“Sono contro la violenza. Però se mi attaccano,mi proteggo. Non so porgere l’altra guancia”. Sampat Pal Devi.

Sampat Pal Devi è una scrittrice ed attivista indiana.

Lei è piccolina nel fisico, alta poco più di un metro e mezzo, ma è stata capace di trascinare, dal marzo del 2006, un vero e proprio esercito formato da donne indiane di un’età compresa tra i 40 e 60 anni tra le quali vedove e giovani. Indossano un sari rosa che rappresenta la donna, e non hanno connotazioni politiche. Il nome del gruppo Gulabi Gang[1] deriva dal termine gulabi che in hindi significa appunto rosa.

Armate principalmente dei tradizionali bastoni dei pastori in bambù, i ”lathi”, le guerrigliere prima cercano prima di far prevalere la ragione, agendo come mediatrici dopo di chè passano alle percosse.

Lo scopo del gruppo che ad oggi conta oltre i 400.000 membri alcuni di quali anche uomini, è:

-difendere i poveri e gli emarginati che vengono umiliati dai bramini quelli che sono più in alto nelle caste;

– affrontare le pradhans, i capi di governo del popolo;

– difendere le donne da ogni forma di ingiustizia e di violenza che nel 90% è perpetuata da mariti, padri e fratelli.

In molti casi le donne abusate non sporgono violenza per paura delle conseguenze da parte anche dei poliziotti.
Tutti ricordiamo i casi eclatanti della giovane studentessa stuprata in autobus per ore o il caso della bambina 13enne e delle tre sorelline, ma tante altre situazioni non saliranno agli “onori” della cronaca e si saprà mai niente.

 

Sampat Pal Devi

Articolo Sampat Pal Devi: donne indiane con sari rosa e lathi di Rachele Agostino su CaffèBook (caffebook .it) 

Sampat nasce nella regione dell’Uttar Pradesch una delle più poveri in India, tra risaie, bufali e pecore, dove la gente muore di fame ed è priva di acqua potabile. Figlia di pastori, entrambi analfabeti, il suo destino sembrava segnato: mandrie da governare, chapatis da preparare, e il prima possibile diventare una giovane sposa.

Determinata e combattiva, la leader del gruppo vuole conoscere l’alfabeto, riesce infatti a convincere i genitori a seguire per due anni un corso scolastico, quello a cui però non riesce a sfuggire è il suo matrimonio che avviene ai soli 12 anni nonostante la Costituzione indiana vieti i matrimoni infantili: come spesso accade la legge rimane scritta sulla carta e non applicata nella realtà.

Quella terribile esperienza mi ha fatto sviluppare una speciale di empatia per il dolore e la sofferenza delle donne.” Così scrive Sampat Pal Devi nel suo libro “Con il sari rosa”.

Allo stesso tempo cresce dentro di lei la voglia di ribellione verso il marito, avverte il bisogno di indipendenza economica per questo impara da autodidatta a cucire a macchina e pensa che anche le altre donne debbano fare lo stesso.

“Io sono una femminista, mi piace lavorare con e per le donne. Spingerle a essere indipendenti”

Nel 2003 inizia la sua vita dedicata all’ attivismo sociale, organizza laboratori di cucito per le donne una sorta di ONG per lo sviluppo e il finanziamento di piccoli gruppi di lavoratori e, media i conflitti tra vicini e parenti anche se le prime volte è ancora una volta anche lei stessa vittima.

Nel 2006 mentre sono in laboratorio le donne pensano “…perché non indossare un’uniforme che ci distingue per rendere note le nostre azioni, potrebbero significare che qualcosa di nuovo stava accadendo in questo angolo di India una cosa fatta esclusivamente da donne “.
E da lì la scelta di indossare il sari rosa.

Krishna Gupta è stata la prima donna della banda di Sampat Pal.

La sua storia è simile a quella di molte altre donne, un’infanzia triste, priva di affetto, costretta a sposarsi all’età di 11 anni, a 13 aveva già partorito il primo figlio.

Il suo, un matrimonio privo di amore e, come se non bastasse era costretta a subire gli abusi e gli insulti di suo marito, quando si recava alla stazione di polizia per denunciare l’accaduto nessuno le dava ascolto.

Ma un giorno dopo gli ennesimi maltrattamenti Krishna si decide ad incontrare Sampat.

La capo banda con altre donne, affrontano il marito violento intimandolo a non picchiare la moglie.

Il primo tentativo si rivelò un fallimento ma, dopo il secondo incontro con le guerrigliere dai sari rosa, armate di lathi, il marito, è proprio il caso di dirlo, apprese la lezione sulla “propria” pelle.

Oggi Sampat Pal Devi si sente serena e realizzata, ha dei figli istruiti un esercito di donne con sari rosa pronte a brandire i lathi per difendersi da ingiustizie e a rivendicare i loro diritti.

 

Articolo Sampat Pal Devi: donne indiane con sari rosa e lathi di Rachele Agostino su CaffèBook (caffebook .it)

  (foto da kurir.rs, onebillionrising.org)