La danza dei dervisci rotanti

A metà degli anni Cinquanta del XX secolo, in coincidenza con il decollo del turismo, il governo turco legalizzò nuovamente la danza dei dervisci rotanti che Kemal Ataturk (Mustafa Kemal Atatürk: Salonicco, 19 maggio 1881 – Istanbul, 10 novembre 1938) aveva bandito nel 1923 e oggi è uno degli spettacoli più attesi dai visitatori.

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La danza dei dervisci rotanti

Probabilmente una persona normale finirebbe cadendo per un capogiro, ma a loro non succede.

Entrano in una sorta di estasi mistica durante la quale si elevano verso la Verità in piena pace spirituale liberandosi dall’ego.

È una cerimonia molto caratteristica chiamata Sema o Sama (Samāʿ) e che nel 2008 l’UNESCO ha aggiunto alla sua lista di Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, come  Il caffè turco ”Il Turk Kahvesi” divenuto una vera arte inserito nel 2013   Patrimonio immateriale dell’Umanità dell’Unesco.

Come si potrebbe immaginare, le sue origini risalgono a centinaia di anni e sono strettamente collegate all’ordine Sufi dei Mevlevi, formatosi in Turchia sotto l’Impero ottomano.

Il significato di derviscio (in persiano e arabo darwīsh) si riferisce ai poveri spesso intesi come gli asceti mendicanti che vivono di beneficenza dopo aver fatto voto di povertà.

I sufi erano uomini che praticavano molto la meditazione così che esistevano, probabilmente, molto prima dell’islam ed inseguito vi aderirono.

La danza dei dervisci rotanti dipintoIl Sufismo è il ramo mistico dell’Islamquelli della veranda” o della porta, come luogo di passaggio, ma anche di devozione e rispetto verso chi vi abita (il Profeta).

I Sufi si organizzarono in confraternite chiamate genericamente turuq (plurale di tariqa), che attraverso lo studio del Corano cercavano la purificazione dell’anima.

Non c’era unità metodologica in queste fraternità, quindi ognuna aveva uno sviluppo diverso. La prima tariqa conosciuta, chiamata Qadiriyya (Qādiriyya), fu fondata nel 1166, ma quella che diede vita ai dervisci rotanti fu la Mevlevi, del XIII secolo.

Fu creata nel 1273 dai discepoli di Yalāl ad-Dīn Muhammad Balkhi (Balkh, 30 settembre 1207 – Konya, 17 dicembre 1273), un poeta, studioso e teologo che visse il capitolo più importante della sua vita a Konya, città del Sultanato di Seljuk dove si stabilì abbracciando il Sufismo dopo aver incontrato un vagabondo mistico, originando una scuola.

Fu il mawlana o maestro della confraternita sufi dei futuri “dervisci rotanti” (Mevlevi).

L’ordine dei Mevlevi conserva alcune somiglianze con le altre confraternite sufi, ma l’elemento differenziale è la pratica del Sama, il rituale musicale in cui i dervisci ruotano mentre si suona la musica di flauti (il ney), tamburi e liuti, usando il dhikr, ovvero la ripetizione continua del nome di Dio e versetti del Corano tipo Allahu Akbar (o Allah Akbar Dio è il più grande), Subhan Allah (Gloria a Dio)…

È, in breve, la ricerca di uno stato di trance estatica che si svolge spesso in un samahane, una stanza apposta, con tutti i partecipanti che girano non solo su se stessi ma anche attorno al loro maestro.

Le curve sono fatte appoggiandosi sul piede sinistro e indossando uno specifico guardaroba in cui ogni capo di abbigliamento ha un significato preciso.

L’abbigliamento dei dervisci è formato da: tennure (la gonna bianca) che è un richiamo funebre, l’hirka (il mantello nero) che rappresenta la tomba e il sikke kulah (un cappello alto di colore marrone) che simboleggia la lapide.

Il Sama dei dervisci rotanti è diviso in quattro fasi.

La prima inizia con la Naat, in cui un celebrante dice una preghiera in memoria di Maometto, e termina con la Taskim una melodia suonata con flauto, simbolizza la separazione da Dio.

La danza dei dervisci rotanti la samaIl secondo è il Devr-i Veled, in cui i dervisci fanno una processione in fila indiana e poi si inginocchiano e liberano dei loro hirka.

Il terzo si chiama Salam ed è la parte centrale della cerimonia perché i dervisci iniziano a girare con la mano destra che punta verso il cielo e la sinistra verso il terreno indicando che sono solo un tramite fra il divino e l’uomo.

La quarta e ultima fase del Sama è un’altra orazione.

La leggenda sulla nascita del sema (o sama) dei dervisci rotanti

Un leggenda racconta che Yalāl ad-Dīn Balkhi, fondatore della confraternita sufi Mevleví (o Mawlawiyya), mentre attraversava il mercato di Konya credette di sentire gli orafi cantare “Non c’è altro Dio che Allah” e questo lo spinse ad unirsi a loro allargando le braccia e girando su se stesso.

L’ordine di Mevleví crebbe, non senza difficoltà, ma riuscì ad attrarre numerose figure di spicco del califfato.

A poco a poco si è diffuse in altri luoghi, tra cui l’Egitto, la Libia, la Palestina e persino alcune regioni balcaniche (è noto che ci fosse una sede a Sarajevo).

Fra i dervisci Sufi ha dato alcuni importanti artisti in vari campi nella poesia (Şeyh Galip, Abdullah Sari) come nella musica (Mustafa Dede, Mustafa Itri e Ali Siraÿaní).

Anche la storia militare ricorda il nome di Mavlevi.

Nella prima guerra mondiale il governo ottomano creò un reggimento chiamato così nel quale figuravano ottocento dervisci volontari che tuttavia non riuscirono praticamente ad entrare in combattimento e nel settembre del 1918 il reggimento fu sciolto.

Oggi la danza dei dervisci rotanti, dei Mevlevi, trasmette valori nell’Islam non esclusivi, cioè credono che siamo tutti uguali (donne incluse, che possono anche danzare) e quello che è uno strano ma allo stesso tempo affascinante rituale è anche un modo per far conoscere la cultura turca.

(Foto Wikipedia, Flickr Alessandro Bonvini, Stefano Meneghetti)

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