Ipazia di Alessandria

Ipazia di Alessandria è una delle prime donne scienziato di cui abbiamo riferimento.

“C’era una donna ad Alessandria il cui nome era Ipazia, figlia del filosofo Teone, che raggiunse una tale portata nella letteratura e nella scienza, che superò di gran lunga tutti i filosofi del suo tempo”.

Socrate Scolastico (Costantinopoli, 380 circa – 440 circa)

Ipazia era una insegnante di prestigio presso la scuola neoplatonica e diede importanti contributi alla scienza nei campi della matematica e dell’astronomia.

Il suo brutale omicidio segna il passaggio dal ragionamento classico all’oscurantismo e fanatismo religioso che dominerà il Medioevo così che in seguito la filosofa sarà considerata una martire della libertà di pensiero soprattutto nell’aspetto scientifico.

Molti aspetti della vita di Ipazia sono un mistero e la principale fonte di informazioni disponibili sono degli scritti di suoi discepoli.

La leggenda nata attorno alla sua persona mescola licenze poetiche a fatti realmente accaduti tanto da rendere difficile la conoscenza della scienziata alessandrina.

Quando nacque Ipazia di Alessandria (Alessandria d’Egitto, 350/370 d.C.– Alessandria d’Egitto, marzo 415 d.C.)

Non ci sono informazioni affidabili sulla tua data di nascita. Alcuni riferimenti letterari la collocano nel 370 mentre alcune tesi postulano il 355.

Nel mito che l’avvolge, e per molti pittori in seguito, è giovane e bella al tempo del suo crudele omicidio nel marzo del 415.

Il discepolo di Ipazia, e principale fonte di informazione, Sinesio di Cirene (370 d.C. circa – Cirene, 413 d.C.), nacque tra il 368 e il 370, non poteva avere la stessa età di chi gli faceva da Maestra.

Un altro aspetto da considerare era il prestigio sociale che aveva raggiunto la donna (difficile in giovane età) che trapela nelle epistole del proprio Sinesio.

Quello che sappiamo è che visse fra il quarto e il quinto secolo, in un momento storico in cui era particolarmente intenso il dibattito scientifico sulla posizione della Terra nell’universo.

Teone di Alessandria, il padre di Ipazia

Suo padre era Teone di Alessandria (Alessandria d’Egitto, 335 d.C. circa – Alessandria d’Egitto, 405 d.C. circa), matematico e astronomo che insegnava in quella che era chiamata la Biblioteca di Alessandria o il Serapeo.

Il Serapeo di Alessandria, la cui fondazione risaliva alla dinastia tolemaica, venne distrutto nel 391 dal vescovo Teodofilo e con esso molte statue e testi.

Il lavoro di Teone era nella conservazione di alcune importanti opere che erano state scritte fino ad allora nei campi della matematica e dell’astronomia.

Come avrebbero fatto poi i monaci amanuensi, ordinava e riscriveva i volumi più importanti a mano, affinché non ne andasse perduta la conoscenza.

A differenza però dei copisti cristiani, poneva dei commenti scritti sul margine con annotazioni che permettevano di differenziare l’autore da quello che era il commentatore.

In Matematica, Teone di Alessandria approfondì Gli elementi di Euclide, base della geometria dall’Antichità fino al XIX secolo.

Nella sua recensione di questo lavoro menzionò Ipazia come discepola e poi come collaboratrice, fatto che potrebbe indicare una partecipazione di rilievo della figlia.

Questo poi si ripete nel trattato sul lavoro matematico di Euclide.

Lo studio di Teone viene registrato nei tredici libri dei Commentari di Almagesto.

Il possibile contributo di Ipazia appare anche nel terzo dei libri: “Commento di Teone di Alessandria al terzo libro del Sistema matematico di Tolomeo. Edizione controllata dalla filosofa Ipazia, figlia mia“.

Quelle parole hanno portato a diverse conclusioni: alcuni autori ritengono che Ipazia (Hypatia) avesse apportato nuovi contributi, mentre altri suggeriscono una revisione congiunta.

Né è escluso che la collaborazione tra Teone e Ipazia sia continuata e la sua partecipazione non si sia limitata al libro III.

Ipazia di Alessandria, i contributi scientifici

Per quanto riguarda l’opera di Ipazia di Alessandria, le si attribuisce un commentario su un testo di uno dei suoi matematici preferiti Diofanto di Alessandria: l’Arithmetica.

È considerata opera della scienziata anche un commentario alle Coniche di Apollonio di Perga, dove introduce la geometria delle figure coniche importanti per il posizionamento dei corpi celesti.

Per quanto riguarda le scienze applicate, sappiamo dagli scritti dei suoi discepoli che aveva creato un planisfero celeste e un idroscopio per pesare i liquidi.

Varie fonti, come il cronista ecclesiastico ariano Filostorgio, Esichio e Damascio, sottolineano che Ipazia (Hypatia) fosse al di sopra del padre per talento e risultati scientifici e che, alla sua morte, avesse continuato le sue indagini senza collaboratori.

