William Blake, i dettagli nell’immaginazione

Poesia e arte, per William Blake erano discipline complementari ed ogni volta che poteva, le univa.

William Blake ritratto
William Blake

Fu uno di quei rari esempi di artista visionario che superò la sua contemporaneità. Andò oltre, tacciato di folle (e certamente in parte lo fu), ai paesaggi imperanti, ai ritratti ammiccanti che riempivano le tele degli artisti suoi conterranei.

Come è facile, anche nella poesia, attribuire ad una personalità così di quei tempi etichette utili a chi le vuole usare per sé.

Così può essere facilmente il poeta “romantico”, e magari un poète maudit come i francesi Baudelaire, Verlaine o Rimbaud o, peggio, un poeta “satanista” degno di leggende del Rock e del Punk come i Doors.

Comunque precursore lo fu senz’altro e il romanticismo, il simbolismo e, per alcuni, anche il surrealismo di André Breton gli devono più di qualche spunto o suggerimento.

William Blake (Londra, 28 novembre 1757- 12 agosto 1827) fu un poeta, un pittore e un incisore inglese, così lo si descrive, dimenticando che il tutto, spesso, era espresso nelle medesime opere dove la poesia conviveva con le immagini create dall’artista.

Nel 1809, a cinquantadue anni, Blake presentò la prima e unica mostra delle sue opere.

William Blake NebuchadnezzarDal momento che non poteva permettersi di affittare un posto, uso la casa di suo fratello, che era anche una merceria.

Sulle pareti, Blake appese sedici opere e James, il fratello di William, era incaricato di ricevere i visitatori e mostrare loro i dipinti. Praticamente non si presentò nessuno.

L’ingresso costava mezza corona e includeva un breve catalogo descrittivo (Descriptive Catalogue), di cui Blake non ne stampò più di cento copie.

Alcune copie vennero acquistate da Crabb Robinson che in seguito sarebbe diventato intimo amico di Blake e ci avrebbe lasciato degli appunti con le conversazioni fatte con il poeta.

Per molti anni quel piccolo opuscolo fu la sua opera letteraria più famosa.

Il critico Robert Hunt visitò la mostra e ne scrisse una critica devastante in cui insultava Blake e il suo piccolo catalogo definendo ciò che vi era contenuto come sciocchezze incomprensibili ed effusioni folli di un cervello squilibrato.

Oggi Robert Hunt è ricordato solo per quella critica, che Arthur Symons definì “una delle infamie del giornalismo“.

Però quella critica allora, insieme alla mancanza di interesse per il suo lavoro, spinsero William Blake a rinunciare alla ricerca del successo nel mondo artistico e letterario.

La rinuncia durò una decina d’anni e fu interrotta dall’incontro con un gruppo di giovani poeti ed artisti, fra i quali John Linnell e Samuel Palmer, che espressero subito una certa ammirazione per i suoi lavori.

Io non mi beffo di te, per quanto tu mi derida
Tu mi chiami pazzo, ma io ti chiamo stupido
William Blake

Questo spinse William Blake a portare alla luce il poema epico Jerusalem su cui aveva continuato a lavorare.

William Blake Ancient of DaysMentre il catalogo descrittivo (Descriptive Catalogue) di quella mostra oggi lo si può considerare una sorta di manifesto artistico nel quale l’autore comincia col dire, dopo una breve prefazione: “La chiarezza e la precisione sono stati i principali scopi per dipingere questi quadri.

Per Blake la pittura a olio era sinonimo di imprecisione e oscurità per cui portava la sua condanna sulle opere di Rubens, Anton Van Dyke, Tiziano, Correggio e Rembrandt che definiva “Demoni veneziani e fiamminghi” ed a questi aggiunge anche dei noti pittori inglesi del suo tempo, quali Joshua Reynolds e Thomas Gainsborough.

A questa imprecisione Blake, opponeva l’acquerello e la tempera, con cui si ottengono contorni più definiti e colori più vividi, e l’opera di Michelangelo, Raffaello, Giulio Romano e Dürer.

