'impresa, vivo a Lunano(PU). Appassionata di traduzione da italiano a inglese e viceversa di testi dal contenuto vario. Traduttrice volontaria per scopi umanitari, ho eseguito varie traduzioni per numerose NGO di tutto il mondo. Ho conseguito il Cambridge Proficiency in English e sono appassionata lettrice dei classici della letteratura inglese. Amo tradurre perché rappresenta un'autentica sfida del processo di comunicazione.

Donatello (Firenze 1387 – 1466, vero nome Donato Bardi)

Circa vent’anni fa, un cartone animato, “Ninja Turtles”, aveva come protagoniste quattro eroiche tartarughe di nome Leonardo, Michelangelo, Raffaello e Donatello …!

Era una maniera eccellente di rappresentare la storia dell’arte e restituiva allo scultore il posto che gli spettava: quello di genio universale.

Introduzione

Il Rinascimento nelle belle arti ebbe inizio nel 1401 con il bando del concorso per la costruzione della porta nord del Battistero, vinto da Ghiberti. Donatello era stato suo apprendista nel 1403, un’esperienza che lo influenzerà per sempre. In seguito, affiancherà Nanni di Banco (1406/1408) durante i lavori della Cattedrale di Santa Maria del Fiore. Avrà anche lunghe discussioni con Paolo Uccello, l’inventore della prospettiva.
È doveroso ricordare queste poche parole pronunciate dallo scultore e pittore:

Una volta pronunciata la parola prospettiva divina, cosa ne facciamo? “.

Era un attacco implicito all’uso del termine da parte di Uccello, poiché la sua prospettiva era ancora confusa e discordante. Donatello, per tutta la vita, preferì i fatti alle parole.
L’artista fu un creatore ma anche uno sperimentatore, un inventore, un colonizzatore di nuove terre sconosciute. Con lui, ci saranno numerose “prime volte”.

 

Il David (in marmo, scultura realizzata da Donatello nel 1408/1409)

Lo spirito gotico (senza contrapposto, un punto di vista unico) si sposa con una tensione morale particolarmente sensibile nel linguaggio del corpo, un orgoglio spirituale che diviene una dignità umana sconosciuta nell’arte di quel tempo. L’espressione del viso sprezzante, l’allungamento del collo, il gioco delle mani, la testa di Golia che assomiglia a quella di un ariete, sono le caratteristiche più evidenti di questa scultura innovativa. Qualcosa che ai suoi tempi fu pienamente compreso.

 

San Giovanni Evangelista  (in marmo, scultura realizzata da Donatello nel 1408/1415)

Nella sua nicchia d’origine, è stato realizzato per essere visto dal basso. Donatello iniziò così la sua ricerca sperimentale, facendo in modo che una scultura prendesse possesso dello spazio che la circondava. Questa statua servì come punto di partenza per Michelangelo per il suo Mosè: sguardo acuto e penetrante, una mano aperta sul libro, barba enorme di cui si può distinguere ogni pelo, abiti larghi, una rappresentazione realistica del soggetto…

 

Crocefisso di Santa Croce (legno, attribuito all’artista)

Il viso ultra-realistico di questo Cristo fece dire al Brunelleschi che Donatello avevano messo un contadino sulla croce. È l’espressione del potere creativo dell’artista, della sua originalità, della sua costante ricerca di nuove forme espressive da sperimentare al di fuori di ogni regola stabilita. Ammiriamo la fusione di Cristo e con la croce, il distacco trionfante del corpo, piuttosto che il suo martirio o le dimensioni sia mentali che fisiche delle braccia.

 

 

San Giorgio scultura, Donatello

San Giorgio scultura, Donatello 1416

San Giorgio (in marmo, scultura realizzata da Donatello nel 1416)

È l’opera più importante della sua giovinezza. Presenta una netta somiglianza con il David, ma la presa di possesso dello spazio è completa:

lo dimostra l’asse dello scudo attorno al quale la figura si articola, come pure la linea a spirale del mantello.

L’energia vitale che ne emerge è ancora sconosciuta nella scultura di quel tempo.

In quest’opera, orgoglio, vivacità e animosità interiore, convivono allo stesso momento. Lo spazio è calcolato matematicamente.