La filosofia di Ipazia di Alessandria

Ritratto di Ipazia di Alfred Seifert
Ritratto di Ipazia di Alfred Seifert

Dalle lettere di Sinesio possiamo collocare Ipazia di Alessandria (Hypatia) all’interno della scuola neoplatonica le cui idee partivano dai Pitagorici.

Una società scientifica basata sul suo sistema di pensiero sulla contemplazione e sulla scoperta del cosmo, una parola che hanno creato loro stessi, come un universo ordinato da alcune leggi conoscibili.

La natura era numerica e la matematica incarnava la perfezione e costituiva la sua guida morale. Il pensiero e non l’osservazione erano il metodo per conoscere la verità e ampliare la conoscenza.

La relazione tra i membri della comunità neoplatonica era basata sull’amicizia, non essendoci alcuna struttura gerarchica.

Vi era una sostanziale uguaglianza di genere e, di conseguenza, ammettevano uomini e donne alle stesse condizioni.

Credevano che tutte le persone, indipendentemente dalla loro cultura, classe sociale o genere, potessero raggiungere la conoscenza perché avevano tutti la stessa anima.

Le idee sviluppate dai pitagorici furono un importante contributo al progresso scientifico.

Nella cosmologia ritenevano si dovesse spostare la Terra dal centro dell’universo per posizionarla, come un altro pianeta, attorno al Sole.

Un passo colossale tenendo conto delle concezioni esistenti allora, ma per loro le teorie stabilite in base alle credenze non avevano valore, mentre difendevano il primato della matematica sulle osservazioni e sui dogmi.

Platone fu uno dei filosofi che raccolse le idee dei Pitagorici tanto che la matematica e le scienze politiche erano temi centrali nella sua Accademia.

La sua filosofia si basava soprattutto sulla convinzione che le idee (il mondo delle idee) fossero più reali del mondo materiale che ci circonda.

La corrente neoplatonica, che seguiva Ipazia (Hypatia), fu erede di questa linea di pensiero di cui il principale rappresentante era Plotino.

Presupponevano anche l’esistenza di un principio supremo oltre la realtà che poteva essere conosciuto attraverso formule matematiche.

Ipazia e l’influenza della scuola di Alessandria e Tolomeo (Pelusio, 100 d.C. circa – Alessandria d’Egitto, 175 d.C. circa)

Durante la vita di Ipazia, la scuola di Alessandria trasmetteva questa dottrina filosofica inclusiva.

Gli studenti non erano giudicati o esclusi per ragioni religiose o etniche potremmo anzi definire la scuola un modello di diversità culturale.

Questo attirò ad Alessandria intellettuali da diverse parti del mondo per conoscere le diverse concezioni filosofiche e scientifiche.

Secondo le lettere di Sinesio, le lezioni erano dialoghi in cui Ipazia discuteva con gli studenti di filosofia, matematica, astronomia, etica e religione.

Ipazia sostenne la tesi eliocentrica e nelle osservazioni nei Commentari del Libro III dell’Almagesto venivano sollevati dubbi sulla teoria geocentrica di Tolomeo.

Rimane da chiarire il suo vero grado di coinvolgimento nel libro con gli scritti di Teone di Alessandria.

Un fatto molto probabile è che Copernico lo leggesse quando era a Firenze a studiare l’opera di Tolomeo, poiché l’unica copia conservata era nella biblioteca dei Medici della città.

Se fosse vero implicherebbe che il lavoro fatto da Ipazia e suo padre abbia influenzato direttamente la rivoluzione copernicana.

La vita di Ipazia di Alessandria

Sebbene sulle sue conquiste intellettuali ci siano pochi riscontri conoscibili e tutti siano indiretti, sulla sua vita personale l’ignoranza è enorme.

I vuoti in persone che comunque hanno lasciato un segno così importante del proprio passaggio spesso sono riempiti dalle leggende.

Una delle tante leggende inventate è il suo matrimonio con il filosofo Isidoro e il suo culto degli dei pagani. Non ci sono prove che lei fosse una seguace degli dei e degli eroi ellenici.

Al contrario quei stessi scritti ne fanno trapelare un atteggiamento razionale nei confronti della tradizione ellenica e una presa di posizione neutra nelle dispute in corso tra pagani e cristiani che avvenivano ad Alessandria.

Alessandria come una città dell’Impero Romano d’Oriente, era governata da un prefetto inviato dall’imperatore di Costantinopoli, ma, ufficiosamente, gran parte della sua popolazione obbediva ai dettami del suo vescovo e patriarca, che vigilava sulla fede e l’ortodossia della comunità cristiana.

Ipazia era conosciuta e rispettata per i suoi valori etici e per la sua saggezza e, pagani o cristiani che fossero, ricorrevano spesso al suo consiglio anche negli affari che riguardavano la sfera politica.

Il modo di insegnare aperto a tutti la rese amata dal popolo e amica di Oreste, il prefetto di Alessandria, che pur essendo cristiano sosteneva la coesistenza pacifica tra tutte le culture e religioni.

