Greta Thunberg, l’adolescente svedese che, dallo scorso anno, è oggetto di un massiccio interesse da parte dei media, porta avanti la sua “battaglia per il pianeta Terra” per ricordare ai capi delle potenze mondiali di salvaguardare il pianeta in cui i giovani di oggi dovranno vivere domani.

Una più che lodevole iniziativa da parte di questa giovanissima militante dell’ambiente.

Un personaggio da imitare e da seguire che fa anche tendenza che sembra quasi “costruito” con quell’aria infantile, un mix di verità dirette che solo i bambini sanno esprimere senza malizie come il personaggio rivoluzionario di Pippi Calzelunghe, con l’acconciatura di Anna (la principessa secondogenita del film d’animazione Frozen), il coraggio di Mulan e la cerata-mantellina stile Cappuccetto Rosso.

Greta Thunberg
Greta Thunberg

Lunghe trecce e cappuccio le incorniciano il viso: uno scatto virale che diventa anche la copertina del libro che, guarda caso, esce proprio all’occasione, scritto dalla madre, Malena Ernam, cantante lirica che nel 2009 partecipò anche all’Eurofestival.

Convinta sostenitrice dello sciopero scolastico, Greta può contare su un nutrito seguito di follower, non solo sui social ma anche pronti a scendere nelle piazze e a marciare compatti in questa campagna, strategicamente perfetta, in difesa del clima: il #fridayforfuture.
«Molti soffrono per garantire a pochi di vivere nel lusso» sottolinea con tono pacato ma fermo questa ragazzina, simbolo del politically correct, che conquista con i suoi “mantra ecologici” il mondo del web, e non solo quello, ma creando anche schiere di scettici, dubbiosi e contrari convinti.

A cominciare da Andreas Henriksson, giornalista d’inchiesta svedese, che ha reso noto il presunto “deus ex machina” di questa campagna, ovvero l’esperto di marketing e pubblicità Ingmar Rentzhog che avrebbe sfruttato, a sua volta, l’immagine di Greta nella promozione della sua start-up.

Una persona senza scrupoli che trarrebbe vantaggio dalle inclinazioni di una “bambina disturbata” per promuovere i propri affari.

Greta Thunberg, #fridayforfuture
Greta Thunberg, #fridayforfuture

Già, perché Greta Thunberg ha scoperto le problematiche legate all’emissione di CO2

dopo una diagnosi tardiva, a 11 anni, della sindrome di Asperger, che fa parte dello spettro dell’autismo,

e dopo una depressione che l’ha fatta dimagrire eccessivamente.

Diventata vegana, ha divorato, invece, i rapporti dell’ONG “The Climate Reality Project”, fondata da Al Gore, diventando una sua fan.

I suoi numerosi detrattori si chiedono che ne può sapere di crisi climatica, tecnicamente ed empaticamente, tenuto conto della giovane età e della sindrome di cui soffre e che si manifesta, come uno dei più comuni sintomi, nell’incapacità di provare qualsiasi forma di empatia e nella propensione a sviluppare interessi ossessivi.

Ma, in fondo, anche Temple Grandin, la più grande esperta di comunicazione animale, è Asperger e questo non le ha impedito di ottenere eccellenti risultati nel suo campo ma che, comunque, le sono costati anni di studi e il conseguimento di due lauree.

Greta Thunberg è animata dai migliori propositi

ma accetta i risultati delle ricerche dell’IPCC o GIEC, il Gruppo di Esperti Intergovernementali sull’Evoluzione del Clima che dipende dall’ONU, accusato di una deriva ideologica e di una manipolazione dei loro dati.

Secondo Yves Lenoir, ricercatore presso l’Ecole nazionale supérieure des mines de Paris nonché militante in un’associazione ecologista francese, l’IPCC sarebbe impegnato a dar vita a “progetti scientifici a lungo termine destinati innanzitutto a ottenere finanziamenti”.

