Che cos’è lo zebrallo?

È un animale che in natura non esiste, l’incrocio tra un maschio di zebra e una cavalla.

È un ibrido come il mulo, nato da papà asino e mamma cavalla, o come il bardotto, figlio di un cavallo e un’asina.

La zebra è chiamata il “cavallo d’Africa” ma, in quanto selvatico, è considerato non addomesticabile: troppo forte è l’istinto della fuga per salvarsi dai predatori.

Se non corre veloce muore, e se qualcuno gli sale in groppa è un leone per sbranarlo: la zebra è un soggetto pericoloso da gestire perché morde e calcia per difendersi.

La conformazione delle spalle, più strette rispetto al cavallo, non le consente di essere montata.

Nel 1800, i Boeri incrociarono per primi la zebra col cavallo per ottenere un animale forte da utilizzare per il trasporto di armi e viveri durante le guerre con l’Inghilterra.

I Boeri scelsero la zebra e non l’asino affinché lo zebrallo ereditasse dal padre la resistenza alle malattie infettive come la tripanosomiasi africana, la cosiddetta malattia del sonno.

Lo zebrallo è più docile della zebra, meno resistente rispetto al mulo ma dotato di un carattere più scontroso.

Tende a mantenere la morfologia del cavallo e il colore del mantello, che è striato come il padre; se, però, la mamma è pezzata, le striature non appaiono nella zona chiara mentre le spalle più ampie gli permettono di essere cavalcato.

A Fieracavalli di Verona ho incontrato Malawi, un bellissimo esemplare di zebrallo.

Lo zebrallo a Fieracavalli
Lo zebrallo

Il padre si chiama Safari ed è stato acquistato in un’azienda umbra che alleva zebre per rifornire i parchi naturali.

Il suo proprietario, Giampiero Lancellotti, ha scoperto l’esistenza di un profondo feeling con quella zebra, creando un rapporto che gli ha permesso di renderla docile e farne la protagonista di uno spot pubblicitario.

Safari, un giorno, si è innamorato di una cavalla di razza quarter di nome Kelly in maniera del tutto naturale, senza forzature, e dopo undici mesi è nato Malawi che ha preso il nome dal lago africano sulle cui sponde è nato il primo zebrallo.

Il proprietario racconta che non c’è stata doma e neppure addestramento sia per il padre che per il figlio, ma tutto è accaduto perché esisteva una profonda sintonia tra loro:

per dar vita a un legame basato sulla fiducia è necessario affetto sincero.

Da quel momento, Safari e Malawi hanno seguito Giampiero in quello che, più che un addestramento, sembra un gioco.

Malawi si lascia cavalcare alle andature normali dei cavalli, fa la retromarcia, alcune figure del dressage come i cambi di galoppo e il passo laterale, si siede a terra, sale sul trespolo ma sempre in serenità.

Ci sono giorni in cui lui non ha voglia di fare e l’allevatore non lo forza perché sa che, il giorno successivo, regalerà il doppio.

L’uomo sottolinea che si tratta di un animale diverso da cavallo e mulo e, quindi, dotato di personalità e modo di pensare differenti, da comprendere e rispettare.

Lo zebrallo, più degli altri equidi, reagisce seguendo l’istinto:

per cambiare la maniera con cui ragiona è necessario fornirgli un ambiente in cui si senta protetto e, soprattutto, una relazione fondata su sentimenti autentici.

Non esiste solo lo zebrallo ma anche altri ibridi dagli strani nomi.

Quando la zebra si unisce all’asina salta fuori uno zonkey, come accaduto a Firenze nel 2013:

Ippo è nato da Giada, asina dell’Amiata, razza in via d’estinzione, e Marti, zebra sequestrata da uno zoo.

Un accoppiamento non voluto ma nato per caso, dalla passione del maschio che lo ha spinto a scavalcare il recinto per raggiungere la femmina.

Se la zebra maschio si innamora di un pony femmina nasce uno zony.

Anche questo ibrido si è visto per la prima volta in Sud Africa durante la guerra tra Boeri e Inglesi, sempre per ragioni militari.

Nel 2014, in Abruzzo ne è nato uno di nome Leopoldo e, anche qui, l’incrocio è stato programmato dall’uomo.

