Carolina Kostner: rialzarsi dopo le cadute per continuare a crederci

Olimpiadi di Torino, 10 febbraio 2006: Carolina Kostner, fresca diciassettenne, è la portabandiera della squadra di casa nella cerimonia di apertura.

Olimpiadi di Pyeongchang, 25 febbraio 2018: Carolina Kostner, trentun anni da pochi giorni, è la portabandiera dell’Italia nella cerimonia di chiusura.

Carolina Kostner: gli esordi
Carolina Kostner: gli esordi

Un intervallo durato dodici anni in cui si è svolta la carriera di un’atleta unica che il mondo intero ammira. Un percorso che costituisce la metafora della vita e da cui si può riflettere e imparare.

Unica perchè, nel pattinaggio artistico, nessuno è riuscito, alla sua età, a raggiungere i suoi traguardi: quest’anno quinta alle Olimpiadi e terza agli Europei mentre, in quello passato, sesta ai Mondiali e terza agli Europei.

Tra pochissimi giorni, dal 21 al 25 marzo, si presenterà ai Campionati del Mondo che si tengono a Milano.

I giornali tendono a definire sconfitte le prestazioni al di fuori del podio ma non mettono in rilievo il fatto che, negli ultimi anni, il livello tecnico di questo sport sia notevolmente aumentato.

In tutta la lunga carriera Carolina Kostner ha superato la prestigiosa quota “duecento” nel punteggio finale di gara per otto volte e, nell’ultima stagione, lo ha fatto ben cinque volte:

Carolina Kostner stagione 2008
Carolina Kostner stagione 2008

questo significa che, nonostante le critiche per le mancate medaglie, non è mai stata così forte come oggi, raggiungendo prestazioni mai toccate prima.

Il fatto che l’atleta abbia trentun’anni rafforza lo spessore del traguardo: l’ultimo quadriennio è stato infatti caratterizzato dalla presenza, ai vertici della specialità, di giovanissime atlete.

In Corea la trionfatrice è stata una quindicenne, Alina Zagitova, seconda una diciottenne, Eugenia Medveva, che aveva vinto tutto negli ultimi tre anni;

la medaglia d’oro di Sochi 2014 era una diciassettenne, Adelina Sotnikova, mentre la vincitrice degli Europei dello stesso anno fu la quindicenne Julija Lipnickaja;

la campionessa del mondo 2015 è stata la diciottenne Elizaveta Tuktamyseva.

La sedicenne Anna Pogorilaya è stata bronzo agli Europei del 2015 e 2016 nonchè ai Campionati del Mondo 2016.

Ancora una sedicenne, Elena Radionova, è stata bronzo ai Mondiali e argento agli Europei 2015.

Tutte atlete russe appartenenti a una scuola che sta sfornando fuoriclasse a ripetizione.

Il pattinaggio artistico sul ghiaccio è uno sport in cui si valuta la componente tecnica assieme a quella artistica. Non si deve essere solo sportivi ma anche attori e interpreti.

Quando la Kostner ha esordito ai Campionati Europei del 2003, in cui conquistò un brillante quarto posto, Alina Zagitova aveva otto mesi: Carolina era una quindicenne fortissima dal lato tecnico ma non ancora matura da quello artistico che, allora, valeva molto.

Ora, invece, la disciplina sembra privilegiare il lato tecnico e quasi acrobatico. Gli esercizi vengono valutati in maniera differente, essendo cambiato il calcolo del punteggi, e si attribuiscono “bonus”, ossia punti in più, a chi esegue i salti nella seconda metà del programma imponendo un ritmo che solo un giovane può reggere.

Gli atleti iniziano l’attività agonistica prestissimo e sono sottoposti a stress fisici e psicologici non indifferenti.

Zagitova ha dichiarato di non sapere se sarà in grado di pattinare ai livelli di Carolina, alla sua età.

Nella ginnastica come nel pattinaggio, per girare il corpo in volo serve la leggerezza e l’elasticità delle bambine, che decresce con l’aumentare dell’età, mentre il rapporto peso/potenza diventa svantaggioso con la pubertà.

