Perché in Giappone i tatuaggi sono associati alla Yakuza

È ormai molto nota la relazione tra i tatuaggi e gli Yakuza, una delle bande più potenti e temute della mafia giapponese che opera nel Paese da centinaia di anni: ma perché in Giappone i tatuaggi sono associati alla Yakuza? Cosa rappresentano quei disegni? E qual è il legame fra la Yakuza e la società nipponica?

Quando sono attesi molti tifosi per una manifestazione come i Mondiali di Rugby del 2019, in Giappone, tifosi e giocatori che visitano il Paese asiatico sono invitati dalle autorità sportive a coprire i disegni che possono avere impresso sulla pelle per evitare di “offendere” alcune persone.

I tatuaggi e la Yakuza

I tatuaggi e la Yakuza,
I tatuaggi e la Yakuza, foto Eneas De Troya

La ragione di questo avvertimento è la relazione tra i tatuaggi e gli Yakuza.

In Giappone, tatuaggi e yakuza sembrano spesso inseparabili, però non tutti i gangster hanno un tatuaggio e non tutti quelli che hanno il corpo ricoperto appartengono all’organizzazione.

L’Horimono è un’arte nell’arte.

Certo, suona un po’ strano, ma se vediamo il tatuaggio come una realizzazione artistica, cosa può essere quando questo copre tutto il corpo?

L’Horimono è il tatuaggio giapponese completo che il maestro effettua su ogni centimetro del corpo.
Spesso solo il volto, le mani e i piedi (dalle caviglie in giù) rimangono liberi dai colori. Gli Horimono sono realizzati da rinomati maestri del tatuaggio, rappresentano scene simboliche o guerrieri samurai, costano molti soldi e una vita di sofferenza per completarli.

Tuttavia i tatuaggi in Giappone non sono solo una questione di estetica personale.

La stessa arte del tatuaggio è collegata alla legge.

Se torniamo indietro di qualche secolo scopriamo che le autorità giapponesi tatuavano spesso i criminali nelle braccia (e a volte anche in fronte) perché le persone potessero identificarli.

La conseguenza fu che per nascondere i tatuaggi imposti dalle autorità la miglior soluzione era coprirli con disegni decorativi o evocativi. L’Horimono apparve gradualmente come il culmine di quei tatuaggi.

Ma perché i tatuaggi sono associati ai Yakuza?

Gli Yakuza si proclamano discendenti dei Samurai, guerrieri dell’antico Giappone.

La maggior parte degli horimono sono basati sui samurai e questi eroi leggendari sono parte di storie dal forte significato simbolico.

Per lo Yakuza, il coraggio, la resistenza e la forza sono anche nell’idea che porta a coprire il corpo con un tatuaggo. Un Horimono completo del corpo implica anni di dolore, pazienza e tempo, che (secondo alcune tesi) rappresenta una prova di lealtà verso il gruppo.

L’origine degli Yakuza risale all’inizio del 1600.

La battaglia di Sekigahara, e la vittoria di Ieyasu Tokugawa pose fine ad un lundo periodo di guerre e diede il via ad una pace duratura.

Con la fine degli scontri i samurai, esperti nell’arte della guerra, si ritrovarono senza lavoro.

Alcuni divennero commercianti in città come Osaka, Nagoya o Edo (Tokyo) altri funzionari, magari attori del teatro kabuki che proprio allora incominciava a prosperare.

Però la maggioranza viveva fuori dalle convenzioni comuni. Si vestivano in modo strano così come particolare era il taglio dei capelli ed erano decisamente da evitare: non dimentichiamo che portavano la spada.

Presto li chiamarono kabukimono o hatamoto yakko erano i samurai senza padrone (rōnin) ed erano particolarmente conosciuti nei “quartieri del piacere”, soprattutto a Edo e dalle geisha.

Si riunirono in clan che controllavano i territori diventando mafie. I kabukimono, per alcuni precursori dei Yakuza, “proteggevano” le attività commerciali e, naturalmente, si occupavano di prostituzione e del gioco d’azzardo.

Gli Yakuza, tuttavia, non considerano i kabukimono come propri antenati ritenendoli dei semplici sfruttatori delle miserie della gente.

Quando i tatuaggi furono associati ai Yakuza

Quando i tatuaggi furono associati ai Yakuza
Quando i tatuaggi furono associati ai Yakuza

Non dimentichiamo che i tatuaggi dei Yakuza ricordano alti valori di coraggio e dedizione e in questo sembrano ricordare di più i Machi-yakko (servitori della città).

I Machi-yakko erano dei servi che si sollevarono in armi difendendo i villaggi e le città dagli abusi e dei Hatamoto-yakko.

Naturalmente, anche queste milizie popolari si trasformarono presto in piccoli feudi organizzati gerarchicamente, assumendo il controllo del gioco, della prostituzione e dell’estorsione.

Crebbero come movimento clandestino: i suoi membri i bakuto (giocatori) e i tekiya (venditori ambulanti). Era, questo sì, l’inizio della Yakuza, dei guardiani del Giappone più antico e glorioso.

I Bakuto furono quelli che diedero il nome alla Yakuza e introdussero la punizione tradizionale di tagliarsi un dito. I giocatori professionisti resero questo termine la designazione di qualcosa di inutile.

La parola Yakuza viene dai numeri 8-9-3, che si pronunciano come ha (ya) kyuu (ku) sa (za), quindi ya-ku-za.

