dopo il coronavirus la vita sarà come prima

Il Coronavirus sta stravolgendo la vita di tutti.

Dopo il Coronavirus la vita sarà come prima

dopo il coronavirus la vita sarà come prima 2
Dopo il Coronavirus la vita sarà come prima

I volti di numerosi cittadini e personalità dello spettacolo trasmettono la voglia di reagire e stimolano l’orgoglio di essere italiani, invitando a esporre il Tricolore e a cantare l’inno di Mameli dai balconi, come avvenuto nel flash mob di venerdi 20 marzo 2020.

È in corso una guerra contro un avversario invisibile. Un conflitto che miete numerose vittime in silenzio. Un nemico di cui, purtroppo, non tutti sono ancora consapevoli.
L’incitamento a restare in casa è martellante, come gli inviti a tenere duro in attesa della fine dell’emergenza, quando la vita riprenderà a scorrere come prima.

Ma potrà tornare come prima?

Ciò che sta accadendo deve condurre a una riflessione importante. Non sappiamo quando il nemico sarà sconfitto, ma la nostra partenza dovrà essere consapevole e rispettosa.

L’avversario che qualcuno esorcizza fingendo non esista, è un virus:

infinitamente piccolo, ha messo a punto le sue tecniche evolutive da più di tre miliardi di anni e, quindi, dispone di molta più esperienza rispetto all’uomo, comparso sulla Terra soltanto da 200 o 300 millenni.

Questi organismi antichissimi hanno iniziato da tempo una battaglia contro batteri, agenti patogeni e, successivamente, contro organismi pluricellulari come piante, animali e, per ultimo, l’uomo.

Il Coronavirus, come gli altri virus, è costituito da RNA circondato da una capsula di proteine.

L’RNA è una catena di molecole molto più instabile del DNA, con la caratteristica di mutare assai velocemente.

Il DNA è costituito da un doppio filamento mentre l’RNA ne presenta solo uno e, durante la duplicazione, gli errori sono molto più frequenti e si chiamano mutazioni: una peculiarità che pone l’uomo in condizione di estrema debolezza nei suoi confronti.

Dopo il Coronavirus: il virus

Dopo il Coronavirus la vita sarà come prima
Dopo il Coronavirus: il virus

Potrebbe interessarti anche: Dalle Scaglie del Pangolino al Coronavirus.

L’obiettivo dei virus è quello di moltiplicarsi e diffondersi, creando una copia di sé stessi secondo le regole darwiniane.

Al mondo esistono circa sette miliardi e mezzo di esseri umani che costituiscono un ospite perfetto per i virus, disponendo di mezzi per viaggiare dappertutto e tendendo a vivere concentrati in grandi città.

In più, negli ultimi decenni, l’uomo ha tenuto comportamenti che li favoriscono tantissimo, depredando la natura e squilibrando gli ecosistemi terrestri e marini, in particolare le foreste primarie.

Qui, molti virus vivono negli organismi di animali selvatici che, nel corso dei tempi, hanno imparato a convivere con loro. Purtroppo, alcuni virus hanno compiuto il cosiddetto spillover, ossia il salto da una specie a un’altra, consentendogli di arrivare all’uomo.

Molti degli animali “serbatoio” sono dei pipistrelli, come quelli portatori dell’Ebola che vivono in Africa, oppure roditori o scimmie. Il virus del Covid-19 sarebbe presente in alcune specie di pipistrelli asiatici e, da questi, sarebbe passato al pangolino, un piccolo formichiere.

Se l’uomo distrugge l’ambiente, come avvenuto nelle foreste di Amazzonia o Indocina per piantare palme o altre piantagioni che attirano tali animali fuori dalla foresta, crea le condizioni per venire in contatto con loro e, quindi, con il virus di cui sono portatori.

Nonostante la maggior parte della fauna selvatica sia protetta e sussista il divieto di commerciarli, questi animali vengono catturati dai bracconieri e venduti in diversi mercati, non solo in Cina, le cui condizioni igieniche sono pessime, agevolando il virus RNA a compiere lo spillover e ad aggredire l’uomo.

È ciò che sta accadendo con il Covid-19 ma che è avvenuto nel passato

con la rabbia, l’Ebola, l’Aids, il Marburg, l’Aviaria, la Sars, la Zika, tutte epidemie dovute a un virus RNA che ha fatto il salto di specie.

Anche il recente report di WWF Italia sostiene l’esistenza di un un legame strettissimo tra il virus e la distruzione degli ecosistemi, come conferma Isabella Pratesi, direttore del programma di conservazione del WWF:

«Il commercio di animali selvatici è veicolo di zoonosi che ogni anno causano un miliardo di casi di malattie e milioni di morti. La distruzione di habitat e biodiversità rompe i delicati equilibri ecologici in grado di contrastare i microrganismi responsabili di alcune malattie e crea condizioni favorevoli alla loro diffusione: le foreste sono il nostro antivirus».

L’azione umana ha trasformato circa il 75% dell’ambiente terrestre e il 66% di quello marino, portando circa un milione di specie animali e vegetali a rischio di estinzione.

Dopo il Coronavirus: l’azione umana

Dopo il Coronavirus: l'azione umana
Dopo il Coronavirus: l’azione umana

Potrebbe interessarti anche: Sostenibilità ecologica, guarire l’ambiente per lottare contro la povertà.

In contemporanea, la popolazione umana è raddoppiata negli ultimi cinquant’anni, così come le emissioni di gas serra. Un impatto che ha provocato effetti devastanti sul clima, esponendo il pianeta a rischi sempre maggiori contro i quali è nato il movimento spontaneo del Fridays for Future.