Il poeta e artista aggiungeva: “Chi non immagina in contorni più forti e migliori, e in una luce più forte e migliore, di quello che il suo occhio deperibile e mortale può vedere, non immagina affatto”.

Questa enfasi sui dettagli minuscoli è una delle chiavi per comprendere il lavoro di Blake.
L’arte è creata dai dettagli, mai dalle generalizzazioni e la visione immaginativa, che trascende il mondo della materia, viene raggiunta proprio attraverso i dettagli;

William Blake e i dettagli

Nella poesia, “ogni parola e ogni lettera” deve essere studiata così come nella pittura, “ogni linea e pennellata“.

Camminando attraverso Londra e contemplando la povertà e i luoghi di accoglienza e di beneficenza il poeta annota che questi avevano sostituito le reazioni immediate alla sofferenza degli altri.

Il Bene generale è il pretesto dell’adulatore, del furfante e dell’ipocrita e l’arte e la scienza possono esistere solo nei dettagli minuziosamente organizzati, e non nella generalizzazione delle dimostrazioni del potere razionale.

Vedere un mondo in un granello di sabbia
e un paradiso in un fiore selvatico,
tenere l’infinito nel palmo della mano
e l’eternità in un’ora. 
William Blake

Tutto il lavoro di Blake è un grande tentativo di elevare la coscienza umana attraverso l’arte a una realtà perfettamente definita e vivida.

William Blake Jerusalem
William Blake Jerusalem

La salita si svolge dalla natura offuscata e caotica a una realtà straordinariamente vivida, organizzata e consapevole.

Tutto questo appare nella sua nella nuova Gerusalemme (Jerusalem), come una rappresentazione simbolica della libertà ed un’estasi della coscienza: il suo ultimo grande libro miniato realizzato tra il 1804 ed il 1820.

Gerusalemme: L’emanazione del gigante Albion è stata sviluppata per sedici anni ed è il culmine della visione poetica di Blake.

È un poema di grande complessità e la sua trama è molto densa a tutti i livelli. D’altra parte, è un libro volutamente ostico, nonostante contenga molte delle grandi poesie di Blake.

William Blake ha scritto molte meravigliose poesie liriche, ma il centro del suo lavoro sono quelli che chiamava libri profetici.

Sono poemi epici che descrivono drammi oscuri e complessi, ma forse è importante chiarire che il concetto di profezia in Blake ha poco a che fare con la previsione del futuro.

Per William Blake, ogni uomo onesto è un profeta ed è un veggente, non un dittatore arbitrario, ma è l’uomo che sa come capire ciò che si nasconde dietro all’apparenza del presente, che comprende la realtà e dice agli altri uomini ciò che non vogliono sentire.

Il profeta o artista (parole sinonime per Blake) interpreta la realtà attraverso un lavoro simbolico che il pubblico, a sua volta, dovrà interpretare.

Nel 1821 cominciò a lavorare su il “Libro di Giobbe” e su una serie di illustrazioni sulla “Divina commedia”.

Il primo sarebbe stato pubblicato nel 1826, mentre sull’opera di Dante Alighieri riuscì a realizzare solo sette incisioni.

Per comprendere quanto fosse importante la conoscenza dettagliata e approfondita per William Blake ci è sufficiente sapere che a sessantasette anni, per comprendere la “Divina commedia”,
intraprese lo studio dell’italiano.

Negli ultimi anni William Blake si ammalò gravemente, tutti i sintomi ricordano una calcolosi biliare, morì il 12 agosto 1827 all’età di sessantanove anni, con una grande serenità sul volto e con gli occhi persi nell’estasi mentre decantava, descrivendolo, ciò che vedeva in cielo.

Venne sepolto nel cimitero di Bunhill Fields e la vedova morì altrettanto serenamente quattro anni dopo sussurrando al suo William per dirgli che lo avrebbe raggiunto.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here