Il santo si erge in tutta la sua potenza, morale e fisica, diventando un elemento di certezza: affronterà il male in qualunque forma si presenti.

Un bassorilievo che forma una predella ai piedi della statua, mostra il santo che uccide il drago per liberare la principessa di Cappadocia; la tecnica utilizzata è quella del “rilievo stiacciato“.

Questa tecnica fu elevata alla sua massima efficacia dall’artista, nel corso di tutta la sua carriera, conferendo al marmo le caratteristiche della pittura e del disegno.

Le figure dinamiche, in primo piano, si muovono in un paesaggio panoramico, altro contributo innovativo dell’artista.

 

Il Sacrificio di Isacco  / Il Profeta Imberbe (in marmo, opera realizzata da Donatello nel 1415/1420)

 

Il Sacrificio di Isacco / Il Profeta Imberbe

Il Sacrificio di Isacco / Il Profeta Imberbe

Rivendicazione del primato dell’essere umano e dell’espressione dei suoi sentimenti. La potenzialità del movimento è ancora contenuta, ma l’esplosione della tensione interna non è lontana. Nel volto del Profeta c’è di un realismo compiuto. Esprime una tristezza e un disagio morale struggenti.

Nel Sacrificio di Isacco, lo sviluppo dinamico verticale è perfetto: questo audace tentativo dell’artista è un successo totale. Lo spazio si frammenta, seguendo innumerevoli prospettive.

 

Reliquiario di San Rossore  (in bronzo dorato, opera realizzata da Donatello nel 1425/1427)

Il realismo accentuato del volto irradia una forza morale interiore, un trionfo sostenuto dalla finezza della realizzazione tecnica. Lo sguardo racchiuso in se stesso, il capo leggermente abbassato, mostrano la potenza della sua vita interiore. La sua umanità è totale e diviene plenitudine.

Il Profeta Geremia  (in marmo realizzata da Donatello nel 1423/1426 ) Il Profeta Abacuc (in marmo realizzato da Donatello nel 1427/1436)

La fusione tra spazio e personaggio è l’elemento costitutivo dell’opera. Lo sviluppo dei drappeggi, ascensionale e fusionale, provoca l’accentuazione del movimento. La perfezione tecnica del lavoro sulla superficie marmorea, ha raggiunto il suo apogeo nella lavorazione iper-realistica dei volti di cui comprendiamo la sofferenza morale e lo sgomento psicologico.

 

Il banchetto di Erode (1423/1427)

La rappresentazione accelerata della profondità spaziale anticipa i basso rilievi di Padova. L’artista ci propone uno spazio tridimensionale. Donatello conquista finalmente la resa della profondità, una resa che richiede padronanza della prospettiva, come dimostrano i tre piani costituiti: la tabella dei personaggi circostanti, i musicisti dietro le arcate, le cameriere e il cuoco nella parte inferiore, aperta all’esterno tramite una scala. Ci svelano anche un segreto psicologico dell’artista: la sua necessità di mantenere il contatto con il mondo esterno.

 

Davide di Bronzo (in bronzo, scultura realizzata da Donatello nel 1430/1433)

 

Donatello, scultore: Il David in bronzo

Donatello, scultore: Il David in bronzo

Questa scultura è probabilmente la più bella, la più estetica, la più classica, la più pura di tutte le rappresentazioni umane pervenute ai nostri giorni.

È un archetipo senza tempo, con cui Donatello chiuse il suo primo periodo artistico. L’abbagliante giovinezza e la forza vitale che questo bronzo sprigiona, riassumono il passato e annunciano il futuro. Non è né più né meno che un’autentica rivoluzione nella tecnica dell’arte statuaria.

Prima di quest’opera, il contrapposto, inventato dagli scultori greci dell’età d’oro, regnava incontrastato (Prassitele l’ha reso popolare, ma non l’ha creato; l’invenzione risale ai tempi di Policleto). Fu un momento di transizione dall’immobilità al movimento. È circoscritto nel bacino e accentuato al livello dell’anca. Si tratta di un’armonia: il movimento inizia sui fianchi, ma il busto rimane statico.

