Il diamante blu, storia di un gioiello maledetto

Un intenso colore blu che si rifrange in una brillantezza abbagliante, non è una sorpresa che il mondo sia rimasto incantato e affascinati da questa meraviglia naturale chiamato il diamante della speranza, ma cosa pensare della presunta maledizione che circonda i suoi proprietari…

La maledizione del diamante della speranza

Il “diamante della speranza“, il diamante “Hope” (anche: diamante blu o blu di Francia), potrebbe essere uno dei diamanti più famosi della storia. L’elenco dei proprietari include re, regine, signori dell’alta società americana tutti accomunati al sortilegio che emana questo elegante gioiello blu.

Diamante bluSi parte da una storia che già sa di leggenda. Il diamante fu estratto dal fiume Kistna e posto sulla fronte della dea indù Sita, moglie del dio Rama. Più tardi fu scolpito da un dio del sole che gli diede un forma triangolare. La sua forma originale non poteva che richiamare l’essenza della divinità, il triangolo.

Un prete indù, vedendolo in un tempio, si infatuò del diamante e lo rubò.
Quando lo scoprirono, lo catturarono, lo torturarono fino alla morte e forse il prete lanciò la sua maledizione.

Il diamante blu portava già con sé la maledizione o nacque in quel momento?

Quella disgrazia e quella morte non sarebbero state le sole, ma ad esse sarebbero seguite quelle di tutti coloro che avrebbero posseduto il gioiello, o anche solo toccato…

I proprietari maledetti del diamante blu

Gioielliere e avventuriero francese, John Baptiste Tavernier viaggiava in India dal 1642. Era stato uomo di corte in Europa e aveva conosciuto re e nobili e dai suoi viaggi portò molte informazioni cartografiche importanti.
Tra il 1660 e il 1661, raccontò di aver acquisito la preziosa gemma nella cittadina di Kollu e che fosse stata estratta in una miniera della regione di Guntur.
Non bisogna ignorare, però, che era ancora ben vivo in India il regno di Golconda e che alle miniere di quella regione è stata attribuita la provenienza di alcune delle gemme più famose del mondo oltre all’Hope Diamond: il Koh-i-Noor, il Nassak Diamond e il Noor-ul-Ain.

Tavernier vendette il gioiello (descritto come viola brillante di 115 carati) al re Luigi XIV di Francia nel 1668, che avrebbe deciso di far intagliare il gioiello, per migliorarne la sua brillantezza.

Sieur Pitau era il gioielliere del regno e designato per quella necessità lasciò il peso della gemma, dopo il suo lavoro, a 67 carati. Da allora il diamante blu sarebbe stato noto come “Blue francese” o “Blue di Francia” e sarebbe stato parte di una collana d’oro utilizzata dal re in occasioni cerimoniali.

Il mercante John Baptiste Tavernier cadde in disgrazia a causa della sua fede religiosa poco tollerata e, malgrado la proibizione a lasciare la Francia riuscì ad espatriare. Si diresse in Russia da dove, forse, voleva ripartire per l’India, ma li sarebbe morto, a 84 anni. Certo possiamo pensare che non fu una morte da giovane maledetto, ma a parte la sfortuna economica pare che la sua morte fu dovuta all’attacco di un branco di cani selvatici…

L’accattivante diamante blu passò, incautamente, nelle mani di Nicolás Fouquet, un funzionario del governo che lo “prese in prestito” per partecipare a un ballo ufficiale. Forse la custodia di cui era incaricato lo aveva ingannato. Presto Fouquet fu accusato (era il 1665) di appropriazione indebita e imprigionato su ordine di Luigi XIV. Morì in prigione nel 1680.

Il diamante blu raggiunse anche una delle più famose amanti del re: Madame de Montespan.

Françoise “Athénaïs” Rochechouart, marchesa di Montespan, meglio conosciuta come Madame Montespan fu una delle preferite del re di Luigi XIV di Francia a cui sette figli (sei dei quali furono legittimati). Al culmine della sua tumultuosa influenza a corte volle cogliere l’occasione di indossare il gioiello.