Nazioni come la Cina hanno perso medaglie nella ginnastica artistica perché si è scoperto che la federazione aveva falsificato l’età delle ginnaste, essendo previsto un limite minimo.

Nel passato sono sempre esistite pattinatrici che hanno conquistato allori in giovane età ma ora si sta assistendo alla nascita di campionesse in erba che, come Lipnickaja, Sotnikova, Pogorilaya, Radionova e Tuktamyseva, durano poche stagioni e, a causa di motivi quali infortuni, problemi psicologici o sviluppo puberale, si ritrovano non sufficientemente competitive e sostituite da nuove leve, più fresche e brillanti.

La Lipnickaja si è ritirata ufficialmente a diciannove anni per problemi legati all’anoressia ma non si vedeva in gara dal 2016;

la Sotnikova, su cui incombe il sospetto del doping che ha portato gli atleti russi a gareggiare in Corea sotto una bandiera neutra, non ha più pattinato in gare internazionali, dopo le Olimpiadi vinte, a causa di un infortunio a una caviglia e, di fatto, si è ritirata;

la Pogorilaya, dopo una gara infelice al Gran Prix 2017, non ha più gareggiato a causa di problemi alla schiena mentre la Tuktamyseva, nonostante sia una delle poche donne capaci di effettuare un triplo axel, è scomparsa dalle scene nel momento in cui le forme femminili si sviluppavano, al pari della Radionova.

Quando il corpo femminile si trasforma, cambiano gli equilibri con cui si realizzano i salti: occorre reimpostarli e non è semplice.

I carichi di lavoro possono produrre effetti negativi sui fisici acerbi causando infortuni, come nel caso della vicecampionessa olimpica Medveva che, a pochi mesi dalla gara a cinque cerchi, ha subito una frattura al piede da stress.

Con grande forza di volontà la Medveva ha conquistato l’argento, ma lo sforzo ha obbligato i medici a imporle un riposo, per far recuperare il piede infortunato, costringendola a rinunciare alla gara iridata di Milano. C’è già chi teme di non vederla più sulle piste.

Ma gli effetti negativi riguardano anche la psiche: l’americana Gracie Gold, vincitrice di un bronzo a squadre a Sochi quando aveva diciotto anni, non si è qualificata per le Olimpiadi coreane.

Da poco ha rivelato di essersi presa una pausa dalle gare per curare problemi di depressione, ansia e disturbi alimentari.

La longevità di Carolina Kostner appare pertanto sorprendente alla luce di questi confronti.

Julia Lipnickaja è stata spinta dalla pressione della madre che ambiva ottenere medaglie: i suoi esercizi erano impeccabili ma gli occhi riflettevano tristezza e il volto non era mai soddisfatto del risultato ma scontento per le sbavature.

Anna Pogorilaya non ha saputo reagire a una giornata storta trasformando un errore umano in una disfatta.

Eugenia Medveva è scoppiata a piangere a Pyeongchang quando ha capito di essere arrivata seconda e non prima, come aveva invece sempre fatto negli ultimi tre anni.

Carolina ha invece trasmesso un sorriso soddisfatto e radioso, consapevole di aver realizzato un gesto che le ha dato la serenità che una medaglia non può regalare.

Alle Olimpiadi italiane di Torino una giovane Kostner non fu in grado di sostenere il peso della responsabilità, commettendo errori e giungendo nona, ma il cammino percorso in seguito le ha offerto la possibilità di diventare più forte.

Carolina Kostner con allenatore Michael Huth
Carolina Kostner con allenatore Michael Huth

La carriera da professionista dell’italiana è iniziata dopo che una frana aveva reso inagibile lo stadio del ghiaccio della sua città, Ortisei: dovette trasferirsi, a quattordici anni, nella cittadina tedesca di Oberstdorf, presso l’allenatore Michael Huth.

Nonostante i successi ottenuti, nel 2009 decise di cambiare allenatore recandosi in America da Frank Carroll, uno dei più famosi del periodo che, però, non la seguì personalmente.

I Giochi Olimpici di Vancouver 2010 si dimostrarono fallimentari per lei, con una serie di errori e cadute che la videro relegata al sedicesimo posto.