Con il David, il primo grande nudo in bronzo fuso dall’antichità (1,38 m), la sintesi è dinamica, la ricerca è nell’essenza del movimento.

L’artista sposta il centro di gravità dall’anca alla vita, il che implica un cambiamento senza ritorno della struttura organica del corpo. Il torso è liberato da questa costrizione, da questo “corsetto psicoanalitico” che prima lo paralizzava.

Si anima di una vitalità fino ad allora sconosciuta.

La nuova dinamica invita alla rotazione.

Nasce la percezione circolare della scultura.

Il movimento diventa una creazione della fantasia.
Bisognerà attendere Brancusi per assistere ad un cambiamento simile: all’equilibrio delle masse della scultura classica, sostituirà l’equilibrio delle forze più adatte ad esprimere il dinamismo dell’epoca moderna.

 

L’Annunciazione Cavalcanti (In pietra, scultura realizzata da Donatello nel 1435)

Qui, per la prima volta nelle opere dell’artista, siamo al limite del classicismo e del manierismo. L’influenza del suo secondo soggiorno a Roma è evidente nel decorativismo della nicchia (l’inquadratura, la porta e l’altare), come anche nello sviluppo spaziale delle vesti della Vergine e dell’angelo.
Nonostante questi aspetti disturbino e blocchino la visione dello spazio in profondità, una “grazia fragile”, nata della dolcezza e dal rispetto dell’angelo inginocchiato davanti alla Vergine, sorpresa ma non spaventata, domina questa creazione. La scena, estremamente vivace, ci seduce con il suo realismo e con la sua tripla unità: spaziale, temporale e psicologica. È senza dubbio la scultura più lontana dall’ideale espresso dal David in bronzo che lo precede di poco. Questo dimostra, ancora una volta, che, un artista geniale, può perfettamente esternare e controllare le diverse tendenze, se non opposte, che ribollono in lui.

 

 

La Cantoria

La Cantoria

La Cantoria (1433/1438, opera in marmo, mosaico e bronzo)

Dinamismo gioioso, orgiastico, accentuato dalla scena che si svolge dietro le colonne: una furiosa girandola di amorini modellati negli atteggiamenti più svariati. Si muovono, corrono, ballano su uno sfondo dorato, impalpabile, simbolo di infinito.
L’unità spaziale della Cantoria è dovuta all’idea folgorante dell’artista, inverosimile per quell’epoca, di scolpire la scena in secondo piano. Costringe così lo spettatore a fare lo sforzo di vederla notando le masse apparenti. È la prima volta che si verifica un tale evento nella tecnica della creazione tridimensionale. Se ammiriamo l’opera da vicino, ci accorgiamo che i volti non sono ben lavorati, mancano di realismo. Ma questo non è importante per uno scultore che lavora sui suoi soggetti in maniera globale.

 

Il Crocifisso (in bronzo, realizzata da Donatello nel 1444/1449)

Chiamato a Padova, Donatello realizzerà l’altare maggiore della cattedrale, e questo lo terrà occupato per un lungo periodo. Sappiamo che il progetto originale era di creare una scenografia sorprendente; purtroppo questo è andato perso a causa dei numerosi cambiamenti di posizione delle sculture. Non possiamo pertanto farci un’idea precisa della potenza organica del tutto. Dobbiamo attenerci a ciò che vediamo: i singoli elementi di qualità maggiore o minore.
Il crocefisso, che non avrebbe dovuto far parte dell’altare maggiore, raggiunge una perfezione classica, paragonabile a quella del David in bronzo. Vi è una ricerca di effetti luce accentuati; anche questi prendono parte a questa vittoria della mente sulla materia. Per convincersi, basta guardare l’espressione meravigliosa dei muscoli del torace, l’estensione perfetta delle gambe, dei piedi, la dimensione delle braccia o l’elevato spessore morale che il viso, estatico, emana.
L’opera in bronzo (realizzata in quattro anni) è trascendentale: la qualità della lega, la lucidatura, la patina, raggiungono un livello tecnico che non sarà eguagliato per secoli a venire. Ogni elemento contribuisce a questo trionfo, ovviamente auspicato dall’artista, ma l’insieme supera, e di gran lunga, la somma delle parti.
Non ci si stanca mai di guardare questa meraviglia a grandezza naturale (176 cm), di cui l’artista ne ha intrappolato l’anima. La sua bellezza fisica irradia una bellezza morale interiore. Il fascino visivo che prova lo spettatore si trasforma in beatitudine … un’ulteriore prova (se ce ne fosse ancora bisogno) della genialità dello scultore.
Si tratta di un’opera senza tempo, investita dal soffio divino.

