Biol in carne e ossa: Fabio De Luigi torna a teatro a 59 anni tra trippa, terrore e il sogno di Kuala Lumpur

Milano, 14 ottobre – Dopo un quarto di secolo di silenzio palcoscenico, Fabio De Luigi, noto al grande pubblico per il suo sorriso ironico e i personaggi indimenticabili, torna sul palco con "Biol in carne e ossa", un one‑man show sold‑out in poche ore. Il titolo omaggia il soprannome "Biol" che gli amici gli hanno dato da ragazzo e che, a quanto pare, non è mai stato cancellato dalla "prescrizione" anagrafica. Oggi l'attore compie 59 anni, ma la voglia di tornare a confrontarsi con il pubblico è più viva che mai.

Il primo approccio milanese è stato gustoso, quasi culinario. Per ambientarsi alla città della moda e della trippa, De Luigi ha scelto un pranzo "dietetico" a base di… trippa. "Ah, il teatro, noi attori di teatro lavoriamo di diaframma appoggiandoci sulla trippa", scherza, facendo sorridere i presenti. Una battuta che epitomizza il suo spirito giocoso, ma che nasconde un timore antico: il terrore del debutto.

"Da qualche anno mi girava questa idea in testa – racconta De Luigi – e ho dovuto superare un po' di pudore e qualche timore. Il teatro è una cosa bellissima e difficilmente impegnativa: non ci sono maschere, non c'è filtro. È un momento di scambio con chi viene a vedermi". La domanda iniziale era cosa la gente si aspettasse da lui, ma ben presto ha invertito il punto di vista: "Facciamo al contrario, penso a quello che io voglio vedere alla gente".

Non sono mancati i momenti di tensione. Prima dell'apertura del sipario, il terrore lo attanaglia: "Terrore, non si può usare un altro termine. Serve per fare bene, ma negli attimi prima del debutto vivo il desiderio di essere altrove, magari a Kuala Lumpur, dall'altra parte del globo. Poi accumulo energia, funziono come una dinamo".

Nello spettacolo De Luigi racconta se stesso, ma senza cadere nella noia di una autobiografia. "Voglio smitizzare certi ricordi, partendo da episodi un po' scioccanti, di carattere familiare. Il filtro della commedia può essere applicato a tutto, ed è una potentissima arma di difesa: io ce l'ho e la uso".

Uno dei temi più personali è la sua posizione di ultimo figlio, arrivato dopo nove anni di attesa. "Il colpo di tacco che non ti aspetti… essere "coso" nella mia famiglia mi dà grande libertà. Ero un bambino silenzioso ma irrequieto, un finto calmo, un percepito calmo". A scuola non brillava in matematica, ma si sempre cavato con un sei, a patto di fare l'imitazione della professoressa di italiano, cosa che divertiva molto i docenti. "Penso non ci siano più i tempi per una querela", scherza, facendo un "outing" ironico sulle sue vecchie strategie di voto scambio.

Non mancano riferimenti ai suoi personaggi storici, come l'ingegner Cane e il progetto del ponte sullo Stretto. "L'ingegner Cane è sempre lì, con squadre e righello, convinto che l'opera sia pressoché finita… e non è l'unico a pensarlo". E sul pubblico milanese, ricco di "illustri" nomi, lancia un appello simpatico: "Non invito nessuno, se qualcuno vuole venire mi scriva. Gherarducci mi ha minacciato di lasciargli la testa del Pagliaccio Baraldi nel letto, ma agli altri dico di farmi sapere… che poi succede come ai matrimoni, ti senti in obbligo".

Insomma, "Biol in carne e ossa" è molto più di uno spettacolo: è un ritorno alle radici, una confessione giocosa e un invito a ridere di sé, con la sicurezza di chi ha raccolto un consenso immediato ma che, un secondo dopo la felicità, deve affrontare l'ansia da prestazione. Il pubblico milanese potrà viverlo il 14, 15 e 16 ottobre al Teatro Lirico Giorgio Gaber, pronto a ridere e a tremare insieme a lui.

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