L’olmo (erboristeria): le virtù terapeutiche, le proprietà, il decotto e la pomata.

Pianta singolare, l’olmo.

   Può nascondersi nella boscaglia di terreni umidi o alluvionali, contorcendosi nelle dimensioni di piccolo arbusto. E può svettare lungo i viali, al margine delle piazze, ergendo i suoi rami vigorosi sino all’altezza di quaranta metri.

In passato divenne famoso un olmo francese, cresciuto nei dintorni di Rouen, il cui tronco aveva raggiunto il diametro di ben quattordici metri!

Se nell’antichità fu specie botanica assai apprezzata per le sue virtù terapeutiche, oggi è caduta immeritatamente in disuso.

Ciò è avvenuto, forse, perché è un albero che viene piantato sempre meno, sostituito nei giardini da piante più esotiche o più resistenti. Ci sono, infatti, parassiti come il fungo Ceratostomella ulmi e insetti come la Galerucella che hanno decimato l’olmo.

E l’utilizzo del suo legno, impiegato nei secoli passati per costruire carri e carrozze, nell’era delle automobili è stato assai ridotto.

Nel periodo della Roma repubblicana, i popoli italici ne impiegavano la corteccia, decisamente fibrosa, per ricavarne funi o tappeti. Quanto alle foglie, con le quali persino Dioscoride consigliava di preparare una gustosa minestra, in tutto il bacino del Mediterraneo c’era l’abitudine di mescolarle al foraggio di pecore e capre, che ne erano assai ghiotte.

Anche nell’Europa del Nord fu pianta talmente diffusa da dare il suo nome a una delle diciotto lettere dell’alfabeto irlandese; rispetto al nostro, mancano infatti la Q, la V e la Z.

Per comodità, oggi esse vengono indicate con i nomi derivati dall’alfabeto latino ma sino alla metà del secolo scorso non era raro sentirle pronunciare con quelli gaelici che, come nel calendario arboreo, sono tratti dagli alberi o dalle piante in genere.

Così la lettera A era chiamata Ailm e portava proprio il nome celtico dell’olmo.

   L’olmo, tutte le sue numerose proprietà: 

L’omeopatia ha riscoperto questa specie, che appartiene alla famiglia delle Ulmacee e il cui nome latino è Ulmus campestris L., per curare disturbi alle articolazioni di gambe e braccia, essendo un buon antireumatico.

Ma ben altre proprietà ha l’olmo, che è vulnerario e quindi giova nel trattamento di piaghe e ulcere, tanto che i monaci medioevali tritavano le sue foglie e le facevano macerare nell’aceto di mele, applicando questa lozione sulle ferite.

È astringente: Galeno lo suggeriva per le diarree e i catarri intestinali.

Infine, è un alleato potente contro le dermatosi cutanee. Il liquido contenuto nelle galle delle foglie (che si formano per la puntura d’un insetto, il gorgoglione dell’olmo) fu da sempre ritenuto un ottimo cosmetico, soprattutto se raccolto e spremuto nella fatidica notte di san Giovanni Battista, ossia il 24 giugno quando si raccoglie anche l’erba di iperico.

In ogni caso, al di là delle tradizioni, è preferibile cercare tra le fronde e cogliere le galle che compaiono all’inizio dell’estate.

 Anche la corteccia dei rami giovani, privata della parte sugherosa, ha dato eccellenti risultati nel trattamento dell’acne e degli eczemi.

Decotto e pomata con corteccia d’olmo

Per fare il decotto, da bere o da applicare quale lozione, basta mettere quattro cucchiai di corteccia d’olmo in un litro d’acqua e far bollire sino a quando il liquido è ormai ridotto della metà.

Dal botanico e fitoterapeuta bretone Pierre Lieutaghi desumiamo la semplice ricetta d’una pomata per uso topico, ossia per le applicazioni locali su arrossamenti, infiammazioni dell’epidermide e brufoletti.

Si prende mezz’etto di corteccia fresca, ancora ricca di linfa, si sminuzza e si fa macerare a bagnomaria in olio d’oliva e in cera vergine d’api, presi entrambi nella stessa quantità di 50 grammi.

Si filtra quando la pomata è ancora calda e si utilizza non appena raffredda. 

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( wikipedia.org, novaci.mk, pixabay )