La ragazza altoatesina, presa dallo sconforto, pensò di smettere col pattinaggio ma la madre la incoraggiò a non abbandonare la sua Arte.

Carolina Kostner
Carolina Kostner

Con grande umiltà Carolina Kostner riconobbe che l’ambiente statunitense non era adatto al suo carattere e ritornò dal vecchio allenatore in Germania, dove respirava un’aria più familiare, riassaporando l’amore per questo sport.

Nei due anni successivi sarà al primo posto nelle classifiche mondiali fino a conquistare, nel 2012, il titolo di campionessa del mondo. Vince anche gli Europei, come nel 2013, mentre nel 2014 raggiunge tre prestigiosi bronzi a Europei, Mondiali e Olimpiadi.

Dopo aver raggiunto la medaglia olimpica, l’unica che le mancava, scoppia l’inchiesta legata ad Alex Schwarzer che si conclude con la squalifica dalle competizioni, per due anni, della gardenese.

Una pausa forzata la cui naturale conclusione, vista l’età e i successi ottenuti, sarebbe stata il ritiro.

Invece Carolina si è rigenerata, utilizzando le cadute e gli ostacoli come occasione di crescita e maturazione. Ha continuato ad allenarsi non con l’obiettivo di vincere, ma di realizzare la passione per il ghiaccio e raggiungere il suo ideale di pattinaggio.

La nostra atleta è rientrata nel 2017 conquistando un bronzo europeo e bissandolo nel 2018. Ha sempre ottenuto un podio negli ultimi undici Europei a cui ha partecipato. Poi, ci sono state le recenti Olimpiadi in cui si è esibita con due capolavori di programmi raggiungendo un prestigioso quinto posto e incantando il pubblico con la magia della sua interpretazione.

Quello che lei ha in più, rispetto alle avversarie, non è solo il doppio degli anni ma un’inimitabile capacità di emozionare, credo dovuta alla serenità di chi agisce senza la brama del risultato.

Ogni atleta si sottopone ad allenamenti continui e deve seguire un idoneo regime alimentare. Vedendo pattinare le atlete delle altre nazioni, la mia impressione è che le ragazze russe siano alla ricerca esasperata della perfezione nell’esecuzione dei salti, effettuando combinazioni di salti davvero complesse.

Carolina, pur non raggiungendo la loro abilità tecnica, è capace di trasmettere un calore unico dovuto alla maturazione di un animo sensibile che ha imparato dalle cadute del suo percorso sportivo e umano.

Le adolescenti che oggi la battono non hanno l’analoga possibilità di apprendere dagli errori perchè circondate da una concorrenza spietata. Se i risultati non arrivano, ci sono nuove leve pronte a sostituirle: le ragazze della categoria junior scalpitano con salti quadrupli e non vedono l’ora di debuttare tra le senior.

La tredicenne russa Alexandra Trusova ha appena vinto i mondiali junior a metà marzo, meravigliando con due incredibili salti quadrupli e un punteggio che le sarebbe valso il quarto posto alle Olimpiadi.

La voglia di primeggiare può far perdere di vista la passione per uno sport che non è composto solo da un gesto atletico ma anche dalla capacità di penetrare nelle note musicali per diventare un tutt’uno con la melodia e trasmettere emozioni. Ma le emozioni devono essere prima vissute e non possono essere insegnate alla stregua dei salti.

Le russe sono anche ottime interpreti ma restano ragazzine che si trovano catapultate, in un’età delicata come l’adolescenza, ai vertici di un mondo non facile da gestire e affrontare, disponendo di un bagaglio emotivo coerente alla loro età.
Sono bambine che entrano in pista mostrandosi come donne mentre Carolina che fa?

Lei, che sul ghiaccio è una Donna, dichiara sorridendo: «Quel che nessuno sa è che sono ancora una bambina anch’io!». Un’affermazione bellissima.

Davanti ad adolescenti che si atteggiano da adulte, Carolina ha il coraggio di restare collegata con la parte più vera di sé, quella di fanciulla che l’aiuta a spiccare voli per realizzare sogni e desideri:

«Questa mia Olimpiade è la metafora dello sport e della vita.

Non è importante raggiungere la perfezione ma scoprire i propri limiti e rialzarsi quando si cade.

