Il rosso carminio nell’arte

Insieme all’argento e all’oro, le prime navi che salparono dal Nuovo Mondo dopo la conquista spagnola trasportavano un altro tesoro:

il rosso carminio, un colore naturale che produceva una tonalità così intensa che gli artisti europei non tardarono ad adottare.

Il commercio di questo pigmento produsse una grande ricchezza per la Corona spagnola e fornì la tavolozza dei rossi che tingerà l’arte sacra e laica europea per più di tre secoli.

Anche Luigi XIV apprezzò questo colore tanto da ordinare che la tappezzeria delle sedie di Versailles e le tende della camera reale venissero tinte di grana cocciniglia, ossia rosso carminio.

Dai grandi maestri veneziani come Tintoretto (dalla seconda metà del 1500) a Vincent van Gogh, che l’ha mescolato per creare molte tonalità in dozzine di dipinti, gli artisti hanno cercato le proprietà del rosso messicano, che veniva estratto da un piccolo insetto chiamato cocciniglia del carminio (Dactylopius coccus).

Il carminio, Van Gogh lo descrisse a suo fratello Theo in una lettera nel 1885, usando un altro nome “il colore rosso del vino, è caldo e vivo come il vino“.

Fra i grandi maestri che utilizzarono questo pigmento, Diego Velázquez (Diego Rodríguez de Silva y Velázquez Siviglia, 6 giugno 15991 – Madrid, 6 agosto 1660), è ineludibile.

È uno dei più grandi esponenti della pittura spagnola e maestro riconosciuto della pittura universale.

Il rosso carminio nell’arte, 1 Ritratto di Fernando de ValdésTra i committenti di Velázquez non potevano certo mancare esponenti della Chiesa e parte integrante del messaggio compreso in un ritratto era rendere evidente la posizione gerarchica e il potere del personaggio.

Il Ritratto di Fernando de Valdés y Llanos (Retrato del Arzobispo Fernando de Valdés) è stato dipinto da Velázquez circa nel 1640.

L’arcivescovo, vestito di nero, è seduto davanti a una sontuosa tenda dipinta con il rosso carminio.

Quest’opera unisce pittura religiosa e pittura civile nella potente figura dipinta che aveva accumulato funzioni ecclesiastiche e politiche: arcivescovo di Granada e presidente del Consiglio di Castiglia.

Il rosso carminio nell’arte, 2 ritratto di Isabella Brandt di Rubens Un ritratto di Isabella Brandt (1610), dipinto da Rubens, mostra la versatilità del pigmento rosso carminio. Il muro dietro la donna è rappresentato da un rosso intenso e profondo, da cui emerge la donna in una sorta di aura luminosa.

La Bibbia nelle sue mani è stata anche ritratta con dettagli squisiti grazie all’inconfondibile maestria del pennello di Peter Paul Rubens che sapeva rendere personaggi vivi come se fossero stati di fronte all’osservatore.

L’analisi delle opere di Paul Gauguin, Augusto Renoir e Vicent van Gogh hanno dimostrato che hanno usato il carminio di cocciniglia.

Come Rubens, i personaggi di Renoir sembrano essere vivi all’interno della tela, ma come impressionista i suoi ritratti si dissolvono in astrazioni intense.

Anche Gauguin usava i colori, in particolare il rosso, per creare accenti giocosi, ma nessuno paragonabile, per saturazione, a Van Gogh che usò questo pigmento in oltre 40 opere..

La camera di Vincent ad Arles è il nome di tre dipinti del pittore olandese.

Il rosso carminio nell’arte, 3 La camera di Vincent ad Arles Van Gogh“Le leggi dei colori sono inesprimibilmente belle, proprio perché non sono dovute al caso”, Van Gogh. Certo il tempo poi cambia molto i quadri, non solo quelli del pittore di Zundert, quelli di tutti gli impressionisti e di molti pittori del ‘900 (pensiamo a Manet, Pissarro, Seurat, Renoir…), ma una ricerca scientifica ha recentemente mostrato come l’artista olandese abbia usato in quel quadro il rosso carminio insieme all’azzurro per ottenere un viola e un lilla (nella porta e nelle pareti) poi cambiati dal trascorrere degli anni.

Se oggi La camera di Vincent ad Arles, ancora una straordinaria opera, è diversa da quella che Van Gogh descriveva al fratello Theo contiene, comunque, e solo nasconde un po’ quel colore che giungeva dal Messico per riempire le tele dei grandi artisti europei.

Il rosso carminio nell’arte, 4 Bonjour monsieur Gauguin di GauguinIn occasione di un viaggio a Montpellier, Gauguin guardò il dipinto di Courbet Buongiorno, signor Courbet. Considerò di realizzare una parodia di questo capolavoro del realismo, eseguendo Bonjour monsieur Gauguin.

Il pittore vi appare come un vagabondo bohémien, con un basco, un tabarro e zoccoli, dietro ad una staccionata di legno davanti alla quale osserviamo una donna bretone nel suo caratteristico vestito.

Con questo dipinto, Gauguin “scherzava”, nel 1889, sul dipinto di Gustave Courbet, che aveva visto insieme a Van Gogh nel suo viaggio a Montpellier.

In questo autoritratto, l’artista si considera un pittore moderno. La modernità consisteva nell’utilizzare colori sintetici recentemente introdotti sul mercato e nell’usarli molto spesso puri, cioè quando escono dal tubo.

D’altra parte, l’analisi scientifica del dipinto ha permesso di determinare la presenza di pigmenti organici, ma non sono specificamente della cocciniglia.

Però quelli sintetici sono altri colori, con altre storie da raccontare.

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