3 poesie di Wisława Szymborska

La poetessa polacca Wislawa Szymborska, premio Nobel per la letteratura nel 1996, moriva il 1 febbraio del 2012 a Cracovia, queste tre poesie sono solo un breve omaggio e ricordo.

Aveva 88 anni colpita da un cancro ai polmoni e vittima, della sua incorreggibile attitudine di fumatrice.

Le poesie di Wisława Szymborska

Le poesie di Wisława Szymborska
Le poesie di Wisława Szymborska

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Sebbene Szymborska, nata a Kornik (Polonia occidentale) nel luglio del 1923, sia la poetessa più famosa della Polonia, ha dovuto aspettare che le fosse assegnato il Premio Nobel nel 1996 affinché il suo lavoro fosse conosciuto dal grande pubblico.

Nella sua vita la durezza della Seconda Guerra Mondiale in Polonia l’avvicinamento nei primi anni, un po’ forzato e contrario alla sua poesia, al così detto realismo socialista ed il successivo impegno per il sindacato clandestino Solidarność.

Laureata in Filosofia e sociologia polacca all’Università Jagellonica di Cracovia, ha lavorato dal 1953 al 1981 come critico nella rivista Życie Literackie (Vita letteraria), con la rubrica “Lettura non obbligatoria”, in cui ha commentava i libri su vari argomenti.

Dal 1993 pubblica recensioni sul supplemento letterario del «Gazeta Wyborcza», importante quotidiano polacco.

Le opere più note di Wislawa Szymborska sono:

Appello allo Yeti, 1957; Sale, 1962; Uno spasso, 1967; Ogni caso, 1972; Gente sul ponte, 1986; Letture facoltative, 1992; La fine e l’inizio, 1993; Vista con granello di sabbia, 1996.

Le tre parole più strane di Wisława Szymborska

Testo della poesia Le tre parole più strane di Wisława Szymborska
Testo della poesia Le tre parole più strane di Wisława Szymborska

Quando pronuncio la parola futuro,
la prima sillaba già va nel passato.
Quando pronuncio la parola silenzio,
lo distruggo.
Quando pronuncio la parola niente,
creo qualche cosa che non entra in alcun nulla.

Accanto a un bicchiere di vino di Wisława Szymborska

Testo della Poesia Accanto a un bicchiere di vino di Wisława Szymborska
Testo della Poesia Accanto a un bicchiere di vino di Wisława Szymborska

Con uno sguardo mi ha resa più bella,
e io questa bellezza l’ho fatta mia.
Felice, ho inghiottito una stella.

Ho lasciato che mi immaginasse
a somiglianza del mio riflesso
nei suoi occhi. Io ballo, io ballo
nel battito di ali improvvise.

Il tavolo è tavolo, il vino è vino
nel bicchiere che è un bicchiere
e sta lì dritto sul tavolo.
Io invece sono immaginaria,
incredibilmente immaginaria,
immaginaria fino al midollo.

Gli parlo di tutto ciò che vuole:
delle formiche morenti d’amore
sotto la costellazione del soffione.
Gli giuro che una rosa bianca,
se viene spruzzata di vino, canta.

Mi metto a ridere, inclino il capo
con prudenza, come per controllare
un’invenzione. E ballo, ballo
nella pelle stupita, nell’abbraccio
che mi crea.

Eva dalla costola, Venere sull’onda,
Minerva dalla testa di Giove
erano più reali.
Quando lui non mi guarda,
cerco la mia immagine
sul muro. E vedo solo
un chiodo, senza il quadro.

La fine e l’inizio di Wisława Szymborska

Testo della poesia La fine e l'inizio di Wisława Szymborska
Testo della poesia La fine e l’inizio di Wisława Szymborska

Dopo ogni guerra
c’è chi deve ripulire.
In fondo un po’ d’ordine
da solo non si fa.

C’è chi deve spingere le macerie
ai bordi delle strade
per far passare
i carri pieni di cadaveri.

C’è chi deve sprofondare
nella melma e nella cenere,
tra le molle dei divani letto,
le schegge di vetro
e gli stracci insanguinati.

C’è chi deve trascinare una trave
per puntellare il muro,
c’è chi deve mettere i vetri nella finestra
e montare la porta sui cardini.

Non è fotogenico
e ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono gia’ partite
per un’altra guerra.

Bisogna ricostruire i ponti
e anche le stazioni.
Le maniche saranno a brandelli
a forza di rimboccarle.

C’è chi con la scopa in mano
ricorda ancora com’era.
C’è chi ascolta
annuendo con la testa non mozzata.
Ma presto
gli gireranno intorno altri
che ne saranno annoiati.

C’è chi talvolta
dissotterrerà da sotto un cespuglio
argomenti corrosi dalla ruggine
e li trasporterà sul mucchio dei rifiuti.

Chi sapeva
di che si trattava,
deve far posto a quelli
che ne sanno poco.
E meno di poco.
E infine assolutamente nulla.

Sull’erba che ha ricoperto
le cause e gli effetti,
c’è chi deve starsene disteso
con la spiga tra i denti,
perso a fissare le nuvole.

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