Oggi concludiamo la nostra serie di articolo sul pane… il mese prossimo esploreremo il magico mondo del pranzo! Pranzavano gli antichi? Come si è evoluto il pranzo dagli antichi Romani fino ad oggi?  Lo sapremo nei prossimi articoli.

Perché si dice buono come il pane?

Forse perché non c’è nulla di più genuino, sincero e naturale del buon pane, specialmente quello fatto in casa… e quale profumo riesce a stordirci e scatenare immagini e ricordi più di quello del pane appena sfornato?

Le nostre narici vengono prese d’assalto da quest’aroma inebriante, ci viene l’acquolina in bocca e si scatenano sensazioni in ognuno di noi.

Magari non tutti hanno nei loro ricordi d’infanzia il rituale del fare il pane in casa…

qualcuno di sicuro ha avuto la fortuna di viversi quei magici momenti in cui le donne di casa si riunivano intorno ad un tavolo per impastare insieme. 

Non era un compito gravoso o noioso perché era vissuto con grande gioia.  Era un momento di condivisione e una festa dove si celebrava la vita, a iniziare dal lievito madre che si curava come un bambino, con tanto amore.  

Con tre semplici ingredienti, la farina, l’acqua e il lievito, si crea un’alchimia di forme, sapori, profumi e gusti. 

Solo in Italia, per esempio, esistono una miriade di tipologie di pane, e le panetterie di oggi somigliano a delle boutique dove c’è l’imbarazzo della scelta, vista la varietà e moltitudine.  

Ci sono tipi e nomi di pane che rappresentano antiche tradizioni, eccone alcuni: 

il brazadei, un pane di segale lombardo della Valtellina;

la coppia ferrarese, un pane di pasta dura, croccante, tipico della Romagna;

il pane di Matera, una specialità tipica lucana;

il pane umbro di Terni, famoso anche fuori regione;

il pane di Tramatza, un piccolo centro nella provincia di Oristano, è un pane bianco con la forma a ciambella;

il pane scuro di Marocca, un piccolo comune della provincia di Massa-Carrara;

il pane valdostano, fatto con la farina di segale;

la Muffuletta, un pane siciliano preparato nel mese di luglio in occasione della festa di San Calogero ad Agrigento;

il pane Munizione della zona di Vercelli, una pagnotta così chiamata perché faceva parte della razione giornaliera dei militari ai tempi di Napoleone;

il pane di Genzano, specialità tipica laziale che prende il nome della località nei Castelli Romani;

il Piè Armesta che fa parte della famiglia delle piadine romagnole;

la Puccia, un piccolo panino morbido, dalla forma rotonda, condito con olive, tipico della Puglia

il Biovone all’Alva’, un pane della tradizione contadina preparato con il lievito madre, della cittadina di Savigliano nella zona del Cuneese;  

la rosetta, pane caratteristico del Veneto, prende il nome dalla sua forma a fiore, e viene preparata con farina di grano tenero, acqua, lievito, strutto, olio, chiara d’uovo e zucchero;

ci sono poi i taralli, i grissini e le freselle, ormai conosciuti e prodotti in tutta Italia, che hanno una lunga conservabilità, sono croccanti e dal gusto biscottato.

Un pane che invece è arrivato a noi da oltreoceano è il “sliced bread” o pane affettato. 

Nel 1928, l’ingegnere americano, Otto Frederick Rohwedder, inventò un macchinario per produrre, affettare e confezionare il pane.  Questa grande novità fu annunciata in prima pagina sul giornale locale, il Missouri Chillicote Constitution-Tribune. 

Fu poi la multinazionale, Wonder Bread, a dargli larga diffusione nel 1930. Ormai si è diffuso anche da noi, non si può negare la sua grande praticità, e si sa che c’è bontà anche nelle cose semplici. 

Prepararlo in casa non è poi così difficile, e noi ve lo mostriamo. 

Ingredienti del Sliced bread:

 

250 gr di farina di forza

250 gr di farina 00

10 gr di lievito di birra

250 ml circa di latte vaccino o vegetale di soia

2 cucchiaini di malto

50 ml di olio di oliva

1 cucchiaino di sale

 

Sciogliamo il lievito in mezzo bicchiere di acqua, facciamo una fontana con la farina, impastiamo e man mano aggiungiamo il latte.  Chi è intollerante al latte può tranquillamente sostituire il latte vaccino con il latte di soia.

A metà lavorazione aggiungiamo lo zucchero e il sale alla fine. 

Quando l’impasto avrà preso una certa consistenza, versiamo lentamente l’olio continuando a lavorare l’impasto fino a quando diventa liscio.

Lo mettiamo a lievitare in una ciotola, coperto da pellicola, fino al raddoppio del suo volume. 

Prendiamo poi l’impasto, lo stendiamo su una spianatoia con l’aiuto delle mani, formiamo un rettangolo, lo arrotoliamo e lo poniamo in uno stampo da plumcake imburrato.

Lo copriamo con pellicola e lo lasciamo lievitare di nuovo.

Quando sarà raddoppiato, lo spennelliamo con il latte e lo cuociamo in forno preriscaldato a 180° per circa 45 minuti. 

Una volta cotto, lo lasciamo raffreddare molto bene, almeno mezza giornata, prima di tagliarlo… farcirlo… e morderlo!

(foto di Tina Ferraiuolo & Cristiana Ordioni,pixabay)