 

Madonna Col Bambino (in bronzo, scultura realizzata da Donatello nel 1448 )

Un altro elemento dell’altare maggiore del Santo a Padova. Si tratta di una sacerdotessa orientale, un po’ misteriosa, tra due sfingi dal volto sorridente. Questa Vergine insolita, né in piedi né seduta, si discosta notevolmente dal solito genere occidentale e l’ispirazione da cui proviene è antica: romana sicuramente, forse anche etrusca. Potrebbe significare che l’artista ha dovuto raffigurarsi mentalmente una statua vista a Roma, nel Vaticano ??
I tratti arcaici sono evidenti: posizione frontale, asse simmetrica, volto immobile, drappeggi pesanti, visione frontale unica, staticità. Le manca il soffio epico. I lunghi fianchi verticali, che poggiano rasoterra, sono addolciti dalla presenza del dio bambino, l’unica parte in movimento della scultura. È l’opposto della croce. Non è l’opera migliore di uno scultore di talento.

 

 

Miracolo dell'asina / Miracolo del Neonato che parla

Donatello, scultore

Miracolo dell’asina / Miracolo del Neonato che parla

Miracolo dell’asina / Miracolo del Neonato che parla (1447 basso rilievi in bronzo)

Nella serie dei “miracoli“, Donatello utilizza la tecnica dello stiacciato: le superfici sono levigate, la luce ci si frantuma e illumina le profondità, l’atmosfera vibra. Le figure complesse diventano leggere vibrazioni di luce, digerite dai fondali e messe in evidenza, conferendo maggior importanza all’espressione dell’architettura.

Nei quattro basso rilievi, il movimento tumultuoso della folla, il baccano che emana, il pandemonio infernale che ne risultata, sono ritmati dalla scansione geometrica degli elementi architettonici, i veri protagonisti della scena. Di nuovo un’invenzione dello scultore dove la profusione decorativa dei fondali rimane sotto controllo.

La straordinaria resa della profondità, come la padronanza della prospettiva, aggiunge all’unità organica delle meraviglie incentrate attorno alla “spietata realtà “che descrivono. Il movimento centrifugo è ovunque, un trionfo completo della creatività di Donatello, signore e padrone della scultura di quel tempo.

 

Il Gattamelata ( Statua equestre in bronzo, realizzata da Donatello nel 1446/1450 )

Si tratta della prima statua equestre creata dall’epoca romana. Dal momento che lo sviluppo di una tale opera è la più complessa, la più desiderata e anche la più difficile impresa per tutti gli scultori di qualsiasi epoca, ritengo che fu una sfida anche per Donatello. Non era solo scultore, ma anche fonditore e maestro del bronzo, elementi essenziali per cimentarsi in un’avventura del genere.
I suoi unici riferimenti visivi erano le statue rimaste dall’antica Roma: i cavalli di San Marco a Venezia, il Marco Aurelio a cavallo di Roma e quella chiamata “il Regisole”, che all’epoca si trovava a Pavia. Quest’ultima rappresentava l’imperatore Antonino sul suo cavallo preferito, ma purtroppo fu distrutta da vandali rivoluzionari durante la campagna italiana di Bonaparte.

Si tratta di un cenotafio dedicato a un signore della guerra, un “condottiero” italiano. Cavallo e cavaliere sono un tutt’uno. La parte centrale dell’animale è piuttosto bassa, tarchiata: caratteristica particolarmente visibile nella scollatura. L’animale sta marciando tenendo tre zampe poggiate a terra, mentre la quarta è in movimento. Una sorta di orgoglio dimostrativo emerge dalla posizione della testa, rivolta leggermente verso sinistra. Criniera, coda, zoccoli, ganasce hanno un’apparenza realistica. L’artista deve aver osservato un cavallo vero di questa specie. Il cavaliere, un uomo di più di quarant’anni, sembra concentrato su se stesso, pensieroso. La sua testa è il risultato di uno studio fisonomico accurato: Donatello ha lavorato molto sulla somiglianza. Il sincretismo del monumento è un successo assoluto: il piedistallo di se stesso non ha vita, è del tutto sottomesso dalla statua equestre.
Il Gattamelata diverrà il prototipo di tutti i monumenti equestri a venire, la prova di un trionfo riconosciuto all’artista sia nel suo secolo che in quelli successivi.

