Il Medioevo tecnologico

Marx non è mai stato più attuale: il capitalismo sta davvero crollando sotto il peso delle sue stesse contraddizioni.

Quali conseguenze ne scaturiranno è invece molto ostico da prevedere: la soluzione prospettata dal filosofo tedesco, al contrario dell’analisi a cui si fa qui riferimento, non pare altrettanto consequenziale al giorno d’oggi.

Quello che invece balza in primo piano è che l’economia, struttura ovvero fondamento della società, è ridotta a una gigantesca bolla d’aria, che prima o poi finirà con l’esplodere; le sovrastrutture ad essa relative poggiano quindi sul nulla, ragion per cui tutto sta degenerando:

i rapporti tra gli individui, che diventano progressivamente più egoistici e aggressivi,

la pedagogia, che vomita concetti astrusi capaci solo di far degenerare la scuola e di produrre una non-educazione delle giovani generazioni, prive degli strumenti etici e conoscitivi per muoversi nel mondo reale,

le famiglie, troppe delle quali vanno alla deriva senza un supporto a cui aggrapparsi,

il mondo del lavoro, sempre più all’insegna della precarietà e della frustrazione del lavoratore, che deve semplicemente cercare di sopravvivere in un modo o nell’altro, ben lungi dal trovare nel lavoro la propria essenza e la propria realizzazione umana e professionale.

Cosa dovrebbe porsi a fondamento dell’economia?

Il Medioevo tecnologico 3La produzione di beni reali, naturalmente; invece allo stato attuale delle cose quest’ultima è il fanalino di coda, mentre la finanza gioca da decenni una partita volta a maneggiare denaro virtuale, che si automoltiplica senza corrispondere a quasi nulla di tangibile; una partita a un videogioco pericoloso, il cui game over avrà prima o poi conseguenze devastanti e irreparabili.

Il caso americano è illuminante: vengono aumentati salari e stipendi e il primo risultato è il crollo della borsa.

Il sistema prospera sulla base del più spietato sfruttamento del lavoratore; se qualcosa viene concesso a chi dovrebbe essere il vero artefice del funzionamento dell’economia, la bolla d’aria vacilla, ne risente negativamente; meglio dunque chiudere fabbriche in attivo nei Paesi occidentali per traslarle laddove i diritti dei lavoratori sono inesistenti e la pseudo-schiavitù delle prestazioni sottopagate e a orari da prima rivoluzione industriale sono la norma.

Ecco che stiamo vivendo un nuovo genere di Medioevo, non meno traumatico di quello barbarico che seguì il crollo dell’Impero romano:

Il Medioevo tecnologico 02la differenza più rilevante è che non ne conseguirà il venir meno della tecnologia, come accadde in quel periodo di abbandono delle conoscenze ingegneristiche, architettoniche e agricole dei Romani;

la tecnologia continuerà ad avanzare, almeno finché non giungerà anch’essa a crollare sotto il peso insostenibile della proprie contraddizioni.

La tecnologia sostituisce gli esseri umani, così come la finanza sostituisce l’economia reale;

la società diviene allora un luogo freddo, privo di interazioni personali e distaccato dall’interesse nei confronti di quanto accade intorno a noi.

Il Welfare non è più una necessità per la politica: sanità, scuola, ammortizzatori sociali vengono massacrati con un bel sorriso e la faccia tosta di illustrarne un inesistente miglioramento.

Il Medioevo tecnologico 5Il benessere del cittadino è troppo difficile da ottenersi? Bene, poniamolo fuori questione; la nostra società tecnologicamente avanzata è immersa nella barbarie dei valori morali e dei sentimenti.

In fondo basta mettere i poveri contro i più poveri per garantire la sicurezza dei ricchi, che dall’alto dei loro manieri raccontano di costituire il baluardo difensivo per la popolazione.

Che strana piega hanno preso i corsi e ricorsi storici di vichiana memoria! Un tempo vi erano le dinastie, padrone del potere per discendenza e per diritto divino; oggi è più o meno la stessa cosa, anche se all’Onnipotente è stato sostituito il più pragmatico potere finanziario; ne risulta comunque che comandano sempre le stesse famiglie, con buona pace della meritocrazia, la regina delle parole vuote.

Si sa da un pezzo che, dando torto ai Positivisti vecchi e nuovi, al progresso tecnico-scientifico non consegue affatto un miglioramento politico e sociale; questo nostro Medioevo tecnologico si avvia ad esserne l’ulteriore e definitiva dimostrazione.

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