Sul suo account Instagram, inoltre, la ragazzina dimostra di simpatizzare per l’ex vicepresidente americano Al Gore, la cui validità metodologica e scientifica delle analisi sul riscaldamento progressivo del pianeta si scontra con la mancanza della riconoscibilità del sistema: interazione tra economia capitalista, informazione, apparati militari, standard consumistici, apparati pubblicitari, politica, ecc.

Un’ambientalismo debole, quello di Al Gore, che vuole testardamente conciliare un’economia sviluppista con la salvaguardia dell’ambiente in cui rimarrebbero, però, intatti gli stessi effetti provocati dall’attuale globalizzazione capitalistica.

Ma, sopratutto, l’adolescente svedese sembra ignorare il greenwashing,

la nuova frontiera del marketing caratterizzata dal presentare un’immagine aziendale accomodante e schierata a favore delle questioni ambientaliste allo scopo di far abbassare l’attenzione sugli eventuali difetti del prodotto.

Questa nuova comunicazione che alcune imprese, organizzazioni o istituzioni politiche utilizzano per costruire un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale, ha lo scopo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dagli effetti negativi per l’ambiente dovuti alle proprie attività.

Greta, l’adolescente combattiva e pura come Giovanna d’Arco che, giustamente, risveglia le coscienze, a volte dimentica che se le auto elettriche, che lei predilige come mezzo di trasporto rifiutandosi di prendere l’aereo, sono meno inquinanti, non significa che non presentino rischi sul fronte dell’ambiente, considerato che l’energia elettrica usata per ricaricare le batterie viene prodotta nelle centrali elettriche che possono, a loro volta, emettere inquinamento e gas serra.

Anche le loro batterie, ad esempio, potrebbero presto diventare un problema non da poco visto che in Cina il Gaogong Industry Research, un think tank con sede a Shenzen, rivela che mancano i siti per lo smaltimento di quelle dismesse e che ammonteranno a 248 mila tonnellate entro il 2020.

Senza dimenticare, poi, che tra i materiali indispensabili per la produzione delle auto elettriche si trova il cobalto, che viene maggiormente estratto nella Repubblica Democratica del Congo, dove l’Unicef ha denunciato lo sfruttamento di 40 mila bambini nelle miniere.

Inoltre Greta, nella sua presentazione TED (una serie di conferenze no-profit) a Stoccolma, auspica che i paesi più poveri migliorino il loro tenore di vita replicando le infrastrutture del mondo industrializzato, senza opporsi al modello che costituisce il sistema dominante.

Greta Thunberg 4
Marce Ambientalista, foto per articolo Cosa si nasconde dietro a Greta Thunberg

Un modello che ha creato l’inquinamento e le situazioni di degrado che hanno portato all’attuale situazione ambientale contro cui protesta.

Ma i problemi del nostro povero pianeta non si fermano alla CO2: esistono anche le piogge acide, molte specie animali a rischio di estinzione, lo sfruttamento indiscriminato del territorio, la deforestazione, l’immissione nell’atmosfera di CFC (clorofluorocarburi), l’aumento esponenziale dei rifiuti prodotti quotidianamente e impossibili da smaltire efficacemente compresi quelli radioattivi, la perdita della biodiversità e altro ancora.

Ecco quindi che, in uno scenario in cui la tecnologia ha uno sviluppo turbinoso, è necessario che i giovani, dopo le marce e gli scioperi, abbiano anche un maggiore impegno scolastico, visto che domani dovranno sapere più cose di quante ne sappiamo adesso.

A cominciare da quell’educazione civica necessaria al cambiamento delle abitudini che l’era industrializzata della fine del secolo passato ha, purtroppo, imposto come modello, perché il “buon esempio” cominci proprio da sé stessi, imparando a distinguere il velo sottile che separa la manipolazione dalle sincere buone intenzioni.

Foto Wikipedia

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