Barbara Taglioni è nata a Verbania, grafologa professionista, vive e lavora tra Verbania, Messina e Forlì ( sede operativa). Diplomata alla scuola triennale ARIGRAF (Associazione di Ricerca Grafologica) di Roma specializzata in perizia grafologica giudiziaria presso l’ARIGRAF di Milano, è socia ordinaria della Société Francaise de Graphologie. Specializzata in grafologia aziendale, presso AGP (Associazione Grafologi Professionisti) di Bologna e in Educazione e Rieducazione del Gesto Grafico presso AED (Associazione Europea Disgrafie) di Roma. Iscritta AGI Associazione Grafologi Italiani) già ideatrice e redattrice della rivista GRAPHOMANIA, è cotitolare del sito GRAFOLOGHIAMO.IT, autrice di articoli e pubblicazioni su riviste culturali e del settore e organizzatrice di incontri divulgativi su temi inerenti la disciplina della grafologia e del gesto grafico. Barbara Taglioni scrive abitualmente sulla rivista culturale Messinese MOLESKINE. INCHIOSTRI DI CARATTERE – ritratti grafologici di personalità famose – ApostrofoEditore pubblicato nel mese di aprile 2015 è il suo primo libro. Barbara Taglioni, pubblicazione: Inchiostri di carattere. Ritratti grafologici di personalità famose La grafologia è un mezzo privilegiato per lo studio del carattere, lo scopo del libro è condurre il lettore in un viaggio affascinante tra le righe di personaggi famosi per scoprire e interpretare le corrispondenze tra segno grafico e personalità.

Biografia breve di Michela Murgia:

Michela Murgia[1] dalla sua biografia al suo carattere passando per la sua grafia.

Nata in Sardegna nel 1972, diviene famosa nel 2009 per il suo romanzo Accabadora (Einaudi), una storia che intreccia, nella Sardegna degli anni cinquanta, i temi dell’eutanasia e dell’adozione.

Con questo lavoro vince il Campiello nel 2010. Prima del successo ha avuto le più differenti esperienze lavorative, come quella di insegnante di religione nelle scuole, di venditrice di multiproprietà, di operatore fiscale, di dirigente amministrativo in una centrale termoelettrica e quella di portiere di notte.

Oggi suoi lavori, le sue pubblicazioni e le sue collaborazioni nel mondo della cultura e della politica sono numerose.

Nel 2015 pubblica Chirù, sempre per Einaudi, confessando la sua malattia, il cancro, e l’idea che potrebbe essere il suo ultimo libro. In realtà seguono altri lavori come Futuro Interiore e Il mondo deve sapere.

Parlando della malattia diagnosticatale nel 2014, oggi superata, dichiara:

Da allora ci sono stati 11 premi, 2 lutti, 3 traslochi, un matrimonio, un tumore, una campagna elettorale, una separazione, una guarigione, un amore inatteso e una marea di persone speciali che hanno fatto con me pezzi di strada e ancora continuano a farne”.

 I libri di Michela Murgia:

Il mondo deve sapere

Ave Mary. E la chiesa inventò la donna

Futuro anteriore 

 

Analisi grafologica di Michela Murgia:

 

Grafia di Michela Murgia
Grafia di Michela Murgia

Non è semplice recuperare campioni di grafia di personaggi noti da permettere un’analisi grafologica, tuttavia le poche righe esaminate ci forniscono uno spiraglio per “spiare” la scrittrice un po’ dietro le quinte.

Ci mostrano una grafia disuguale in più generi (continuità, dimensione), ascendente, legata, spadiforme tendente al filiforme (inizia grande e poi si trasforma in un filo).

La traccia grafica si mostra rapida e flessibile con personalizzazioni e legamenti testa piede.

In grafologia queste caratteristiche sono sempre sinonimo di adattabilità, elasticità e acutezza nei pensieri e nei comportamenti, di intuizione e curiosità, ma anche di umoralità.

Le “l” con asole gonfie ci raccontano della presenza di sogni e di fantasie, di ricerca di armonia e di bellezza, forse perché la realtà circostante ci delude.

Le “t” con trattino a sciabola evidenziano un carattere intraprendente e dinamico.

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Nel caso della Murgia sono rimasta molto colpita dalla firma, che risulta omogenea al testo e piuttosto leggibile nel nome, ma assolutamente disomogenea, trasformata e destrutturata in un geroglifico nel cognome.

Ho trovato in questo caso ben quattro autografi e tutti sono vergati con questa stessa modalità.

Grafologicamente è noto che il rapporto con il passato attraverso la discendenza è riassunto proprio nella traccia grafica del cognome, e quindi il suo valore espressivo conterrà necessariamente elementi che rivelano quanto esso sia interiormente accettato o combattuto. Il nome invece ha un significato più intimo e legato all’infanzia e alla madre.

La firma in questione ci mostra il nome “Michela” più evidente, più grande e scritto per esteso, rivelando proprio quanto il soggetto attribuisca maggior peso alla personalità profonda e individuale,

sentimentale e nostalgica (filetti iniziali allungati della “M” del nome) e non a quella vincolata a relazioni sociali e familiari di discendenza. Interessante notare anche l’estrema differenza di inclinazione tra il nome verticale e il cognome quasi sdraiato sul rigo.

Questa circostanza potrebbe confermare l’esistenza di dissidi con la propria famiglia, soprattutto verso la parte paterna, oppure un’avversione nei confronti della propria estrazione o della propria stirpe.

L’evidente allungo inferiore della lettera “g” esprime sensualità e forse, in alcuni casi, un certo autocompiacimento che sfiora l’esibizionismo.

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(foto grafia di Michela Murgia di Barbara Taglioni, facebook)