Sintomi e caratteristiche degli attacchi di panico

“Un giorno come tanti altri mentre andavo a lavoro facendo la solita strada e fermandomi al solito bar ho iniziato ad avvertire delle strane sensazioni. All’improvviso! Prima un dolore allo stomaco <<mah, non avrò digerito bene>> penso. Poi sento il cuore battere sempre più forte … ho i brividi. Ok, mi gira la testa <<forse è meglio sedermi, qualcosa non va>>.

Ero davvero spaventata, non riuscivo a capire cosa mi stesse accadendo. Ero convinta che stessi per morire”.

Ti è mai accaduto di vivere un’esperienza del genere? E’ una delle situazioni che con maggiore frequenza mi viene descritta in studio.

Cosa sta accadendo alla signora? Ha avuto un attacco di panico.

Gli attacchi di panico fanno parte dei disturbi d’ansia e sono molto diffusi; sebbene siano presenti in entrambi i sessi, nelle donne è diagnosticato con una frequenza doppia.

I Sintomi e le caratteristiche degli attacchi di panico
I Sintomi e le caratteristiche degli attacchi di panico

Cosa sono gli attacchi di panico?

L’attacco di panico è un episodio breve (massimo 20 minuti) di ansia intollerabile e il cui apice è raggiunto rapidamente.

Si manifesta con una paura intensa ed improvvisa in assenza di un pericolo reale; si accompagna a sintomi somatici (dovuti all’attivazione del sistema simpatico) e cognitivi.

Il suo presentarsi come un fulmine a ciel sereno è il motivo per cui chi lo ha vissuto ne risulta così tanto spaventato.

I sintomi degli attacchi di panico

Sintomi fisici:

  • Tachicardia o palpitazioni;
  • Dolore e/o fastidio al petto;
  • Tremori fini o a grandi scosse;
  • Dispnea o sensazione di soffocamento;
  • Sensazione di asfissia;
  • Sudorazione;
  • Brividi o sensazione di calore;
  • Sensazione di svenimento, instabilità o testa leggera;
  • Nausea o disturbi addominali;
  • Derealizzazione (sensazione di irrealtà o di distacco rispetto ad un ambiente) o depersonalizzazione (sensazione di sentirsi un osservatore esterno rispetto al proprio corpo o ai propri pensieri, sentimenti, sensazioni, azioni);
  • Parestesie, sensazioni di torpore o formicolio;
  • Paura di perdere il controllo o di impazzire;
  • Paura di morire.

Un solo attacco di panico non è sufficiente a porre diagnosi di disturbo di panico.

È necessario che vi siano stati più attacchi di panico e che per un mese o più almeno uno degli attacchi sia stato seguito da uno o entrambi i seguenti sintomi:

• preoccupazione o rimurgino di avere un altro attacco di panico o delle conseguenze che esso potrebbe comportare;
• cambiamento significativo nel comportamento come conseguenza degli attacchi. Esempio: si evitano posti/situazioni valutati come minacciosi, l’esercizio fisico …

Infine, gli attacchi di panico sono spesso associati ad ansia anticipatoria (ansia elevata alla sola idea di dover affrontare in futuro alcune situazioni temute) e/o agorafobia (paura intensa o ansia nell’usare mezzi pubblici; essere in uno spazio aperto e ampio o chiuso e di limitate dimensioni; attendere in coda; stare nella folla; uscire soli fuori casa).

Nel momento in cui la persona esperisce tali sintomi e li interpreta come minacciosi sorge l’attacco di panico.

I sintomi degli attacchi di panico

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Il modello cognitivo dell’attacco di panico

Secondo l’approccio cognitivo le persone con attacchi di panico temono l’esperienza di alcuni eventi fisici o mentali.
Il modello di Clark (1986) si occupa in particolare dei fattori cognitivi coinvolti nell’eziologia e nel mantenimento del DAP (disturbo da attacchi di panico).

