Artista, ha realizzato opere di grandi dimensioni a vetrate, dipinti, bassorilievi policromi, sculture e il più grande mosaico del mondo!

Tre anni fa ho conosciuto un giovane ragazzo rumeno di nome Madalin Florin Petrejel, operatore dell’ass. Cla che ha iniziato un percorso con noi del mosaico di Andreina. 

I ragazzi che accompagna ogni venerdì mattina, Giuseppe, Tiziana, Walter, Andrea, Monica, Alessio, Gabriele, Michele, Alessia, Luca, Paolo, sono molto affezionati a lui per la sua natura dolce e affettuosa, sempre attento ad ogni necessità e di grande stimolo. Li aiuta in ognuna delle nostre attività, che sia: la scultura, il mosaico, le pulizie del nostro cantiere; sempre alla mercè del disordine, viste le molte mani e i vari caratteri che vagano, che vanno, che vengono, che scompaiono e che poi ritornano sempre.

Madalin a differenza del pregiudizio dettato dalla non conoscenza si contraddistingue non solo dalle “discussioni” su questo popolo, ma, per la sua età, da molti suoi coetanei.

Una delle tante mattine parlando insieme mi dice:

Sai Andreina c’è sempre un motivo perché le persone si incontrano e nasce da subito un’affinità, chissà cosa hanno deciso per noi!

Oggi ve lo posso raccontare finalmente, anche se non è finita qui, ne sono convinta…

Prenotammo i biglietti aerei, tra la sua apprensione e emozione:

Perché il mosaico di Andreina possa crescere deve essere conosciuto in tutto il mondo.

Anche Madalin, come tanti artisti stranieri è venuto in prestazione d’opera al mosaico e come molti altri si è impegnato a promuovere in istituzioni pubbliche e private l’opera.

Sono già andata in Spagna da Borja Blanco Cochon da Rosa in Belgio e ora andavo in Romania con Madalin che, dall’alto della sua esperienza, voleva aiutarmi nella sua patria.
A una settimana di distanza dalla partenza già mi chiamava per dirmi cosa mettere in valigia… una valigia piccolissima che sembrava la borsa di Mary Poppins, c’era di tutto… poi vi racconterò

Venimmo accompagnati a Perugia dall’amico Luigi Zampini. Già da lì iniziò l’avventura. Ai controlli ci fecero i tamponi per le droghe, bombe e perquisizione manuale dal momento che, come vi avevo gia raccontato in precedenza, il metallo c’è l’ho dentro ogni oggetto che porto, suono sempre. Alla rdomanda della guardia se eravamo in possesso di bombe o esplosivi incoscientemente e con un gran sorriso risposi:

“Oggi le ho lasciate a casa…”.

Silenzio di tomba, Madalin mi avrebbe uccisa. Aveva iniziato a sudare e diventare rosso, ma, dopo qualche secondo d’attesa, riuscimmo a rivestirci ed imbararci. Sull’aereo iniziai a sentire dei brividi che percorrevano il mio corpo dalle punte delle dita dei piedi alla testa insiema ad un leggero formicolio fastidioso; tutto questo si rivelò, dopo qualche ora, essere intossicazione da cibo cinese… che guaio!

Arrivai in albergo con nausea e dolori lancinanti allo stomaco. Lasciammo i bagagli e per non spaventare Madalin, già spaventato per tutto perché è apprensivo e premuroso, andai con lui in un piccolo ristorantino con un bel camino ( e a proposito di camino che mi ha ricordato il mio, vi racconterò una tecnica dopo) in centro a Bucarest dove avrei vomitato appena aperta la porta solo per l’odore di cibo. Ma perseverante nel mio intento bevvi una camomilla, rovinando la serata a Madalin, che avendo avvertito il mio disagio mi accompagnò in una delle dieci chiese ortodosse presenti nella città dove mi presi benedizioni di ogni genere.

iniziai dall’esterno a dare spiccioli agli zingari fino a quando siamo arrivati al arcimonaco ortodosso custodito in questo scrigno dorato e incorniciato dalle meravigliose icone. Comprammo più candele votive profumate e di pura cera d’api che quante sono quelle devolute ai santi dai devoti parrocchiani in un anno della nostra chiesa ad Indicatore.

Fu tutto un accendere candele: per i morti, per i vivi e per la tua benedizione.

Entrando in chiesa prima fui folgorata dalla bellezza dell’altare poi dalle signore, sempre anziane e con il fazzoletto in testa, che sedute accanto ad una tavola ricoperta da una tovaglia a quadri porgono carta e penna ai visitatori, dove si devono segnare i nomi delle persone a te vicine che vuoi far benedire.