Non passò molto tempo che venne accusata di usare incantesimi per mantenere (e quando li perse, per riconquistare) i favori del re. Finì coinvolta nell’atroce vicenda dell’affare dei veleni (Affaire des Poisons) che sconvolse la corte tra messe nere, avvelenamenti, giochi di inganni e sacrifici satanici. Terminò la sua vita confinata in un convento dove morì nel 1707, dimenticata nel suo esilio.

Luigi XIV, dal canto suo, morì di cancrena, con non poca sofferenza, l’1 settembre 1715 a Versailles, quattro giorni prima del suo 77 ° compleanno.

Il suo successore Luigi XV ordinò di tenere il diamante in una cassa, non è noto se conoscesse la leggenda che pesava sul diamante. Luigi XV non soffrì grandi disgrazie.

Al suo arrivo alla corona, il re Luigi XVI di Francia donò il diamante a Maria Antonietta d’Austria, da aggiungere alla sua collezione di gioielli.

Maria Antonietta non credette evidentemente alla leggenda oscura del diamante e usò la collana con il “Blue di Francia” senza vergogna e senza troppe referenze. Maria Antonietta giunse a prestare la collana con il diamante blu persino alla principessa di Lamballe.

Maria Antonietta e Luigi XVI di Francia, è noto, morirono ghigliottinati nel 1793 alla principessa di Lamballe andò anche peggio, se è possibile.

Nei primi giorni di settembre del 1792 esplose il Regime del Terrore ed ebbero luogo i “massacri di settembre“. La principessa di Lamballe, catturata da una folla e sommariamente processata, fu sottoposta a torture prima di venire decapitata con un coltello e squartata.

Il diamante blu, o diamante della speranza, dal tribunale francese alla Londra dei signori

Nel 1792 il “Blu di Francia” fu rubato nel saccheggio dei gioielli della corona francese durante la Rivoluzione Francese.

Il cadetto Guillot rubò il diamante e lo portò a Londra per venderlo. Quattro anni dopo la rapina, nel 1796, Guillot fu imprigionato quando tentò di rivenderlo.

Si persero le traccie del diamante, ma poco dopo uno sconosciuto che “indossava i panni” di un commerciante di diamanti e intagliatore olandese, Wilhelm Fals, si propose con il “Blue Diamond della Corona” diviso in due una parte da circa 23 carati e l’altra da 44.

La metà più piccola fu acquistata da Carlos Federico Guillermo, duca di Brunswick, che perse la sua fortuna in meno di due mesi. L’altra metà rimase in possesso dell’intagliatore olandese.

Il figlio di Wilhelm Fals rubò il diamante al proprio padre per venderlo a un francese di nome Beaulieu. Quando il giovane Fals venne a sapere che suo padre era morto di dolore, si suicidò.

Beaulieu aveva acquistato il diamante blu che conservava 44 carati di maledizione.
Beaulieu, dopo aver appreso della tragedia del precedente proprietario, vendette la pietra a David Eliason, un commerciante di pietre preziose, ma la paura al conoscere la leggenda del diamante maledetto, forse, lo portò ad offrirlo a re Giorgio IV d’Inghilterra.

Il re inglese decise di incastonare il diamante nella sua corona nel 1822. La morte del monarca inglese avvenne nel 1830 dopo otto anni in cui soffrì spesso problemi di salute, e negli ultimi tempi anche di tremendi spasmi. Il diamante blu fu venduto per aiutare a coprire gli enormi debiti creatisi con la vita dissoluta del re.

Quando il diamante blu, o diamante della speranza, divenne il diamante Hope

Il diamante fu acquistato da Sir Henry Philip Hope nel 1839, banchiere e commerciante che non voleva correre rischi e assunse un gruppo di esperti per organizzare una cerimonia magica per esorcizzare il gioiello.

Una volta “guarito”, la gemma fu ribattezzata “Il diamante della speranza“. Dopo la sua morte, la collezione di gemme divenne un’eredità per i discendenti della famiglia e fra questi Francis Hope.
Francis non perse tempo nel disperdere le ricchezze di famiglia, morirà abbandonato da tutti e in miseria.

