Aurora Bertrana è una donna catalana vissuta in anticipo rispetto ai contemporanei:

un’artista che ha viaggiato, osservando con mente aperta realtà differenti.

Violoncellista e fondatrice della prima jazz band femminile, ha vissuto per alcuni anni in Polinesia e Marocco di cui descrive la condizione della donna senza esprimere giudizi.

L’essersi opposta al regime del generale Franco farà sì che la sua produzione letteraria venga coperta dal velo della censura e dimenticata.

Aurora nasce a Girona il 29 ottobre 1982:

il padre, Prudencio, è giornalista e scrittore repubblicano ma si oppone al desiderio della figlia di seguire il suo esempio.

Alla bambina piace cantare, recitare, suonare e studiare geografia, incuriosita dal mondo che sogna guardando gli atlanti nella biblioteca di casa.

Quando scrive la prima poesia ha dieci anni: il padre la elogia ma le sconsiglia di dedicarsi alla letteratura e decide per lei una carriera da musicista, facendole studiare violoncello dal miglior insegnante della città.

Nel 1910 Aurora Bertrana ha 18 anni e tre volte la settimana si reca da sola a Barcellona, in treno, per prendere lezioni di musica:

a quei tempi una donna che viaggia non accompagnata suscita reazioni scandalizzate in quanto contravviene all’ideale di donna docile e sottomessa incoraggiato dal regime.

Viaggiatrice Aurora Bertrana
Aurora Bertrana a Barcellona

La madre di Aurora ne era un esempio, interessata solo ai lavori domestici e al cucito, senza mai partecipare alla vita sociale e culturale del marito.

La figlia si ribella a quel destino e frequenta ambienti maschili che le permettono di stare a contatto con politica e cultura.

Aurora decide di guadagnarsi da vivere per essere indipendente e poter realizzare il sogno di scrivere e viaggiare, desiderio con cui può superare il ruolo imposto alla donna nella società in cui vive:

continuerà a scrivere, ma sempre di nascosto.

Nel frattempo il padre, che dirige un giornale repubblicano, viene messo in prigione per una serie di articoli e, una volta scarcerato, si trasferisce con la famiglia a Barcellona.

Aurora prosegue gli studi ma, per mantenersi, suona in un locale e dà lezioni di musica all’Istituto di cultura femminile.

Deve attendere il 1923, quando ha 31 anni, per il suo primo viaggio verso la Svizzera: aveva infatti fondato un trio musicale di sole donne chiamato Jazz Women e ottiene un contratto per suonare in un grande albergo.

È la prima jazz band formata da sole donne e diventa una celebrità. Anche in Svizzera tiene con sé una mappa geografica, che osserva con interesse, come da bambina nella biblioteca paterna.

Durante un concerto alla radio di Ginevra incontra Denys Choffat, un ingegnere industriale:

è un colpo di fulmine per entrambi e si sposano il 30 maggio del 1925.

Forse Aurora spera che il ruolo di consorte le dia la possibilità di dedicarsi alla scrittura ma scopre che il marito non dispone di denaro.

È proprio lei che lo convince ad accettare un lavoro per la costruzione di una centrale elettrica nella Polinesia francese.

Nel 1926 la coppia si imbarca a Marsiglia diretta verso l’Oceania, facendo tappa in Martinica, Guadalupe e Panama per arrivare a Tahiti, nella capitale Papeete.

La Polinesia è una visione talmente incantevole che la catapulta nei sogni fatti tante volte davanti alle pagine dell’atlante e le permette di abbandonare la società europea, opprimente nei confronti delle donne. Rimane incantata da uomini e donne bellissimi che camminano lungo la spiaggia indossando parei rossi con fiori bianchi, come nei quadri di Gauguin.

Qui, vive un quotidiano che, nella sua semplicità, si mostra straordinario. Scrive le sue impressioni in articoli che pubblica su una rivista catalana, descrivendo usi e costumi indigeni e le meraviglie naturali delle isole.

Aurora colma un vuoto nella letteratura e nel giornalismo, non solo spagnolo ma di gran parte dell’Europa, poiché la Polinesia era, all’epoca, un luogo quasi sconosciuto.

La scrittrice ha la possibilità di vivere come un abitante e non come una turista:

i suoi pezzi sono consegnati una volta la settimana agli addetti postali che giungono a Papeete su una nave, portando turisti americani che fanno turismo “sessuale”.

Sull’isola incontra lo scrittore e sceneggiatore americano Zane Grey che viaggia con segretario, dattilografa, tre operatori cinematografici e servitù per filmare scene di pesca.

Grey veste gli indigeni con costumi rituali ma rimane deluso dalle modeste dimensioni dei pesci, poiché desidera stupire il pubblico con grandi esemplari.

Per Aurora quell’uomo costituisce il prototipo del colonizzatore che raggiunge un posto senza fare alcuno sforzo per comprendere cultura e modo di vivere degli abitanti, volendo solo realizzare l’idea che si è fatta alla partenza.

