Il singolo I giardini di marzo di Lucio Battisti e Mogol, uscito nell’aprile del 1972 con Comunque bella, ed è uno dei brani più noti di questa incredibile coppia artistica della canzone italiana.

Testo di I giardini di marzo di Lucio Battisti e Mogol

Il carretto passava e quell’uomo gridava gelati
Al ventuno del mese i nostri soldi erano già finiti
Io pensavo a mia madre e rivedevo i suoi vestiti
Il piu’ bello era nero coi fiori non ancora appassiti
All’uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri
Io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli
Poi, sconfitto, tornavo a giocar con la mente i suoi tarli
E alla sera al telefono tu mi chiedevi perché non parli (mm, mm)
Che anno è, che giorno è?
Questo è il tempo di vivere con te
Le mie mani come vedi non tremano più
E ho nell’anima
In fondo all’anima cieli immensi
E immenso amore
E poi ancora, ancora amore, amor per te
Fiumi azzurri e colline e praterie
Dove corrono dolcissime le mie malinconie
L’universo trova spazio dentro me
Ma il coraggio di vivere quello ancora non c’è
I giardini di marzo si vestono di nuovi colori
E le giovani donne in quei mesi vivono nuovi amori
Camminavi al mio fianco e ad un tratto dicesti “Tu muori”
“Se mi aiuti, son certa che io ne verrò fuori”
Ma non una parola chiarì i miei pensieri
Continuai a camminare lasciandoti attrice di ieri (mm)
Che anno è, che giorno è?
Questo è il tempo di vivere con te
Le mie mani come vedi non tremano più
E ho nell’anima
In fondo all’anima cieli immensi
E immenso amore
E poi ancora, ancora amore, amor per te
Fiumi azzurri e colline e praterie
Dove corrono dolcissime le mie malinconie
L’universo trova spazio dentro me
Ma il coraggio di vivere quello ancora non c’è

Foto testo i Giardini di Marzo Lucio Battisti

Testo di I giardini di marzo di Lucio Battisti e Mogol
Testo di I giardini di marzo di Lucio Battisti e Mogol

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Il paroliere ha avuto modo più volte di raccontare la sua collaborazione con il cantante e di come alla base ci fosse una grande stima reciproca.

Nato come Giulio Rapetti, Mogol ha potuto aggiungere anche ufficialmente il suo nome artistico all’anagrafe nel 2006, un nome con il quale ha firmato moltissimi brani ormai diventati dei classici della nostra musica.

Infatti se con Lucio Battisti ha composto brani come: 29 settembre, a Un’avventura, Emozioni, Il mio canto libero, Una donna per amico, Ancora tu… anche con altri grandi interpreti e cantautori ha avuto modo di esprimere la sua grande vena poetica.

Con Riccardo Cocciante scrisse Cervo a primavera, Celeste nostalgia e con Mango i testi di brani come Oro, Nella mia città e Mediterraneo.

I Giardini di Marzo è comunque, fra tanti brani indimenticabili, uno dei più carichi di ricordi giovanili di Mogol.

A partire dal famoso incipit “Il carretto passava e quell’uomo gridava gelati / Al ventuno del mese i nostri soldi erano già finiti…” per poi passare all’abito della madre con i fiori che non appassivano mai nonostante lo indossasse molte volte.

Insieme ai momenti di un’ infanzia vissuta in ristrettezze economiche c’è anche “la difficoltà di affrontare il quotidiano” ed il disagio di fronte alle situazioni pratiche.

…All’uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri
Io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli…

Un disagio che viene sentenziato nella frase “…ma il coraggio di vivere quello ancora non c’è”.

Video di I giardini di marzo di Lucio Battisti e Mogol

https://youtu.be/IsIezhvQUmE

Su I giardini di marzo, racconta Mogol a proposito della composizione del testo, di come erano arrivate le parole:

…ero convinto di avere perso il filo del discorso andando per boschi, fiumi e praterie, e poi mi sembrava di essere tornato senza sapere il percorso che avevo compiuto. Ero stordito, smanioso, ma fu proprio Battisti, in quel caso, a dirmi che avevo scritto dei grandi versi”.

I giardini di marzo di Lucio Battisti e Mogol sarà il 4° singolo più venduto in Italia in quel lontano 1972.

Foto da Wikipedia. Elaborazione CaffèBook.

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