Già nel 2003, quando in Cina scoppiò la SARS, alcuni studiosi avevano notato che l’epidemia si era rivelata più nociva e mortale nelle regioni con una qualità dell’aria peggiore.

Una tesi avvalorata anche oggi, in relazione al Covid-19, da uno studio dei ricercatori della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) svolto in collaborazione con l’Università degli Studi di Bari e Bologna:

le polveri sottili accelerano la diffusione del virus perché esiste una relazione tra il superamento dei limiti di legge delle concentrazioni di PM 10, registrati nel periodo dal 10 al 29 febbraio 2020, e il numero di casi infetti da COVID-19.

Il particolato atmosferico è un vettore di trasporto di molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus, che permette loro di rimanere nell’aria in condizioni vitali per alcune ore o giorni. In particolare, in Pianura Padana si sono osservate curve di espansione dell’infezione che hanno dimostrato accelerazioni anomale in concomitanza con le più elevate concentrazioni di particolato atmosferico.

Dunque, le polveri sottili esercitano un’azione di boost, ossia di impulso alla diffusione virulenta di una epidemia.
Le immagini riprese dai satelliti mostrano una drastica riduzione del diossido d’azoto nei cieli dell’Italia del Nord, come in quelli della regione di Wuhan, dopo lo stop alla circolazione imposto dal Covid-19.
Altre fotografie mostrano l’acqua dei canali di Venezia e di altre località, limpida e pulita come mai prima.

Riduzione del diossido d’azoto

riduzione del diossido d'azoto
riduzione del diossido d’azoto
Dopo il Coronavirus #5
Dopo il Coronavirus #5

Potrebbe interessarti anche: Dal glifosato alla foresta amazzonica, la Terra chiede aiuto.

Solo questo terribile virus sembra aver rallentato una società che, fino a quel momento, era rimasta sorda alle richieste di attenzione lanciate da Greta Thunberg e dal movimento del Fridays for Future.

I capi di Stato non hanno ascoltato nemmeno i moniti di allarme degli scienziati sui cambiamenti climatici: ghiacciai in riduzione sulle montagne e in scioglimento nelle calotte polari, diminuzione delle piogge e aumento dei fenomeni tropicali, incremento della temperatura globale, incendi devastanti in Amazzonia e Australia, inquinamento di aria, suolo e acqua. Solo questa emergenza sanitaria li ha costretti a fermarsi per rendersi conto della forza dei fenomeni naturali e dell’impotenza umana.

Il virus sta fermando la corsa assurda di una società iperattiva che ha perso il contatto con valori importanti come il rapporto con la natura e le persone, concentrandosi solo su denaro e consumo.
L’uomo depreda le risorse in maniera sempre più avida, dimenticando di essere una specie animale al pari delle altre e di trovarsi, assieme a loro, sullo stesso pianeta.

Il Coronavirus sta portando cambiamenti così rilevanti che, finita l’emergenza, il mondo non potrà più essere lo stesso e ciascuno di noi non potrà semplicemente riprendere ciò che aveva interrotto.

Bisognerà impegnarsi per comportarsi in maniera diversa e migliore rispetto al passato perché le piccole scelte quotidiane di tutti fanno, oggi, la differenza per sconfiggere il nemico silente e, domani, per conservare la vittoria raggiunta.

Avversari dei virus: ricerca e ambiente

Avversari dei virus: ricerca e ambiente
Avversari dei virus: ricerca e ambiente

Gli avversari dei virus sono la ricerca scientifica, l’igiene, il progresso sociale (che porta alla riduzione di povertà, disuguaglianza, carestie e guerre, suoi alleati) e, soprattutto, la protezione ambientale.

Uno dei primi compiti dovrà essere quello di occuparsi del nostro pianeta per sanare le alterazioni provocate, ridurre la richiesta di risorse e dar vita a una società e a un’economia più sostenibili, che consentano all’uomo di vivere senza stravolgere l’ambiente e gli altri esseri viventi.

La malattia, di solito, è un segnale che il corpo manda per comunicare che qualcosa non va:

se facciamo finta di niente, i segnali aumentano fino a che non accade qualcosa di molto grave che obbliga a fermarci.

Il drammatico evento che viviamo sta insegnando che tutti dobbiamo fare qualcosa e che non possiamo aspettarci azioni soltanto da parte di chi comanda o, in generale, dagli “altri” perché gli altri siamo anche noi:

solo con la partecipazione consapevole di tutti si può raggiungere l’obiettivo.

Tutti dobbiamo assumere un comportamento responsabile per limitare il contagio e aiutare gli operatori sanitari, le forze dell’ordine, i lavoratori dei settori che permettono gli approvvigionamenti di beni essenziali, in modo da superare la crisi.

Lo spirito di solidarietà e generosità mostrati ogni giorno da tante categorie e dai cittadini comuni non dovrà essere dimenticato e cancellato dall’euforia del ritorno alla normalità.

Occorrerà, invece, riflettere su quanto è successo e sull’incidenza avuta dal cambiamento delle nostre abitudini sul risultato finale, imparando a scegliere altre azioni sostenibili per tutelare il pianeta in cui viviamo e dar vita a un cambiamento importante.

Ogni nazione espone la propria bandiera e canta l’inno nazionale per incoraggiare i cittadini a tenere duro ed essere uniti. Quando tutto sarà finito, dovrà rafforzarsi la consapevolezza che siamo tutti cittadini dello stesso pianeta la cui bandiera è formata dai limpidi colori di una natura sana e rigogliosa.

Fonti: Telmo Pievani, titolare cattedra Filosofia delle Scienze Biologiche dell’Università di Padova; Report WWF Italia “Pandemie, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi – Tutelare la salute umana conservando la biodiversità”. Fonti foto Pixabay, Esa. Elaborazioni CaffèBook.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.