Il cammino della democrazia e le proteste popolari in Tunisia

9 gennaio 2018. Sto camminando per le vie di una città in Tunisia:

sono a Mahdia e attraverso la medina, gli antichi quartieri che si dipanano lungo questa stretta penisola che si affaccia sul Mediterraneo.

Mahdia è meno nota al turismo di massa che frequenta le più celebri Hammamet o Djerba, e si trova geograficamente a metà strada fra le due. Era l’antica capitale tunisina, abbandonata dai Fatimidi che, sotto la minaccia dei Normanni, andarono in Egitto, a fondare la città del Cairo.

Tunisia medina di MahdiaLa giornata è grigia, sferzata dal vento che rende strana l’aria che respiro: giungo al faro, ai cui piedi si estende il cimitero musulmano. Una visione quasi surreale in cui le tombe bianche, il mare azzurrino e il cielo cinereo si intrecciano con la fortezza ottomana di Borj El Kebir, le cui pietre hanno il colore della sabbia, dando vita a un’atmosfera che profuma di passato.

Porto Punico di MahdiaPorto Punico medina di MahdiaDavanti al vecchio porto punico, scavato nella roccia, il cui ingresso era protetto da due torri raccordate da un arco, penso ad Annibale che proprio qui si imbarcò per un esilio senza ritorno, abbandonando anche le amate scuderie che si narra fossero nel quartiere periferico di Hiboun, anticamente Hippon, dove ancora oggi sopravvivono quegli equini che furono il nerbo centrale e la forza della sua cavalleria numida.

Mi percepisco estranea alle persone che incrocio e che mi osservano mantenendo le distanze ma lasciandomi libera di inoltrarmi nel loro territorio urbano: passo a fianco di un uomo che mostra ad alcuni conoscenti un piccolo rapace, appollaiato sul braccio, di cui noto lo sguardo fiero e penetrante che riflette lo spirito intenso di questa terra aspra e piena di contrasti.

Incrocio un gruppo di studentesse che tornano da scuola e che rompono il grigiore della giornata con la freschezza della loro età e tante chiacchiere e risate, uomini affaccendati nelle loro attività e donne non velate che passeggiano tranquillamente.

Tutti notano la mia presenza inconsueta ma rispettano il mio cammino, facendomi sentire comunque a mio agio.

Tunisia gatti nella medinaOvunque vedo gatti randagi dal pelo arruffato, acciambellati in angoli pieni di rifiuti che mi lanciano uno sguardo in bilico tra la speranza di ricevere un boccone e la disillusione di una realtà il cui unico calore è regalato da un compagno felino a cui si stringono.

Tunisia negozi nella medina a MahdiaLa medina è ricca di botteghe di commercianti ed entro in quella di un tessitore, che produce stoffe al telaio orizzontale, diverso da quello verticale su cui le donne realizzano i tappeti.

Tunisia venditore nella medinaMohamed Ismail, questo è il suo nome, evoca l’immagine di un pianista poiché non usa solo le mani ma anche i piedi con cui accarezza,con abilità e destrezza, una complessa pedaliera che ricorda quella di un organo da chiesa. L’uomo mi accoglie gentilmente, proponendomi i suoi capolavori a un prezzo corretto, che non necessita trattative.

Esco dalla città vecchia e proseguo sul lungomare: l’albergo, situato nella zona turistica, è lontano e, dopo un po’, decido di prendere un taxi che, infilandosi nel traffico caotico, si ferma alcune volte a far salire e scendere persone del luogo che mi salutano con cortesia, scusandosi per aver rallentato il mio tragitto.

Tunisia lungomare a MahdiaArrivata in camera mia accendo la televisione e ascolto il telegiornale italiano che trasmette i servizi e le notizie sui disordini che stanno infiammando Tunisi e le altre località limitrofe. Guardo le immagini con preoccupazione.

Gli episodi hanno interessato una ventina di città e il giorno precedente, a Tebourba, a quaranta chilometri da Tunisi, è morto pure un manifestante.

