Le pecore risolveranno i problemi di giardinaggio nelle città

Nel mese di maggio il Comune di Roma ha annunciato di voler risolvere i problemi di manutenzione delle aree verdi ricorrendo alle pecore come tosaerba.

C’è anche l’intenzione di monitorare l’inquinamento dell’aria controllando lo stato di salute delle api le cui arnie saranno piazzate in punti strategici della città.

Pecore come tosaerba in città

La decisione di usare le pecore non è nuova.

Nel 2013, Parigi è ricorsa agli ovini come manutentori del verde pubblico iniziando dai giardini delle Tuileries, esempio seguito a Berlino in un parco pubblico.

Pecore come tosaerba per il giardinaggioNel 2016 un gregge di pecore è stato assunto dal Comune di Ferrara per tenere pulita l’area delle Sottomura mentre, nel 2017, è successo nel comune di Aliminusa, in Sicilia: l’azione di una capra e quindici pecore sul verde pubblico ha portato un risparmio di cinquemila euro l’anno nel bilancio dell’amministrazione.

Dunque, si tratta di una soluzione “green“, ma il medico greco Ippocrate sosteneva saggiamente che prevenire fosse meglio che curare.

Nelle città del Nord Europa sono diffusi, da decenni, i prati fioriti.

Sono prati attentamente progettati con semi di origine locale tenendo conto delle caratteristiche del terreno, del clima, dell’esposizione e della disponibilità di acqua estiva.

I vantaggi sono numerosi ma, se vogliamo individuare quelli economici, la manutenzione è ridotta al minimo, non richiedendo concimazioni e solo uno o due sfalci l’anno.

Come è possibile? La ragione si chiama biodiversità.

Usare sementi tipiche della zona permette di far sviluppare piante che si adattano alle caratteristiche ambientali: la calibrazione della miscela consente una fioritura continua e la creazione di un equilibrio nel loro sviluppo.

I semi appartengono a specie selvatiche autoctone che hanno una grande capacità di colonizzazione e di adattamento: resistono bene allo stress idrico e hanno un periodo di fioritura più lungo rispetto alle specie selezionate.

Nella miscela ci sono graminacee, le cui radici dense ma superficiali agiscono contro l’erosione, assicurando una rapida copertura del terreno; dicotiledoni, necessitanti di poca acqua, capaci di conservare il colore verde delle foglie anche in estate e dotate di radici profonde; leguminose, che fissano l’azoto nel terreno rendendo superflua la concimazione.

La loro combinazione consente un’ottimale estrazione dell’acqua dal suolo con radici sia superficiali che profonde.

Il periodo di fioritura di ogni specie è diversa e copre tutti i mesi primaverili ed estivi mentre la rusticità delle piante, scelte sulla base del terreno, le rende adatte e resistenti anche alle difficili condizioni estive.

È possibile ricreare un ambiente naturale su siti modificati come le periferie delle grandi città, le scarpate delle strade, le rive dei fiumi ma anche zone come discariche, cave e terreni incendiati, valorizzando gli spazi modificati negativamente dall’uomo e lottando contro fenomeni come l’erosione.

Il loro adattamento nei siti “difficili” non è paragonabile alle specie classiche selezionate, molto più delicate.

Il grande vantaggio dei prati fioriti è soprattutto la necessità di poca manutenzione: è sufficiente uno o, al massimo, due sfalci l’anno, limitando le spese del personale, del consumo di carburante per le macchine falciatrici e, quindi, anche il conseguente inquinamento.

In Italia esistono professionalità che applicano questo sistema, studiando le miscele adatte a zone ed esigenze differenti.

Comparando costi e vantaggi sostanziali, si tratta di una soluzione che apporta più benefici rispetto all’utilizzo delle pecore-giardiniere, garantendo anche una maggiore stabilità dei terreni, messi a dura prova dai fenomeni sempre più estremi del nostro clima meteorologico.

Una soluzione “green” al pari delle pecore ma di minor impatto giornalistico e che richiede maggiori competenze.

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