Quando sei sul ghiaccio l’età non conta: far parte di un’elite del pattinaggio così forte è una cosa meravigliosa.

Si possono sempre imparare nuove cose. Ogni esperienza è unica: per me questi Giochi lo sono stati.

Penso che la crescita di una persona non sia misurabile con la classifica delle gare, che sono soltanto il risultato di quattro minuti di esibizione. C’è un contesto molto più ampio da prendere in considerazione».

Un messaggio importante che l’altoatesina ha espresso diverse volte: «Gli ostacoli non si presentano per caso. Vale assolutamente la pena continuare a crederci e rialzarsi dopo le cadute».

Ho scoperto un simpatico retroscena legato alla fanciulla che è viva nell’animo di Carolina Kostner:

sotto il suo pattino c’è un adesivo di Wonder Woman. Come mai?

La sua coreografa è canadese e si chiama Lori Nicol.

Quando la Kostner si trova da lei, dopo gli allenamenti, entrambe amano guardare i bambini piccoli pattinare. In Canada c’è l’abitudine di regalare un adesivo come premio ai bimbi che imparano un esercizio o fanno bene una cosa.

Un giorno Carolina chiese a Lori: «Perché non prendo gli adesivi anch’io?». Ecco che arriva Wonder Woman sotto un pattino e SuperGirl nell’altro.

Sono gli adesivi che si è guadagnata e che definisce “le mie medaglie”.
Lei sostiene che sono preziosi perché regalati dal suo pubblico più critico.

Dopo la gara olimpica, alla sera Carolina si è recata a Casa Italia per le interviste di rito.

In automobile le hanno riferito che una tifosa le aveva posto una domanda relativa al fatto che in Italia in molti erano rimasti alzati per ammirare le sue esibizioni. Le chiedeva se fosse consapevole delle sensazioni profonde regalate e dell’orgoglio provocato nel vedere esprimere una qualità artistica insuperabile

Lo stato d’animo della pattinatrice italiana era tangibile, rispondendo che per lei era una grande emozione realizzare di saper trasmettere, attraverso lo schermo, una soddisfazione paragonabile alla gioia che si prova quando si vince una medaglia.

«Toccare le persone e lasciare un segno di speranza, di motivazione e ispirazione è per me un grande privilegio».

Scesa dall’automobile ed entrata a Casa Italia, Carolina è stata accolta da una giornalista che le ha chiesto quale fosse la sensazione nell’aver pattinato per l’ultimo atto olimpico della carriera.

La risposta è stata sorprendente: con garbata decisione, la Kostner si è scusata nel dover correggere l’intervistatrice affermando di non aver mai dichiarato che quello fosse il suo ultimo atto.

Ha ricordato che, nella seconda metà di marzo, si sarebbe svolto un bellissimo Mondiale in Italia, a Milano, dichiarando di concentrarsi su quello, felice che nel nostro paese sia cresciuta la passione per il suo sport, conosciuto da pochi quando era a inizio carriera.

Carolina ha dedicato la prestazione olimpica a tutte le persone che, nel suo momento profondo di buio, l’hanno aiutata a riconnettersi a luce e calore, consentendole di scovare la forza per rialzarsi e ritrovarsi più forte di prima sperando, col suo esempio, di illuminare e dare fiducia agli altri.

«Se continui a credere in te stesso e combattere non è sempre facile ma, quando hai passato un tunnel, trovi sempre luce e sole».

In un’intervista la Kostner raccontava che, quando arrivò a Oberstorf da Huth, durante gli allenamenti lui si sorprendeva nel vederla sempre sorridente, nonostante la fatica, il freddo e la nostalgia della famiglia. Il coach le chiedeva stupito perché sorridesse sempre.

La gioia che provava sul ghiaccio era più forte dei disagi. Una gioia che l’ha sempre accompagnata e che trasmette pattinando, regalando agli spettatori emozioni che nessuna atleta riesce a fare in maniera così speciale.

Forse, i Mondiali di Milano si riveleranno l’addio di Carolina alle competizioni.
In ogni caso, quando accadrà, il pattinaggio non sarà più lo stesso.

Foto David W. Carmichael, Caroline Paré

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