Nel gioco giapponese Oicho-Kabu la somma di 8, 9 e 3 è 20 con il quale si perde perché si deve realizzare al massimo 19. Tra i giocatori gli Yakuza, erano quelli “che sono inutili per la società”, senza valore.

Con un’ironia tipicamente giapponese, gli yakuza fecero vanto del senso di quella parola, riconoscendo la precarietà del loro status sociale.

Non è un caso che molti yakuza abbiano lo stesso passato di emarginazione e povertà. La mafia diventa una famiglia, li aiuta dando loro sicurezza. Un percorso che, a ben pensare, unisce i bandidos messicani come le moderne bande giovanili e molte organizzazioni malavitose.

Ma perché i tatuaggi sono associati alla Yakuza?

Una delle situazioni che di solito sorprende l’occidentale che visita il Giappone per la prima volta è di solito il divieto di entrare uomini e donne tatuati in molte sorgenti termali private, palestre o piscine.

Il motivo è che la pelle disegnata è solitamente associata ai membri dello Yakuza.

Durante l’era Edo (1603-1868), fu importata dalla Cina la tradizione di tatuare i criminali sulle braccia, in modo che fossero visibili quando sollevarono gli arti.

Sebbene la “pena del tatuaggio” fu abolita nel 1872, gli Yakuza si appropriarono della tradizione e iniziarono a tatuarsi come un segno di identità.

Nel munewari, la parte vicino allo sterno dovrebbe rimanere vuota in modo che il disegno non sia visibile quando si indossa il kimono. Il tatuaggio dovrebbe essere mostrato generalmente solo nelle riunioni.

L’Irezumi (inserire inchiostro nero), il più richiesto è l’horimono, è una tecnica così dolorosa che a volte il tatuatore deve fermarsi durante il processo.

Quando i tatuaggi furono associati ai Yakuza  2
Quando i tatuaggi furono associati ai Yakuza Foto di Jeff Laitila Irezumi

Uno dei tatuatori più noti in Giappone, Horiyoshi III.

È un esperto di irezumi che vive a Yokohama ed è considerato il tatuatore preferito degli Yakuza.

Con quella che pare più consapevolezza che presunzione il tatuatore dice “A gli Yakuza è sempre piaciuto il meglio, tutto deve essere di prima classe”.

I tatuaggi e la Yakuza foto 2
I tatuaggi e la Yakuza foto 2


È opinione comune in Giappone che sia più opera di un certo giornalismo e di alcuni film il fatto che la cultura del tatuaggio sia collegata alla Yakuza a al mondo criminale. Tuttavia nel Paese del Sol Levante, a questa organizzazione vengono attribuite anche molte azioni positive.

Horiyoshi III, considerato il tatuatore degli Yakuza
Horiyoshi III, considerato il tatuatore degli Yakuza

È lo stesso Horiyoshi III a raccontare in un’intervista che: “Quando si è verificato il terremoto, hanno aiutato più velocemente del governo. Tutti lasciarono le loro case e gli Yakuza furono quelli che si assicurarono che nessuno venisse derubato”.

Il tatuatore della Yakuza poi spiega perché i tatuaggi devono restare nascosti: “Quando qualcosa diventa di moda, smette di essere affascinante… Le persone vengono tatuate qui sapendo che non mostreranno i loro tatuaggi tutto il tempo ed è perché noi non prendiamo questo alla leggera. La nostra cultura spirituale è diversa da quella di altri paesi e quando mostriamo i nostri tatuaggi, emanano una luce misteriosa, nascosta e bella.”.

I tempi moderni non hanno cambiato la Yakuza.

Due notizie ne dimostrano ancora la forza e la passione per i tatuaggi.

I tatuaggi e la Yakuza Foto 3
I tatuaggi e la Yakuza Foto Alexandre Kerbellec Yakuza

Pronti a fare la propria parte con spirito olimpico ai giochi di Tokyo 2020 la Yakuza ha inviato per iscritto ai suoi membri l’ordine di: “utilizzare le armi da fuoco saggiamente”.

Secondo il giornale Mainichi, alcuni degli uomini che al Festival di Sanja Matsuri a Tokyo mostravano in una bella foto di gruppo tranquillamente i propri tatuaggi in pubblico perseguivano due obiettivi chiari: evitare sparatorie come quelle che hanno causato alcune retate della polizia e dimostrare alle autorità che i clan esercitano non solo il controllo ma anche l’autocontrollo.

Serve anche ricordare un detto familiare in Giappone secondo il quale “la polizia giapponese tollera il crimine purché sia organizzato”.

L’altra notizia riguarda il giapponese Shigeharu Shirai che in Thailandia, mentre si divertiva a un gioco da tavolo in una strada, non si accorgeva che un passante gli fotografava i tatuaggi che coprivano buona parte del suo corpo.

Quelle foto così belle sarebbero presto diventate virali, il problema?

La polizia ha arrestato Shirai alcuni giorni dopo in un mercato nella città di Lopburi, a nord di Bangkok. L’uomo era risultato essere un capo della Yakuza che cercava di sfuggire ad un’accusa di omicidio, i suoi tatuaggi lo avevano tradito.

Foto tatuaggi e Yakuza: Wikipedia 1, Stekler (Nice back piece), Alexandre Kerbellec.

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