Il sacrificio di Juanita e della donzella delle Ande

La Donzella delle Ande e Juanita sono fra le più famose sette donne preservate per l’aldilà.

Hanno nomi che ricordano leggende e vivono nella storia come Lady Dai, la Dama di gelo, la Bella di Xiaohe e Nefertiti, e furono sacerdotesse, regine, principesse o semplici donzelle come la mummia Juanita o la donzella delle Ande.

Il fattore che le accomunava era la bellezza.

Molte di queste menzionate condussero una vita di prestigio, ricchezza e potere e furono sepolte con la stessa solennità riservata solitamente agli uomini della società antica, qualcuna invece fu immolata e il suo corpo si è conservato in maniera naturale avendo trovato condizioni favorevoli ambientali e climatiche.

Gli esperti infatti sono soliti distinguere tra mummie deliberate, cioè quelle che gli imbalsamatori hanno preparato intenzionalmente per la loro conservazione nel tempo e, mummie spontanee che in modo accidentale e grazie all’ambiente circostante hanno subito una mummificazione naturale.

É il caso della mummia Juanita ritrovata nel 1995 dall’archeologo Johan Reinhard e dell’esperto Miguel Zárate.

Juanita come la Donzella delle Ande appartengono alla cultura Inca

Degli Inca, come per altri popoli, purtroppo, non si può parlare solo della loro grande Civiltà, ma anche di pratiche abbastanza cuente come appunto la Capacocha avvenuta durante il XV secolo prima della conquista da parte degli spagnoli.

La Capacocha consisteva nel sacrificare vittime umane agli dei, spesso in occasione di eventi sconvolgenti, come eruzioni o terremoti, o di rituali molto importanti e tra i prescelti vi erano quasi sempre bambini o adolescenti giovani, forti e belli.

Gli Inca, vivevano sulle Ande, un territorio molto arido, in costante lotta per coltivare e avere prodotti naturali, per cui l’acqua era, ed è fondamentale.
Tra gli dei senza dubbio quello più adorato dagli Inca era quello delle piogge (acqua) che in collaborazione con il dio Sole, la Inti, fecondava la dea della Terra, Pachamama, madre delle donne e uomini andini.

Per rendere culto agli dei in tempo di siccità, o quando comunque soffrivano di disastri naturali, eruzioni dei vulcani erano soliti immolare anche persone adulte.

Purtroppo i sacrifici erano frequenti.
Sono stati ritrovati più di 50 recinti rettangolari, struttura tipica degli Inca, dedicati al culto e alle attività (molti sacrifici) relazionate ad essa.

Le vittime venivano scelte in tutto l’impero di un’età compresa tra i 6 e i 15 anni circa appartenenti a famiglie benestanti. Questo destino era loro imposto fin dalla nascita ed era accettato da loro come un dovere.

Per l’ultimo viaggio i bambini venivano preparati mesi prima con una dieta composta da mais e proteine animali e avrebbero indossato bei vestiti e ricchi gioielli.

Il viaggio era lungo e complicato e ai bambini, specialmente i più piccoli, gli veniva dato foglie di coca.
Una volta giunti al monte i bambini venivano ubriacati e poi uccisi. Più tardi, venivano sistemati in un pozzo sotterraneo accompagnato da un ricco corredo costituito da ornamenti personali, tessuti, cibo e una serie di utensili di uso quotidiano.

Considerati tra i più puri degli esseri, venivano sacrificati per contattare con gli dei, portando con sé un messaggio dalla loro gente.

Con le loro famiglie, prima del sacrificio partecipavano a celebrazioni nella provincia Cuzco, vicino alle montagne arcobaleno, dove venivano immolati anche animali e venivano celebrati matrimoni simbolici per rafforzare i legami tra le diverse popolazioni.

Una volta conclusa la celebrazione, quasi tutti tornavano ai loro luoghi di origine, ad eccezione delle giovani vittime che sarebbero state condotte su una montagna sacra precedentemente scelta per essere sacrificate.

Le zone di riferimento sono il monte Ampato, dove è stata ritrovata Juanita, Arequipa in Perú, nel Llullaillaco dove è stata scoperta la Donzella delle Ande con altri due bambini, e Salta in Argentina.

Juanita la mummia che riposava nel ghiaccio

Juanita mummia delle AndeIl ritrovamento di Juanita a 6300 metri sul monte Ampato nonostante sia avvenuto più di venti anni fa ancora oggi sorprende per il suo stato di conservazione. Oggi è conosciua come La Dama di Ampato o come la “mummia di Juanita”.

La mummia è conservata al Museo Santuarius Andinos dell’università cattolica di Santa Maria (UCSM), nella città meridionale peruviana di Arequipa in una doppia urna a 19 gradi Celsius e posizionata allo stesso modo in cui la ritrovò l’archeologo Johan Reinhard che se la caricò sulle spalle per evitare ulteriori deterioramenti.
Di Juanita si può apprezzare i lineamenti del viso, la pelle (non del viso) e persino le vene.
Il viso di Juanita fu deturpato a causa di una caduta di oltre duecento metri poche settimane prima del suo ritrovamento.
Fino ad allora Juanita era rimasta sepolta nel ghiaccio enella neve per più di 500 anni, ma l’eruzione del vulcano Sabancaya, vicino al monte Ampato ne scongelò la “tomba naturale” portandola alla luce.

Dal fatto che Juanita fosse vestita con i tessuti più delicati, fini ed elaborati, e dalle analisi effettuate sul corpo e sugli organi interni, in quanto il gelo li aveva conservati perfettamente, si è potuto constatare che Juanita fosse sana, forte, ben nutrita ma anche drogata.

La Donzella delle Ande, la mummia bambina

Mummia Donzella delle AndeVicino al vulcano Llullaillaco, tra la provincia di Salta in Argentina e Antofagasta in Cile venne trovata la Donzella delle Ande, così chiamata la mummia bambina di circa 15 anni con altri due bambini di età inferiore.

La sorte era stata la stessa: tutti e tre vittime della Capacocha. Al ritrovamento la Donzella delle Ande sembrava essere viva, che dormisse, invece era morta da cinquecento anni.
Il corpo ritrovato era di una giovane bella donna con viso, pelle e capelli sorprendentemente freschi e lisci.
Il sacrificio della Donzella delle Ande come per Juanita doveva aver avuto luogo in una cerimonia religiosa annuale, o essere il risultato di siccità o altre calamità naturali che avrebbe richiesto un’offerta speciale.

Alla ragazza, a malapena quindicenne erano state date foglie di coca e chicha, un brandy di mais, per farla addormentare, il freddo aveva fatto il resto.

Nello stesso santuario sulla cima del vulcano vennero ritrovate altre due mummie: quella di un bambino di circa sette anni seduto di fronte al sole nascente con ornamenti sulla testa e sul petto; e quello di una ragazza più piccola di cinque o sei anni, anch’essa seduta, con le gambe piegate.

La loro immolazione dalla posizione ritrovata dei due corpi fa pensare che fossero stati sacrificati al Dio sole. La mummia bambina conosciuta anche come ragazza del fulmine aveva una parte del corpo e dei vestiti danneggiati dall’impatto del fulmine.

Le mummie sacrificate come Juanita e la Donzella delle Ande ritrovate, ora riposano in pace, ma lo scioglimento dei ghiacciai a causa del riscaldamento globale minaccia l’esistenza delle altre ancora tante vittime sepolte nel ghiaccio il cui corpo potrebbe deteriorarsi in pochi giorni e lasciarci privi delle loro importanti testimonianze del passato e del loro ricordo.

Foto La Sexta, Wikipedia