melo dai frutti prodigiosi

Il candido fiore a cinque petali attribuisce il melo, il cui nome latino è Malus domestica Borkh. oppure Malus communis Poiret, alla famiglia delle Rosacee.

Il melo dai frutti prodigiosi 2 erboristeriaOriginario del Caucaso e, in genere, delle regioni montane dell’Asia occidentale e centrale, si è diffuso in tutto il mondo perché è l’albero da frutto che meglio si adatta ai climi temperati.

Può arrivare anche ai 10 metri di altezza e presenta chioma arrotondata, fitta di rami che recano foglie verdi e glabre

Si distingue dal melo selvatico per le mele che produce, che sono più grandi e decisamente più dolci (anche grazie agli opportuni innesti), e viene considerato specie coltivata sin dall’antichità, tanto che già i Romani ne avevano selezionato una trentina di varietà, fra le quali la più apprezzata era la cosiddetta “appiana”, forse antenata della mela appiola.

In Svizzera si tramanda un’usanza curiosa: quando una giovane coppia si unisce in matrimonio, si piantano nel giardino della nuova casa un melo e un pero.

Il melo dai frutti prodigiosi 3 melaSe quell’anno fiorirà per primo il melo, la sposa porterà presto in grembo un maschietto;

ma se il pero lo precederà nella fioritura, allora sicuramente nascerà a breve una bambina.

In Irlanda, al contrario, un fiore che sbocci fuori stagione o, peggio, quando le mele stanno già maturando è ritenuto un presagio funesto e si dice che qualcuno morirà prima che i petali appassiscano.

E, tra i contadini irlandesi, c’è persino chi sostiene che la croce di Cristo sia stata realizzata con il legno di un melo vetusto.

Il melo, frutto la melaD’altra parte, donare mele ai bambini, la vigilia di Ognissanti, sull’Isola di Smeraldo è un gesto beneaugurale, con il quale si auspica per loro tanta fortuna.

C’è poi una strofetta che le ragazze irlandesi intonano dopo i vespri della festa dei santi apostoli Simone lo Zelota e Giuda Taddeo (28 ottobre), tenendo nella mano destra la buccia di una bella mela rossa, tagliata in un’unica striscia. A seconda della contea, le parole subiscono qualche variante, ma la più nota versione recita all’incirca così:

St Simon and St Jude, on you I intrude,
By this paring I hold to discover,
Without any delay, to tell me this day,
The first letter of my own true lover.

Le fanciulle in età da marito, dunque, invocano l’intercessione dei due Santi per scoprire senza indugio, attraverso la buccia di mela, quale sia la lettera iniziale del nome del loro vero amore.

A questo punto la gettano dietro di sé, facendola passare sulla spalla sinistra.

Dalla forma che, cadendo a terra, prenderà la buccia stessa, ognuna di loro conoscerà l’iniziale del nome del futuro marito.

Ma, attenzione, se la buccia si romperà, allora vuol dire che la ragazza è destinata a rimanere single.

In Kerry, invece, durante la veglia della Dodicesima Notte, ossia l’Epifania, nelle campagne c’è la tradizione che i ragazzi e le ragazze gettino i semi di mela sul piano della stufa, pronunciando il nome di una persona per cui si nutre simpatia.

Se il seme sfrigola e scoppia significa che l’amore è destinato a nascere, ma se il seme carbonizza senza scoppiare, è meglio lasciar perdere…

Naturalmente vi raccontiamo tutte queste curiosità con il sorriso bonario che suscitano i riti folcloristici, senza aspettarci che funzionino davvero!

Piuttosto, avete mai udito parlare di John Chapman? Visse a cavallo tra Settecento e Ottocento ed è un personaggio reale, anche se la sua vita si è confusa con la leggenda se non con la fiaba.

Forse vi sarà più familiare il suo soprannome, “Johnny Appleseed”, che potremmo tradurre come “Giovannino Seme di Mela”: ebbene, per oltre cinquant’anni, quest’uomo attraversò gli Stati americani dell’Indiana, dell’Ohio e dell’Illinois piantando semi di mela e donando alle comunità locali di pionieri i primi meleti.