Le tragedie europee del diamante Hope

Il diamante blu passò ad un americano col nome di Colot senza che il gioiello maledetto smettesse di attirare disonore e morte sui suoi proprietari. Colot si ammalò gravemente, perdendo tutta la sua fortuna, finendo per suicidarsi.

Un altro proprietario del diamante fu il principe russo Kanitowski, un uomo appassionato alla baldoria e sorprendentemente ricco.
Il principe diede il Diamante Hope ad una sua amante, una ballerina delle Follies Bergère. Pochi giorni dopo in un alterco Kanitowski sparò alla suo amante, mentre il diamante si perse per la confusione. Il principe verrà ucciso da dei rivoluzionari.

Il successivo proprietario conosciuto del diamante blu fu un greco, Monthandes che subì le conseguenze della leggenda oscura quando si ruppe l’asse della carrozza in cui viaggiava con la sua famiglia facendo precipitare tutti in un burrone.

Il diamante raggiunse la Turchia e il re Abdul Hamid II. Lì divenne il dono avvelenato per la moglie Subaya Hamid che morì presto, mentre per il re si delineò l’abbandono al regno dopo la ribellione.

La maledizione del diamante blu attraversa l’oceano.

Diamante della speranza Evalyn Walsh McLeanNel 1910, il gioielliere americano Simon Frankel acquistò il diamante e lo portò in America. Il famoso gioiello finì nelle mani di Pierre Cartier, che lo vendiede a Evalyn Walsh McLean.

Anche Evalyn Walsh McLean ebbe anche la sua parte di sfortuna: la morte di suo figlio in un incidente d’auto all’età di nove anni; sua figlia suicidata all’età di 25 anni; e suo marito confinato in un istituto psichiatrico dopo essere stato dichiarato pazzo.

Dopo la morte di Evalyn nel 1947, nonostante il suo desiderio di passare la gemma ai suoi nipoti, il diamante della speranza fu venduto per coprire i molteplici debiti contratti.

Il destino del gioiello

Nel 1949, Harry Winston, gioielliere ed esperto di diamanti americani, acquistò il diamante “Hope” per esporlo nelle collezione di diversi musei e istituti negli Stati Uniti e in Canada.

Harry sarebbe stato l’ultimo proprietario privato dell’ambita gemma. A metà del 1958, Winston realizzò alcuni tagli geometrici per aumentarne la luminosità.

il diamante Hope alla Smithsonian InstitutionGeorge Switzer, mineralista al National Museum of History dello Smithsonian Institution di Washington, convince Harry Winston a donare il diamante al museo.

Il 10 novembre 1958, Winston inviò il diamante Hope alla Smithsonian Institution per posta, in una busta di carta marrone. Il museo impiegò un po’ di tempo per accettarlo, perché il direttore e il presidente americano Dwight David Eisenhower ricevettero lettere che dicevano che il diamante era stato maledetto e che avrebbe portato sfortuna nel Paese.

Con la mostra del diamante, il museo ha raddoppiato le visite da un giorno all’altro e il diamante Hope è diventato il secondo oggetto più visitato al mondo dopo la Gioconda.

Ma, come è logico, ci sono state speculazioni sulla maledizione: che il postino che ha consegnato il diamante al museo è stato investito, sua moglie è morta per un infarto, la sua casa è bruciata e il suo cane è morto asfissiato al guinzaglio…

Il diamante blu, (diamante della speranza, il diamante Hope o il blu di Francia…) è esposto nell’Harry Winston Pavilion, dove è ammirato da circa sette milioni di persone all’anno. È stato anche esposto al Museo del Louvre e in Sud Africa.

Un’indagine sul diamante della speranza, nel 2006, da parte degli specialisti della Smithsonian Institution ha concluso: “che con i suoi 42,52 carati, è il più grande diamante blu del mondo e deriva da una pietra di origine indiana di 115 carati”.

Il “Cuore del mare” del film Titanic, il regalo di Cal Hockley a Rose DeWitt Bukater, è una collana con un diamante scolpito a forma di cuore ed è ispirato al diamante Hope, ma lì si parla di un altro destino maledetto, quello del transatlantico inaffondabile…

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