Iniziai a segnare. Non mi bastava il foglio quindi aggiungo… tutti parenti e amici, calcolate che mio padre a 7 fratelli…

Quando mi sono avvicinata al pope con il foglio e le candele e inizia a leggere… mi chiede di specificare dei nomi e le frasi: amici e parenti, quanti sono? “Qualche migliaio“, rispondo io. Inizia a ridere e mi benedice con affetto, ma il mio star male continua!

Il giorno dopo ci alzammo di buon ora iniziando così il nostro girovagare con il taxi: non ho mai visto tanto traffico! Mi sentivo a New York, ad Hong Kong o a Panama per il tasso altissimo di smog, non riuscivo neanche a fumare. Mi scoppiavano le vene per le tante escursioni termiche. Si passava dai 50 gradi nei locali pubblici e in albergo ai 5 gradi in esterno, con tanto di vento che mi faceva sentire appesa ad una pala dei mulini a vento in funzione.

Madalin era perfetto: ”Andry di cosa hai bisogno?”, era diventato come un tormentone estivo.

Non ero in giro con un ragazzo, ma con un padre amorevole e premuroso. Mi mettevo il rossetto per nascondere il pallore della sofferenza e tirava fuori il cellurare con la custodia a specchio per mostrarmi e mi controllava il trucco.

Mi si scaricava il cellulare e lui era pronto con il caricabatterie; mi porgeva continuamente fazzolettini umidificati per i germi al primo starnuto; mi porgeva il braccio perché era troppo veloce per le mie gambe. Ha trenta centimetri di altezza in più e pesa quanto me: una giraffa aggraziata e delicata nei movimenti.

Mi diceva: “Andry sei bassa”. “Multitask prego,” rispondevo, le donne piccole sono maneggevoli: sfatiamo il mito della stangona!

Lui che mi aveva cofessato di dormire in diagonale perché non ci sono letti così grandi, quindi aveva, come unica sua speranza, quella di trovare una donna piccola che avrebbe dormito nell’angolo.

Ridevamo per le singole stranezze, taxi riverniciati 20 volte, zingari che si soffiavano il naso utilizzando le cinque dita e il palmo per depositare la secrezione sul pantalone o la gonna. Le donne erano vestite sempre a fiori variopinti e con gonne svolazzanti per la larghezza della ruota, che lasciava scorgere sandali colorati e calzini stratificati per il freddo.

Ma il top fu quando abbiamo sentimmo come un tuono umano. Io sconvolta dissi a Madalin: “Ho sentito male vero?” E lui mi rispose “Hai sentito benisimo Andry!”.

Avremo preso trenta taxi in tre giorni e nonostante tutto abbiamo camminato tantissimo. Pensate: la mattina dell’appuntamento il taxista, invece di portarci all’ambasciata Italiana, ci scarica al consolato dove il custode ci invia in Ambasciata. Arriviamo all’Ambasciata e ci spediscono all’Istituto di Cultura perché l’appuntamento era lì con il direttore Ezio Peraro.

Ma tutto era iniziato la mattina quando non ancora sveglia, vista la notte in bianco passata a soffrire e a scrivere il testamento biologico, mi ero fatta la doccia scordando di togliermi il reggiseno. Da qui era partito tutto!

A colazione quando ne ho informato Madalin, dottore e stregone, lui mi ha detto: “Andry avremo un agiornta piena di imprevisti, hai iniziato male“.

Quindi capite perché tre taxi (con il terzo taxista, l’unico riccio di tutta Bucarest, forse di tutta la Romania ) per arrivare ad un appuntamento con quattro minuti di ritardo e con la lingua di fuori. È così che abbiamo capito perché mi guardassero tutti: ero rara… l’unica bionda riccia tra milioni di more lisce, molto carine tra l’altro.

Dopo questo colloquio entusiasta e piena di futuri progetti, non ero ancora contenta. Dovevo riportare a casa altro per il mosaico dalla Romania. Tre giorni dovevano fruttare di più, visto il grande sacrificio economico e di energia che costano tutti questi viaggi.

Andiamo a cercare una chiesa dove incontro Don Daniele che prima della funzione mi presenta la Preside della Scuola Italiana a Bucarest. Ci siamo incontrate il giorno dopo, su appuntamento. Lei è ospite della Romania da otto anni e di orgini senesi, mi ha dimostrato grande interesse per il mosaico non solo per la collaborazione con l’Istituto di Cultura, ma anche per diffondere e raccontare, attraverso il nostro documentario The Vision realizzato da Laura Santelli, la nostra storia ai ragazzi della sua scuola.

