Mark Jenkins è lo scultore dietro i manichini senza volto che nelle strade di tutto il mondo compaiono in pose a volte provocatorie e altre ironiche, sempre sorprendentemente realistiche e spesso capaci di provocare critiche sociali e sconvolgere le abitudini dell’ignaro spettatore.

È l’idea di The Urban Theatre (questo è anche il titolo del suo libro) che ha l’artista americano nato a Fairfax in Virgínia nel 1970.

I manichini di Mark Jenkins   #2
I manichini di Mark Jenkins #2

Mark Jenkins ha voluto tener traccia delle reazioni degli spettatori ai suoi interventi.

L’artista afferma che fra i suoi obiettivi c’è quello di convincere le persone ad impegnarsi nel mondo in cui vivono e staccarsi dalla realtà quotidiana spesso percorsa con la testa nel cellulare.

I manichini di Mark Jenkins   #3
I manichini di Mark Jenkins #3

Nel 2003, Jenkins collocò una figura in una discarica di rifiuti a Rio de Janeiro per attirare l’attenzione sulla difficile situazione dei bambini senzatetto nelle strade.

Mark Jenkins ha dichiarato:

Mi piace convincere la gente a mettere in discussione ciò che lo circonda, ciò che è reale e ciò che non lo è…

le persone sono così sepolte nei loro telefonini e io volevo solo far alzare gli occhi… all’inizio stavo solo raccogliendo dati sociali sulle reazioni delle persone…

sei anni dopo, queste immagini parlano più della poesia, del catturare un momento magico“.

I manichini di Mark Jenkins   #4
I manichini di Mark Jenkins #4

La sua arte è fatta per la strada, ma Jenkins lavora anche con le gallerie toccando gli stessi temi anche al chiuso di una mostra.

Sorpresa nelle persone per un gruppo di manichini
Sorpresa nelle persone per un gruppo di manichini

Il lavoro dell’artista tende a volte a virare verso soggetti più oscuri.

Spesso tendono ad essere individui emarginati, a volte in stati solitari, quindi è poetico ma anche oscuro. Ad esempio, il ragazzo nel fiume sta tenendo un mazzo di palloncini colorati che stanno quasi cercando di sollevarlo magicamente. C’è sempre un sottofondo di speranza“, ha spiegato in un’intervista.

Il ragazzo nel fiume di Mark Jenkins
Il ragazzo nel fiume di Mark Jenkins

L’artista urbano americano costruisce e posiziona i manichini nella strada, nei fiumi, sui tetti, nei cassonetti della spazzatura. Le sue opere hanno provocato la presenza di polizia, vigili del fuoco richiamati dai passanti.

Del resto questo si conferma anche nei commenti alle immagini dei lavori di Mark Jenkins.

Alcuni commenti pare centrino il lato ironico dell’artista lasciando scritto: “Lasciami in pace, sto solo controllando l’altro lato delle cose.” mentre un manichino pare infilare la testa in alcuni contenitori.

L'altro lato delle cose? Mark Jenkins
L’altro lato delle cose? Mark Jenkins

Altri inconsciamente rispondono al risultato che lo scultore si era prefisso di scuotere l’indifferenza e l’abitudine: “Pensavo lo stesso. Dove vivo c’è una statua che è stata rimossa perché troppe persone hanno pensato che fosse una persona reale in pericolo e hanno chiamato troppe volte polizia e ambulanza”. Ha commentato un lettore.

Foto Jenkins manichino di ragazza
Jenkins manichino di ragazza

Al quale un’ altro ha risposto: “Stavo per dire che onestamente chiamerei la polizia (alludendo al vedere l’immagine di una donna in una posizione pericolosa) pensando che fosse qualcuno in pericolo o un suicida”.

Mark Jenkins e la tape art (con video)

Le sue iperrealistiche sculture sono realizzate con la tecnica della tape art ovvero avvolgendo un corpo (o una parte), il suo a volte di altri modelli, con un filo di plastica e poi indurito col nastro adesivo.

I manichini di Mark Jenkins

Mark Jenkins viaggia in tutto il mondo lasciando le sue opere sconcertanti nelle aree urbane.

Foto manichino di Jenkins
Foto manichino di Jenkins

I manichini di Mark Jenkins sono persone, animali a volte bambini, oggetti inanimati e fissati in pose e scenari bizzarri che creano un nuovo paesaggio in cui lo spettatore non può evitare di farne parte.

Leggi anche: Le Sculture cinetiche e stranamente ipnotiche di Ivan Black.

Il Sito dell’artista e istagram.

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