La scienza moderna ha ormai chiarito da tempo la struttura atomica della materia. Sappiamo anche che l’atomo non è affatto “indivisibile“, come suggerisce il significato originario della parola greca, bensì composto da elementi più semplici quali il nucleo con i suoi protoni, i neutroni, gli elettroni.

Tutto chiaro, possedendo idonei strumenti di osservazione sperimentale; ma nelle poleis del V secolo a. C. i saggi che “amavano il sapere” potevano avvalersi unicamente del proprio talento, impiegando le armi della Ragione e dell’Intuizione, due facce di medaglia contrapposte ma complementari.

Il primo nome che viene in mente parlando di Atomismo greco è Democrito di Abdera; tuttavia, per quanto la dottrina democritea sia più avanzata e ricca di peculiarità, l’intuizione dell’atomo come “unità di base” della materia fu del suo maestro, Leucippo di Mileto, rifugiatosi ad Abdera per motivi politici, dove fondò una scuola filosofica.

Dopo i tentativi pionieristici datati VI secolo a. C. della Scuola di Mileto e dei Pitagorici, nonché la riflessione di grandi padri della filosofia come Eraclito di Efeso e Parmenide di Elea rivolti a trovare un’archè, ovvero un principio primo in grado di spiegare l’ordine del cosmo, il pensiero greco iniziò a dubitare che un unico elemento, per quanto pregnante e fondamentale, potesse dar ragione di una tale complessità; per questo si aprì la stagione dei Fisici pluralisti, che ammettevano una molteplicità di princìpi.

Quale teoria filosofica elaborò dell’atomo Leucippo, prima che venisse assorbita da quella del più celebre discepolo?

Di lui non sappiamo quasi nulla, ma Aristotele in persona lo cita nelle pagine della sua Fisica, come colui che per primo ipotizzò che gli atomi, composti di materia, si muovessero nel vuoto (concetto arduo da digerire per i Greci, che tendevano per lo più a dar ragione a Parmenide e Platone, i quali lo facevano coincidere con il non-essere; lo stesso Aristotele non ne ammette l’esistenza, sostenendo che il Cosmo è “tutto pieno“).

Si tratta quindi di una visione del tutto materialistica, che spiega la Natura senza ricorrere all’intervento diretto della dimensione metafisica o delle divinità.

Gli atomi si aggregano e si disgregano seguendo una concatenazione di cause ed effetti, dettata da leggi di Necessità (questo concetto nel pensiero antico si avvicina moltissimo alla concezione del Fato, la forza suprema che tutto governa e il cui volere è superiore a quello degli stessi dèi).

Democrito, però, sostiene che gli atomi sono tutti uguali dal punto di vista qualitativo, essendo tutti composti di materia e differiscono solo sul piano quantitativo (ovvero in relazione alla forma geometrica, allo spessore, al peso e ad altri aspetti affini);

leggendo invece i pochi frammenti a noi pervenuti dell’unica opera di Leucippo a noi nota, La grande cosmologia, si evince come egli ritenesse che, pur essendo la sostanza degli atomi sempre la medesima, i loro aggregati differiscano qualitativamente, avvicinandosi così alla teoria delle omeomerie (o semi) di Anassagora di Clazomene, che il suo allievo Democrito derise;

tuttavia anche Leucippo è pronto a rinunciare a qualsiasi Intelligenza ordinatrice che sopraintenda al perenne movimento atomistico (proprio questa Intelligenza ordinatrice, infatti, attirò contro Anassagora gli strali polemici di Democrito).

 

Leucippo

Articolo Leucippo e l’intuizione dei filosofi dell’atomo di Sabrina Granotti su CaffèBook ( caffebook .it)

Alla luce di ciò, sarebbe errato voler intendere il pensiero di Leucippo come una sorta di “ponte” tra il pluralismo anassagoreo e quello del suo discepolo: maestro e scolaro, infatti, sono artefici di una materialismo più radicale, che esclude ogni giustificazione soprannaturale alla Natura stessa.

Qualche interrogativo aperto deve pur rimanere, considerando che non possediamo l’opera completa di nessuno dei cosiddetti “filosofi presocratici” (o “presofisti“);

grazie al preziosissimo lavoro di Hermann Diels, filologo e storico della filosofia greca che raccolse con pazienza e perizia tutti i “frammenti” a noi pervenuti degli scritti di questi Autori, abbiamo la possibilità di districarci almeno in parte nella ricostruzione del loro pensiero.

In taluni casi, però, le informazioni sono davvero carenti e, dovendosi affidare alla tradizione indiretta, non è affatto agevole distinguere tra fatti oggettivi e leggenda.

Che il dibattito filosofico rimanga sempre aperto è senza ombra di dubbio un bene, come ci ha insegnato Socrate: le certezze assolute eliminano la volontà della ricerca, quindi decretano la morte del libero pensiero; il quale invece nel mondo odierno, minato da ciechi integralismi politici e religiosi e sferzato da venti di guerra, deve risultare più che mai attivo, presente e operare con vivacità.

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