Alla fine era soddisfatta! Era rimasta mezza giornata di tempo, quindi quello che fino ad allora avevo visto dal finestrino della macchina, ora volevo vederlo di persona:

Questi grandi e immensi palazzi storici affiancati da altrettanti palazzi moderni costruiti dal regime, un po cupi e austeri, anneriti dallo smog delle migliaia di macchine a gas;

strade colorate da mille chioschi di fiori coloratissimi e profumati;

questo popolo diviso in due, quelli chiari molto europei nei lineamenti e quelli scuri che fanno parte del popolo zingaro, affascinante per le tante credenze di cui Madalin mi ha messo al corrente facendomi da guida,  non solo nella lingua ma anche nella conoscenza di un popolo privato per decenni dell’autostima e dell’obbiettivo di crescita personale, della creatività .

Questo popolo però ha voglia di risorgere. È un paese in crescita ancora ingenuo ma ricco di speranze, molto educato ed eretto nel portamento.

Sono convinta che l’apertura al mondo che sia attraverso il web o i viaggi della nuova generazione contribuirà a questa rinascita desiderata della Romania, per poter vivere la propria terra con amore e riconoscenza.

Bella e malinconica la musica zingara che parla di amore e sciagure.

Le donne, in Romania, sono scure nei capelli corvini e hanno gli occhi profondi e furbi; e non vanno guardate negli occhi. A seconda della ricchezza hanno più o meno monetine incastonate nella capigliature e vendono poche cose per la strada o ai mercati colorati di verdure e frutta, per raccimolare un po’ di denaro ogni giorno.

Il mio soggiorno è finito con l’ennesimo tampone anti droga all’aeroporto.

Sono tornata nella mia bella Italia, che profuma nell’aria e dove il sole splende sempre e dove l’erba ha un colore intenso e profumato. Sono tornata e respiro fino a riempire i polmoni con l’emozione di rivedere i miei dopo tanto tempo; un tempo irreale perché i miei viaggi per il mosaico durano pochi giorni ma sono sempre così intensi di emozioni, di informazioni e di incontri che mi sembra sempre tanti.

Le mie esperienze straniere sono concentrate ma sempre ricche di nuove conoscenze, una valigia di informazioni in più che riporto a casa e come ha detto la mia amica Zuma Bigoni i miei tre metri quadri sono i miei.

 

il Bassorilievo: scultura in rosso su un camino

 

Il Bassorilievo rosso sul camino

il bassorilievo rosso sul camino

 Andreina Giorgia Carpenito

CaffèBook (caffebook .it)

Vi descriverò una delle tante tecniche da me utilizzate e visto che in questo momento sono con il computer sulle gambe davanti al mio camino:

vi parlerò sul come fare un bassorilievo sul camino!

Quando ho acquistato la mia casa in cucina c’era un camino molto semplice, con un fondo di intonaco pitturato di bianco, con una bocca piccola, piccola. Ho sempre immaginato questa fonte di calore come un abbraccio che avvolge e protegge e l’unico colore che mi era più congeniale era il rosso.

Preparazione di un bassorilievo:

Dopo aver graffiato il fondo di intonaco con una raspa e un punteruolo ho posizionato delle tabelle di Airbeton (calcestruzzo cellulare o cemento cellulare, utilizzato per le coibentazioni delle case e per la prima volta nei paesi nordici, come pannelli di rivestimento) che si trova in commercio negli empori edili.

È un materiale poroso e leggero che non va ad appesantire la struttura ed è friabile nella lavorazione; è così morbido che alcune sculture  realizzate per la chiesa con questo calcestruzzo sono state scolpite anche dai bambini. Ha lo stesso aspetto della pietra pomice.

Dopo aver posizionato le tabelle con del collante da Airbeton, ho aspettato qualche giorno prima di iniziare a realizzare il bassorilievo. Ho scavato con cacciaviti, coltelli o piccoli scalpelli e, dopo aver sbozzato l’opera, ho aspettato che la superfice fosse completamente asciutta. Dopo, con delle apposite raspe o carta vetrata, sono passata alla rifinitura.

Vi raccomando! Aspettate che la superfice sia completamente asciutta altrimenti impasterà rendendo inutilizzabile l’attrezzatura per la rifinitura.

Procedete poi con pennelate sul bassorilievo un prodotto impermeabilizzante all’acqua o bicomponente (prodotti da piscine) che chiuderà i pori e renderà idrorepellente la vostra opera all’umidità rendendola meno fragile. Lasciate asciugare per qualche altro giorno e poi dipingete la superficie a vostro piacimento con colori acrilici per poi proteggerli con una mano di cera d’ambra o con una vernice trasparente acrilica a protezione del colore. Alla fine potrete ammirare il vostro bassorilievo.

L’effetto è straordinaio e l’esecuzione è semplice! Buon lavoro!

 

 Articolo Il mosaico in Romania e il bassorilievo sul camino di Andreina Giorgia Carpenito su CaffèBook (caffebook .it)