Le strade di molte periferie sono accese da scontri che si svolgono soprattutto durante la notte, con assalti a supermercati, a posti di polizia, a un’agenzia per le Entrate, a una sinagoga e a un deposito comunale di auto. I saccheggi e le violenze hanno causato un centinaio di feriti e oltre ottocento arresti.

Ma cosa sta accadendo in Tunisia?

Dopo la rivoluzione dei Gelsomini scoppiata nel 2011, esattamente il 14 gennaio, il paese ha intrapreso, faticosamente ma con estrema determinazione, un cammino verso una democrazia che, dopo la caduta del dittatore Ben Alì, l’ha condotta, nel 2014, a redigere una Costituzione all’avanguardia per il mondo arabo e a ricevere, nel 2015, il Nobel per la pace. Ne venne insignito il Quartetto per il dialogo nazionale tunisino, costituito da quattro associazioni (Unione Generale del Lavoro, Confederazione dell’Industria, Lega per la Difesa dei Diritti dell’Uomo e Ordine Nazionale degli Avvocati) che riuscirono a trovare un accordo tra i partiti d’opposizione e a dar vita a una Costituzione democratica che, per la prima volta, sanciva libertà di culto e autonomia per la donna nella società araba.

Un cammino ostacolato, nello stesso 2015, dal drammatico attacco terrorista al Museo del Bardo e poi alla spiaggia di Sousse con conseguente crollo dell’afflusso di turisti, creando gravi problemi all’economia.

Le proteste scoppiate in quest’inizio del 2018 sono descritte come originate dal malcontento della popolazione per l’aumento dei prezzi: un prestito di 2,9 milioni da parte del Fondo Monetario Internazionale ha obbligato il governo a emanare una Legge Finanziaria che aumenta tasse e prezzi di molti prodotti come carburanti, assicurazioni, servizi e i.v.a.

L’inflazione diminuisce il potere di acquisto del dinaro, l’esportazione d’olio e il turismo sono in crisi, la corruzione dilagante.

Le manifestazioni sono caratterizzate dall’assenza di borghesia e sindacati e dalla presenza di giovanissimi che protestano per la mancanza di prospettive e la disoccupazione che spinge a tentare la strada dell’emigrazione verso l’Europa: un terzo degli arrestati sono infatti minorenni.

Parlando con alcuni italiani residenti a Mahdia, ho saputo che, in Francia, le televisioni stavano mostrando filmati delle proteste del 2011 spacciandoli per quelle di questi giorni.

Si chiedevano perché i media diffondessero immagini che allontanano i turisti: a Mahdia ho vissuto giornate tranquille come il viaggio notturno per raggiungere l’aeroporto di Tunisi che, dai giornali, veniva descritta una città blindata.

Le persone con cui ho parlato mi hanno anche rivelato un importante particolare: in Tunisia è stata finalmente fissata la data delle elezioni amministrative dopo continui posticipi, agli inizi di maggio.
Molte città sono state commissariate, rimanendo senza un sindaco democraticamente eletto dalla popolazione.

Tunisi, Mahdia e le altre città sono un cantiere in costruzione controllato da soggetti che non gradiscono ingerenze nei loro affari.

Le elezioni vengono viste come portatrici di scompiglio, dato che dovrebbero creare ordine e regole: forse c’è chi non intende perdere le posizioni acquisite e fomenta le proteste, sfruttando il malumore popolare per originare confusione e procrastinare le elezioni municipali.

Chi è disoccupato, o vede diminuire ogni giorno il potere d’acquisto della moneta e non sa come arrivare alla fine del mese, non è in grado di apprezzare la modernità della Costituzione o il valore di un Nobel per la pace, subendo le influenze delle persone su cui si concentra, di fatto, potere e denaro, ritrovandosi, inconsapevolmente, a realizzarne gli interessi, spesso a scapito della propria incolumità.
È difficile concretizzare la parola democrazia, in ogni parte del mondo, quando il potere economico è concentrato in gruppi privati:

l’egoismo e l’avidità umana ne impediscono l’accesso al sistema delle banche, del commercio, dell’industria e a tutte le espressioni della società umana, trasformando le persone in pedine da muovere ed eliminare, a piacimento, su un’immensa scacchiera.

Foto e reportage dalla Tunisia di Paola Iotti

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