Nel caso la zebra femmina si accoppi con un cavallo ecco lo zebrinny mentre, se si unisce a un asino, c’è lo zedonk.

Eclyse è una zebrinny che vive in un parco safari tedesco ma nata in Italia dallo stallone Ulysse e dalla zebra Eclypse:

ha la particolarità di avere il mantello pezzato e le striature assenti nelle macchie chiare.

Lo zedonk nasce negli anni Sessanta nel continente africano per creare un animale da lavoro che fosse resistente alle malattie infettive locali.

La quasi totalità degli animali che nascono da questi incroci è, però, sterile, avendo la zembra un numero di cromosomi inferiore a quello del cavallo e dell’asino.

Ma come mai esistono così tanti incroci con le zebre?

Le strisce della zebra sono una caratteristica facilmente individuabile dell’ibrido.

Nel 1815, quando Charles Darwin aveva appena sei anni e Gregor Mendel non era ancora nato, un conte inglese, Lord Morton, accoppiò una cavalla araba con una zebra delle pianure, ora estinta, chiamata “quagga” da cui nacque un ibrido femmina.

Successivamente, la stessa cavalla araba ebbe un puledro con uno stallone nero di cavallo:

il piccolo presentava strane strisce nelle gambe come il quagga che, però, non era il padre.

Un evento molto strano che Charles Darwin citerà ne “L’origine delle specie” e nella “Variazione degli animali e delle piante allo stato domestico” assieme ad altri ibridi di zebra, nell’argomentare la trasmissibilità delle caratteristiche animali.

Lord Morton e la telegonia

Lord Morton voleva dimostrare la validità della telegonia,

una teoria sull’ereditarietà risalente ad Aristotele secondo cui i discendenti possono acquisire i caratteri di un maschio che si era accoppiato precedentemente con la madre.

Foto dello zebrallo 2
Foto dello zebrallo di Paola Iotti

All’epoca, le teorie sull’ereditarietà non erano in grado di spiegare come i caratteri potessero trasmettersi da una generazione all’altra e, di fronte al ritrovamento di fossili di animali estinti, i creazionisti non accettavano le teorie evoluzioniste affermando che la vita avesse origine da un atto divino.

Lamarck fu il primo scienziato ad affermare la mutazione delle specie nel corso del tempo e a sostenere l’ereditarietà dei caratteri acquisiti che si modificano sulla base dell’adattamento del singolo alle necessità ambientali.

Darwin elaborò, nel 1868, la teoria della “Pangenesi” secondo cui ogni cellula dell’organismo vivente è in grado di produrre elementi chiamati gemmule che determinano e trasmettono le caratteristiche dell’essere vivente:

la comparsa di nuovi caratteri era, per lui, conseguenza della selezione naturale.

Da James Cossart Ewart  alla biologia genetica

Gli accoppiamenti della cavalla di Lord Morton suscitarono anche l’interesse di un professore universitario scozzese, James Cossart Ewart, che incrociò pony femmine con maschi di zebra pubblicando un libro, nel 1899, contenente le sue conclusioni.

Ewart non credeva alla telegonia e dimostrò che i successivi puledri nati dalle sue pony mantenevano le caratteristiche del cavallo e non presentavano quelle della zebra.

Soltanto nei primissimi anni del Novecento l’americano Sutton e il tedesco Boveri, ciascuno in maniera indipendente, elaboreranno la teoria cromosomica dell’ereditarietà che confermerà la teoria sui geni di Mendel, non riconosciuta dai contemporanei.

Oggi la telegonia è considerata priva di fondamento scientifico e il fenomeno della cavalla di Morton è spiegato dai biologi con la presenza di “alleli” dominanti o recessivi, ossia forme del gene che controllano lo stesso carattere.

Lo studio della genetica mostra, ogni giorno, il fascino e la complessità di processi da cui dipende lo sviluppo della vita.

La biologia genetica descrive in maniera stupefacente il funzionamento degli organismi, indicando, però, anche la stretta parentela tra le molecole di tutti gli esseri viventi, nonostante la differente evoluzione seguita dalle varie specie.

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Foto e reportage di Paola Iotti

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