L’Autoritratto triplo di Johannes Gumpp, e il mistero sull’unica opera conosciuta dell’artista

Non è facile sapere da quanto tempo gli artisti di tutte le epoche realizzano autoritratti o si includono in rappresentazioni di temi mitologici, religiosi o inventati, ma fra tutti questi certamente l’Autoritratto triplo di Johannes Gumpp è il più misterioso e originale.

Fino all’invenzione della fotografia, il modo più semplice, anche se non il solo, per fare un autoritratto era guardarsi allo specchio.

Qualcosa che, in alcuni periodi storici poteva essere più o meno costoso. Nel diciassettesimo secolo, ad esempio, possedere uno specchio dimostrava una certa capacità economica non sempre alla portata di un artista.

Autoritratto triplo di Johannes Gumpp

Autoritratto triplo di Johannes Gumpp
Autoritratto triplo di Johannes Gumpp

Ed è in questo secolo che troviamo il curioso artista di cui si conosce solo questo tipo di opera, e questo è così strano che ha suscitato molte speculazioni.

Si tratta di Johannes Gumpp, pittore austriaco nato a Innsbruck intorno al 1626.

Dell’artista si conosce molto poco. Si suppone appartenesse ad una famiglia di artisti attivi nel Tirolo e in Baviera tra il XVI e il XVIII.

Le sue sole due opere realizzate indicano che si fosse trasferito ancora giovane a Firenze (una è conservata agli Uffizi) dove realizzò gli autoritratti nel 1646.

Da questo punto in poi non si sa più nulla della sua vita né si conoscono altre sue opere.

Cosa avrà fatto Johannes Gumpp dopo aver realizzato il suo Autoritratto triplo?

È possibile che fosse rimasto per un po’ di tempo nella città italiana, allora luogo ideale per gli artisti europei, ma né di questo come neppure della data approssimativa della sua morte si sa nulla.

Le due opere sono una sorta di triplice autoritratto, in cui l’artista è rappresentato tre volte: il primo, visto a figura in piedi è di schiena senza che il suo volto sia visibile, il secondo attraverso il suo riflesso nello specchio in cui sta guardando, e il terzo nel dipinto dove è il ritratto.

Entrambe le copie dell’opera sono firmate e datate nel 1646 sul foglio di carta rappresentato sul bordo superiore della tela raffigurata.

Particolare, il cane e il gatto nell’Autoritratto triplo di Johannes Gumpp

Particolare, il cane e il gatto nell'Autoritratto triplo di Johannes Gumpp
Particolare, il cane e il gatto nell’Autoritratto triplo di Johannes Gumpp

Nell’Autoritratto triplo sono rappresentati anche un cane e un gatto.

Alcuni esperti hanno interpretato la presenza dei due animali come un’allegoria della fedeltà (nella rappresentazione artistica) e dell’autonomia (dell’artista).

Questo quadro diventa interessante anche perché ci permette di avere un’idea di come gli artisti dipingevano i loro autoritratti, posizionando uno specchio accanto al cavalletto.
Possiamo partire anche verso considerazioni sul significato ultimo dell’arte o quanto meno sul cosa rimane di un artista.

Johannes Gumpp si rappresenta in triplice copia, ma l’unico che stabilisce il contatto visivo con noi è quello raffigurato… Questo significa che il dipinto è più importante dell’artista perché sarà quello che rimarrà ai posteri?

Il cane e il gatto che sono rispettivamente sotto il cavalletto e lo specchio, mostrando i loro denti, perché si stanno affrontando?
La parte più reale del quadro è l’immagine dell’artista, anzi della sua schiena, ma in questa il volto è nascosto e il soggetto lo si può solo intuire.

Questa osservazione ha portato alla considerazione che l’artista, nel realizzare i due quadri, volesse indagare sulla persona che rappresenta un mistero in quanto cambia a seconda di come la si guarda.

Un pensiero troppo legato alla psicologia per l’epoca? Non dimentichiamo che molti grandi artisti, come dicevamo all’inizio, si sono rappresentati nelle proprie opere, alcuni anche in modo particolare come Artemisia Gentileschi, ad esempio, proprio mentre dipingeva.

Johannes Gumpp Autoritratto triplo rettangolare

Johannes Gumpp Autoritratto triplo rettangolare
Johannes Gumpp Autoritratto triplo rettangolare

Però la domanda che più suscita curiosità certo dovrebbe essere, quale diabolico gioco di specchi ha dovuto usare per essere in grado di dipingersi sulla schiena e sul viso nel suo Autoritratto triplo Johannes Gumpp?

Leggi anche: Trophime Bigot il Maestro della candela. Foto da Wikipedia.

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