L’autore nel suo modello (conosciuto come il “modello del circolo vizioso” del panico) propone che una sequenza di eventi, in successione circolare, conduca all’attacco di panico.

Nel modello gli attacchi di panico sono il risultato di interpretazioni catastrofiche di un evento fisico o mentale che viene considerato come indicatore di un disastro che sta per accadere: infarto, svenimento o soffocamento.

Ad esempio l’aumento del battito cardiaco è interpretato come attacco di cuore; la sensazione di avere pensieri che si accavallano confusamente è letto come perdita della propria mente. Queste interpretazioni erronee di normali sensazioni fisiche o cambiamenti delle funzioni fisiologiche sfociano nell’attacco di panico.

Secondo il modello (vedi figura 1) ogni fattore scatenante, interno o esterno, che è giudicato come una minaccia produce uno stato d’ansia correlato dei suoi sintomi fisiologici. Se i sintomi vengono interpretati in modo catastrofico inducono un aumento dell’ansia intrappolando la persona in tale circolo vizioso.

Modello cognitivo del disturbo di panico di Beck modificato Figura 1

Una volta attivato tale circolo bisogna considerare i fattori che mantengono in vita l’attacco di panico (vedi figura 2):

  • Attenzione selettiva alle sensazioni corporee: essa induce un aumento dell’intensità soggettivamente percepita con la conseguenza di predisporci maggiormente ad attivare il circolo vizioso dell’interpretazione catastrofica. Ad esempio: se ho notato un aumento del battito cardiaco tramite l’attenzione selettiva avrò la sensazione che il cuore stia battendo sempre più velocemente e la interpreterò come un segno di un imminente attacco di cuore;
  • Comportamenti protettivi associati alla situazione: il loro scopo è l’evitamento delle conseguenze temute. Mettendoli in atto, però, non ci diamo la possibilità di disconfermare le nostre convinzioni; inoltre, ciò potrebbe indurre ad una intensificazione dei sintomi somatici;
  • Evitamento: evitare la situazione temuta non ci permette di provare ansia e scoprire che essa non porta alla catastrofe.
Modello cognitivo del disturbo da panico con l’aggiunta del ciclo di mantenimento Figura 2.
Modello cognitivo del disturbo da panico con l’aggiunta del ciclo di mantenimento. Figura 2.

Trattamento

Trattamento per gli attacchi di panico

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La terapia cognitivo – comportamentale risulta essere efficace. Si associa spesso il training di rilassamento.

Secondo tale approccio non è la situazione in sé a scatenare l’attacco di panico, come esposto, ma il modo in cui la situazione viene interpretata.

Il nostro modo di pensare influenza, quindi, le nostre reazioni corporee. Grazie alla terapia cognitivo – comportamentale si apprenderà come correggere tali interpretazioni errate (ristrutturazione cognitiva). Un primo passo consiste nel riuscire ad individuare i propri pensieri e le emozioni ad essi associate. Una volta individuati i pensieri è possibile metterli in dubbio e successivamente sostituirli con pensieri più vicini alla realtà oggettiva. Un ulteriore passaggio importante è l’interruzione dell’evitamento, la cui attuazione non fa che rafforzare e mantenere gli attacchi di panico, e dei comportamenti protettivi.

Si apprenderanno, inoltre, tecniche comportamentali di gestione dell’ansia come le tecniche di rilassamento.

A livello farmacologico, se lo specialista lo ritiene necessario, si possono utilizzare gli antidepressivi e le benzodiazepine.

Gli antidepressivi riducono gli attacchi di panico e non provocano dipendenza.

Le benzodiazepine, invece, nel lungo termine possono causare dipendenza e sintomi di astinenza.

È importante non assumere farmaci autonomamente ma sempre e solo sotto prescrizione medica.

Lo stress, infine, ha un ruolo importante: può esser utile, pertanto, fare sport, seguire una corretta alimentazione e dormire un numero adeguato di ore. Le tecniche di rilassamento possono essere molto utili a riguardo.

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