Un antico motto della Normandia sostiene che “la mela guarisce ogni malanno”.

E qualche maligno ha voluto leggere in questa frase l’autorizzazione ad alzare il gomito con il sidro…

In effetti la mela ha proprietà tali che la trasformano da semplice frutto in medicamento.

Il celebre fitoterapeuta Jean Valnet, sui cui testi hanno studiato generazioni di erboristi, la inseriva tra i tre frutti fondamentali per l’alimentazione umana, insieme con il limone e l’uva.

  • Contiene tante vitamine (quelle del gruppo B, la vitamina C e la vitamina PP, ad esempio), tanti minerali (potassio, ferro, magnesio, manganese, cobalto, calcio, cloro, etc.), alcuni acidi (acido fosforico, acido formico, acido acetico e, soprattutto nella buccia e nel torsolo, acido gallotannico), pectina e zuccheri.

 

  • È un tonico e antireumatico, favorisce la digestione e decongestiona il fegato, è un diuretico che si utilizza contro le affezioni renali o dell’apparato urinario (cistiti) ed è un lassativo che, tra l’altro, svolge un’azione battericida a livello intestinale.

 

  • D’altronde, contenendo tannino, i medici consigliano di introdurre le mele nella dieta anche per combattere la dissenteria, le enteriti e le coliti croniche. Giovano pure in caso di virus influenzali o di disturbi alle vie aeree (catarro bronchiale).

 

  • Sono ottime come disintossicante quando si soffre di eczemi o di dermatiti e si raccomandano nei periodi di convalescenza.

La mela, inoltre, è un prezioso alleato di bellezza.

Mangiarla abitualmente, mordendola e masticandola, dona ai nostri denti una bianchezza splendente.

Ma ciò di cui desideriamo parlarvi in maniera più approfondita riguarda l’efficacia del suo succo sulla pelle.

Nel Medioevo veniva persino impiegato per curare le ulcere. Nella cosmesi, ha un potere rassodante che contribuisce a mantenere giovani ed elastici i tessuti.

Come possiamo utilizzarlo? Prima di tutto, occorre procurarsi mele croccanti, che non siano farinose. Se abitate in campagna, vanno benissimo le mele selvatiche, piccole e asprigne. Altrimenti vi suggeriamo quelle di varietà fuji.

Tagliatene qualche spicchio e grattugiatelo finemente. Aiutandovi con una forchetta, schiacciate la polpa grattugiata, in modo da separare il succo dalla fibra. Raccogliete la parte liquida in una tazzina e utilizzatela subito, affinché non perda le vitamine.

Dopo un’accurata pulizia del viso, spargete il succo di mela sulla pelle spalmandolo con le dita e insistendo laddove ci siano rughe, avvizzimenti o impurità. Avvertirete una sensazione di appiccicoso che, tuttavia, tenderà a scomparire man mano che il succo asciugherà.

Così adoperato, esso rappresenta una pratica maschera rigenerante, da tenere in applicazione per un paio d’ore o, per chi ha pazienza, anche per un’intera notte.

Rispetto ad altri rimedi naturali, questa maschera non scivola via e non sporca. Per eliminarla, sarà sufficiente un batuffolo di cotone imbevuto d’acqua tiepida o di acqua di rose.

Se, presi dai mille impegni quotidiani, non si ha tempo da dedicare a una maschera di bellezza, il succo di mela può essere anche un eccellente tonico con cui risciacquare il viso dopo la consueta pulizia serale.

In questo caso, però, è meglio non usarlo puro, perché è piuttosto zuccherino, ma diluirlo con acqua di rose o con succo di limone, che hanno entrambi proprietà antirughe. Ci si sveglierà al mattino con un senso di benessere e la pelle apparirà liscia e levigata.

Sinora, per comodità nella scelta dei termini, abbiamo fatto riferimento al viso. Il succo di mela, tuttavia, può essere applicato sull’intero corpo, specie sulla fascia addominale, sul collo e sul seno.

Basta avere sufficiente materia prima e tanta buona volontà con la grattugia…