Trono del Pavone, il trono d’oro perduto degli imperatori Moghul

Uno dei grandi danni collaterali che le guerre da sempre hanno portato con sé è la distruzione del patrimonio culturale, monumentale e artistico e la storia del trono d’oro, o Trono del Pavone, potrebbe essere uno degli esempi più emblematici per la magnificenza dell’oggetto perduto.

Nella storia ci sono esempi molto più noti, quasi paradigmatici, come l’incendio di Persepoli da parte di Alessandro Magno.

Se poi lo scontro riguardava aspetti anche religiosi o ideologici era certo che la perdita potesse essere ancora più nefasta come:

la distruzione del Serapeo di Alessandria all’epoca di Ipazia,

la distruzione della Biblioteca di Alessandria durante la conquista romana dell’Egitto

o demolizioni più recenti effettuate dall’ ISIS in Palmira.

Che siano libri, costruzioni architettoniche oppure oggetti artistici la loro scomparsa lascia sempre un vuoto storico.

Un caso poco conosciuto, ma incredibilmente spettacolare è quello del Trono del Pavone.

Trono del Pavone e le descrizioni dei viaggiatori

Ci sono state lasciate descrizioni impressionanti dell’oggetto a livello locale, come quella di Abdul Hamid Lahori (deceduto nel 1654) che fu un viaggiatore e uno storico di corte di Shah Jahan l’imperatore mogul che fece costruire il Taj Mahal e lo stesso Trono del Pavone.

Il Trono del Pavone, il trono d’oro
Shah Jahan sul Trono del Pavone o trono d’oro

Ma ci sono anche le testimonianze dal viaggiatore e medico francese francese François Bernier (1625-1688). Per dodici anni fu il medico personale del figlio e successore di Shah Jahan l’imperatore Moghul Aurangzeb.

Un’altra testimonianza illustre ci arriva da Jean-Baptiste Tavernier (Parigi, 1605 – Mosca, luglio 1689), viaggiatore e mercante, noto anche per aver portato in Europa diversi grandi diamanti, tra cui il “Blu di Francia” (oggi diventato il diamante Hope).

Certamente fra tutti c’erano molte discrepanze nelle descrizioni perché riuscirono a vederlo solo da lontano.

Tuttavia tutti i racconti concordano sul considerarlo alla stregua di un vero gioiello di grandi dimensioni per la produzione di metalli preziosi e gemme.

Tutto doveva esaltare la figura dell’imperatore dell’impero Moghul, dominatore di quello stato di origine islamica che dominò l’India per quasi due secoli.

Gli imperatori Mogul avrebbero esteso i loro domini dal golfo del Bengala e dalla parte montuosa del nord a diversi territori dell’Asia.

Shah Yahan l’imperatore sul Trono del Pavone

L’episodio più importante di questa storia è l’ascesa al trono Mughal nel 1628 di Kurram (il gioioso), il figlio del grande Mughal Yahangir,

Sarebbe passato ai posteri adottando il nome di Shah Yahan e avrebbe dato iniziò all’età d’oro dei Moghul.

Oltre al Taj Mahal (il mausoleo che fece per la sua favorita) ad Agra, Shah Yahan fece erigere o migliorare diverse opere architettoniche come Forte rosso di Agra o la moschea-congregazionale (Jama’ Masjid) a Delhi.

Quella più importante nella nostra storia è il Forte rosso di Delhi nella cui sala delle udienze c’era, ciliegina sulla torta, il Trono del Pavone.

Come fu costruito il Trono del Pavone

Per realizzare quest’incredibile opera furono chiamati i migliori orafi dell’impero e non solo.

Lavorarono con molta attenzione ogni aspetto, ogni angolo dell’oggetto per realizzare quella meraviglia.

Secondo coloro che riuscirono a vederlo fu utilizzata più di una tonnellata di oro puro e ogni tipo di pietre preziose:

dai rubini agli smeraldi, passando attraverso zaffiri, diamanti, perle…

Su tutto dominava il famoso Koh-i-Noor, un diamante da 108 carati estratto dalle miniere di Andra Pradesh all’epoca considerato il più grande del mondo.

Tutta questa ricchezza fu descritta come

“la grandiosità che impoverisce i cieli”.

Era un contrasto molto forte con il trono sul quale sedevano i predecessori di Shah Yahan che era fatto di marmo nero e di forme molto semplici.

Come era fatto il Trono del Pavone

Però il Trono d’oro del Pavone in effetti, non era una semplice poltrona.

Il trono aveva l’aspetto di un letto ed era lungo 1,8 metri e largo 1,2 metri, con quattro o sei gambe ed era sormontato da baldacchino sorretto da una dozzina di colonne costellate di perle.

Il costo fu superiore al Taj Mahal stesso.

Il nome gli fu dato in seguito e potrebbe essere dovuto sia all’uccello, il pavone è originario dell’India, sia al suo aspetto maestoso.

Il gioiello fu inaugurato nel 1635, in coincidenza con il settimo anniversario della salita al potere di Shah Yahan e con la fine del Ramadan, dando seguito ai consigli degli astrologi della corte.

Dopo la sua morte gli successe suo figlio Aurangzeb e poi suo nipote Bahadur Shah e quindi giunse la decadenza dell’impero Mogol.

Il Trono del Pavone nelle mani del Napoleone persiano

Il 13 febbraio 1739 le truppe di Nader Shah, fondatore della dinastia degli Ahsaridi sconfissero quelle indiane di Muhammad Shah nella battaglia di Karnal.

Nader Shah Nādir Shāh Afshār (novembre 1688 o 6 agosto 1692 – 19 giugno 1747) entrò a Delhi saccheggiandola.

Nader Shah, che per le sue abilità militari sarebbe stato soprannominato il Napoleone persiano, quando ordinò il ritorno alla corte reale di Isfahan, portò con sé un favoloso bottino in cui, naturalmente, il Trono del Pavone non poteva mancare.

Ma il fondatore della dinastia degli Ahsaridi amava più definirsi il nuovo Alessandro Magno oppure imitare il Tamerlano di cui era ammiratore.

Per questo Nader Shah, per sedare alcune rivolte, non esitò a far uccidere più di trentamila persone.

Il trono d’oro seguiva il potere e questo portava sempre con sé violenza e morte.

Nell’estate del 1797 il despota Nader Shah fu ucciso in una cospirazione di palazzo.

I congiuranti, fra cui un nipote probabilmente si spartirono le ricchezze incastonate sul Trono del Pavone, comunque sia se ne persero le tracce.

Nader Sha stesso aveva già provveduto a spogliare il trono di alcuni gioielli, fra i quali il famoso Koh-i-Noor, ma non c’è dubbio che ancora vi fossero rimaste molte pietre preziose.

Sono circolate molte leggende sulla destinazione finale del trono. Potrebbe essere stato oggetto di un dono inviato all’Impero Ottomano.

Inoltre, alcune parti del Trono del Pavone potrebbero essere state utilizzate per ricostruirne uno come simbolo di potere persiano, ma gli storici e gli archeologi tendono a negare la veridicità di queste ipotesi.

Tutto ciò che rimane è (forse) un piedistallo di marmo che viene mostrato ancora oggi.

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