La giornalista guarda invece gli indigeni in modo diverso, senza alcuno schema o morale preordinata:

si rende conto che i polinesiani avevano vissuto per secoli in un certo modo e che, quando arrivarono missionari ed esploratori, furono costretti a modificare la loro cultura.

Aurora intuisce la violenza commessa nei loro confronti e ne è dispiaciuta.

Foto di Aurora Bertrana: viaggiatrice in Polinesia
Foto di Aurora Bertrana: viaggiatrice in Polinesia

In particolare è affascinata dal fatto che nella società tahitiana, basata sulle famiglie allargate, non c’è scandalo se una donna ha figli con uomini diversi:

vige infatti il principio secondo cui ciò che è di uno appartiene a tutti perchè la condivisione porta ogni membro ad aiutare gli altri.

Manca anche la classica separazione dei ruoli tra uomo e donna, che sull’isola collaborano tra loro.

Le polinesiane hanno una vita più libera rispetto alle europee: non sono costrette a sposarsi, possono mettersi con un uomo e lasciarlo senza vincoli giuridici da modificare e senza ottenere epiteti negativi, così come i figli nati da padre sconosciuto sono considerati solamente bambini e non “bastardi”.

Il concetto di famiglia è più ampio e generoso.

Forse era questa atmosfera, assieme alla natura meravigliosa, a rendere magica e naturale l’esistenza in Polinesia.

Con il marito andò a visitare Raitea, la più bella delle isole dell’arcipelago:

un tragitto pericoloso a causa dei banchi di corallo ripagato dalla vista di un mare cristallino e di una vegetazione lussureggiante.

Ciò che percepisce nella natura e nella gente la colpisce profondamente: una sorta di panteismo che si riflette nel suo animo ed esprime negli scritti. Raitea viene definita un dono degli dei e una parentesi incantata della sua vita.

Foto di Aurora Bertrana in Polinesia
Foto di Aurora Bertrana in Polinesia

Li, vive in una capanna poco più grande di una stanza in cui si sente come in una lussuosa villa.

Un piccolo ponte levatoio la separa dalla laguna dove può pescare, basta allungare una mano per cogliere frutta dagli alberi e bere l’acqua dei torrenti, nuotare e passeggiare lungo la spiaggia, fare piccole gite in piroga.

Racconta come non le mancasse nulla e che quella vita primitiva la rendesse profondamente felice.

Oltre ad essere giornalista,Aurora Bertrana svolge due lavori a Papeete:

il primo è l’interprete in tribunale, poiché conosce diverse lingue,

il secondo è l’insegnante di musica nelle scuole.

Una sera, mentre è seduta nel patio della sua casa, sente dei canti malinconici: segue le voci e giunge davanti a una capanna dove uomini e donne sono seduti in circolo.

Le spiegano che una bambina ammalata sta morendo e che cantano per aiutarla ad andarsene serenamente.

Una donna esce dalla capanna per annunciare il decesso e il canto si spegne immediatamente. Un episodio che colpisce profondamente il suo animo di musicista.

Aurora trascorre tre anni in Polinesia, che volano leggeri come un sogno, ma nel 1929 deve rientrare in Spagna dove pubblica libri sul viaggio che le valgono l’appellativo di scrittrice esotica ed ottengono grande successo.

Crea scandalo con i racconti sulla vita sessuale dei polinesiani che, nella rigida società spagnola, è considerata in maniera morbosa e maliziosa invece di un fenomeno naturale, come nelle intenzioni dell’autrice.

Oceanic Paradises, l’opera più famosa di Aurora Bertrana, andrà esaurita dopo quindici giorni e dovrà essere ristampata.

La scrittrice tiene conferenze e collabora a varie pubblicazioni ma la soddisfazione maggiore sarà scrivere un romanzo con il padre, dividendosi i capitoli.

Nel 1933 si candida alle elezioni nella sinistra repubblicana in cui viene sconfitta.

Nel 1936, a 44 anni, Aurora si reca in Marocco per descrivere la condizione della donna musulmana che visita negli harem, nei bordelli e nelle prigioni femminili senza esprimere giudizi, come ha fatto in Polinesia.

Gli articoli diventeranno un altro libro di successo.

Nello stesso anno scoppia la guerra civile in Spagna, che vede marito e moglie su fronti opposti: Denys a favore di Franco e Aurora contro.

La donna è fermissima nelle sue convinzioni repubblicane e, oltre ad abbandonare la casa, lascia anche la Spagna, nel 1938, per un esilio volontario che la porterà a vivere in Francia e Svizzera, facendo la cameriera e dando lezioni di spagnolo.

Poverissima, portava con sé solo una minuscola valigia senza mai smettere di scrivere.

Torna in Catalogna nel 1949 e muore a 82 anni a Berga, nei pressi di Barcellona, nel 1974, un anno prima della fine del franchismo.

Aurora Bertrana ha sempre sostenuto la bellezza del mondo: per lei la vita doveva essere vissuta appieno per poi interpretarla e scriverla consapevolmente. Come ha sempre fatto.

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Foto Wikipedia e Youtube

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