 

 

La Maddalena Penitente

La Maddalena Penitente

La Maddalena Penitente (1453/1455, legno)

Quest’opera è, per il legno, l’equivalente del David per il bronzo: l’apice della potenza che si raggiunge solo con la perfezione.
 L’accuratezza delle sue forme raggiunge il parossismo. Rispettando il tessuto del legno, l’artista, per rendere esattamente la sua idea di partenza, è obbligato a incidere il legno nel suo senso, dalla maggior altezza. Questo spiega le dimensioni della Maddalena (188 cm).

Osserviamola da vicino: il volto emaciato, in cui solo la pelle nasconde le ossa, è quello di una donna anziana. I capelli le ricadono sulle spalle e si mescolano agli indumenti di pelle animale che le ricoprono il corpo fino alle ginocchia. Un dolore infinito, che sconfina quasi nell’estasi mistica, si impossessa del suo viso di peccatrice pentita. Vediamo la piega amara delle labbra, la presenza di due denti isolati sulla mascella inferiore, gli occhi enormi dalle palpebre pesanti dove le guance affondano… fino al collo flaccido, come i piedi scarni e le mani affusolate giunte in preghiera. Un corpo del tutto decrepito. Eppure … mai tali sentimenti di abbandono e di sconfitta hanno portato a una tale certezza: il trionfo della mente sulla materia, della spiritualità sul dubbio, dell’umanità elevata al livello divino … quanto alla policromia, è una meraviglia, una sinfonia di colori ocra. La Maddalena fu subito riconosciuta come un capolavoro ma totalmente incompresa, come la maggior parte delle creazioni di Donatello.

 

I pulpiti di San Lorenzo (1460/1466, basso rilievi in ​​bronzo)

Le ultime creazioni dell’artista, completate dai suoi studenti (Bertoldo e Bellano) dopo la sua morte. Un brulichio di personaggi occulta lo spazio dei basso rilievi. Ogni minima superficie è occupata, lo spettatore ha una certa difficoltà a fermare lo sguardo su un elemento stabile. L’allungamento delle figure e la finezza ossessiva dei rilievi, estranei all’arte di Donatello, rivelano un apporto consistente del suo atelier. L’idea, la realizzazione in generale, il taglio delle scene e i modelli in cera sono comunque attribuibili al maestro. La sepoltura, come la deposizione, mostra uno sfondo affollato ma verosimile. Questi rilievi furono apprezzati molto, poiché attenuano la potenza creatrice dello scultore tramite la collaborazione del suo atelier, rendendola più comprensibile e accettabile dal pubblico colto dell’epoca.

 

Conclusione

Donatello ha imposto una nuova concezione dell’arte scultorea con la sua potenza visionaria e le sue capacità tecniche, che gli permisero di lavorare indifferentemente il legno, il marmo, il bronzo, la pietra, etc. Il suo innato senso della sintesi, la sua precognizione del futuro, gli hanno permesso di gettare un ponte di collegamento con il passato classico di Roma, il suo contrapposto, di innescare una rivoluzione artistica e di anticipare lo stile barocco, qualcosa che i manieristi intuiranno , portandolo all’apice del suo trionfo postumo.
Sarà il Vasari, grande storico d’arte del tardo Rinascimento, a rendergli il migliore omaggio: un giorno, dopo aver osservato dei progetti di Michelangelo Buonarroti, scrisse, “Quando Donatello buonarrotizza, Buonarroti donatellizza” . Oggi, quest’affermazione è stata ratificata dalla storia dell’arte.

 Articolo Donatello, il genio della scultura del Rinascimento di Jacques Tcharny su Wukali, traduzione di Emanuela Ciocchetti