L’elezione di Cirillo a vescovo di Alessandria nell’ottobre 412 segnò l’inizio della fine del sogno della scuola di Alessandria e della pluralità religiosa.

Da quel momento in poi, la situazione cambiò rapidamente.

Nonostante l’opposizione di una parte dei cristiani, fra i quali anche Oreste, Cirillo tentò di imporre il cristianesimo su tutte le altre religioni.

Ad Alessandria si viveva in un clima di estrema violenza con assassini tra cristiani e pagani.

L’assassinio di Ipazia

Morte di Ipazia di Charles William Mitchel
Charles William Mitchel Morte di Ipazia

Per Cirillo, l’influenza di Ipazia che esercitava tra i membri anziani della politica imperiale rappresentava una minaccia.

L’azione del nuovo vescovo fu quella di avviare una campagna diffamatoria nei confronti della filosofa presentandola come una strega che aveva stregato Oreste.

Cirillo godeva di immunità e di un grande potere come rappresentante della Chiesa, ma questo non impedì a Oreste di arrestare alcuni suoi collaboratori che provocavano disordini e violenze.

Il vescovo aveva ad Alessandria al suo servizio i noti parabolani che godevano dei privilegi del clero e che ufficialmente assistevano i malati.

Per molti i parabolani divennero il braccio armato del vescovo quando si trattava di colpire i pagani o i nemici politici nella città.

Nel marzo del 415, un gruppo di fanatici cristiani catturarono la filosofa, la denudarono e la uccisero brutalmente con frammenti di ceramica e pietre.

Sulla morte di Ipazia: Socrate Scolastico, Damascio e Oreste

Socrate Scolastico (Costantinopoli, 380 circa – 440 circa) nella sua sola opera conosciuta, Historia ecclesiastica (Libro VI, Capitolo 15) racconta che alla guida della folla vi fosse un certo Pietro il Lettore che poteva essere un uomo con una carica importante, forse un magistrato.

“Cadde vittima degli intrighi politici che prevalevano in quel momento.

Poiché aveva frequenti incontri con Oreste, calunniata tra la popolazione cristiana, dicendo fosse lei ad impedire a Oreste di riconciliarsi con il vescovo Cirillo.

Alcuni di loro, parte di una folla feroce e fanatica, il cui leader era un certo Pedro il Lettore, la arrestarono mentre tornava a casa.

Trascinata giù dalla sua carrozza, la portarono in una chiesa chiamata Cesareo, dove la spogliarono completamente, e la uccisero …

Dopo aver smembrato il suo corpo, portarono i suoi resti in un posto chiamato Cinaron, e lì li bruciarono.

Questa faccenda lasciò cadere il più grande rimprovero, non solo su Cirillo, ma sull’intera chiesa di Alessandria.

E sicuramente nulla può essere più lontano dallo spirito cristiano che permettere massacri, lotte e atti di questo tipo.

Ciò accadde nel mese di marzo durante la Quaresima, nel quarto anno dell’episcopato di Cirillo, sotto il decimo consolato di Onorio e il sesto di Teodosio”.

Il filosofo pagano Damascio avrebbe poi descritto che “una massa enorme di uomini brutali” le avrebbero cavato gli occhi quando era ancora viva.

Oreste tentò di condurre un’ indagine è iniziata, ma venne rinviata più volte e gli assassini di Ipazia restarono impuniti.

Il fanatismo usato politicamente dal vescovo di Alessandria distrusse una scuola che predicava il ragionamento, la tolleranza e la ricerca della conoscenza.

Però, ancora oggi, il 27 giugno, si celebra San Cirillo per la sua difesa dell’ortodossia.

Ipazia e la leggenda Santa Caterina d’Alessandria

In seguito nacque una leggenda che seppur considerata priva di prove storiche portò alla nascita del culto di Santa Caterina d’Alessandria.

La leggenda di Santa Caterina d’Alessandria (vergine e martire ricordata il 25 novembre) nasce attorno VII o VIII secolo e racconta di una giovane vissuta verso l’anno 310.

La giovane di soli 18 anni fu in grado di vincere un lungo dibattito filosofico e teologico sulla follia di credere in molti dei e come con la semplice ragione illuminata dalla sua fede e per questo mandata al martirio da Massenzio.

È forte il dubbio che la leggenda di Santa Caterina d’Alessandria nacque per sostituire nelle persone l’idea che aveva lasciato Ipazia come martire in realtà del libero pensiero e non di unna religione.

Ipazia rappresentava il simbolo dell’amore per la verità, per la ragione, per la scienza che aveva fatto grande la civiltà ellenica. Con il suo sacrificio cominciò quel lungo periodo oscuro in cui il fondamentalismo religioso tentò di soffocare la ragione.

(Margherita Hack)

Quadro del preraffaellita Charles William Mitchel Morte di Ipazia, e Ritratto di Ipazia di Alfred Seifert, volto di Ipazia di Alessandria in copertina: illustrazione di Jules Maurice Gaspard (1862–1919) del 1908.

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