La calendula, raggio d’oro d’estate

Succede a tutti gli erboristi: studiano le piante con impegno e passione ma, se interrogati, ciascuno di loro confesserà di averne una come prediletta.

È anche il caso di chi scrive questi articoli per CaffèBook, che ha un debole per la calendula.

Calendula officinalis
La calendula

Si tratta di una specie aromatica che appartiene alla famiglia delle Composite e il suo nome latino è Calendula officinalis L.

Raggiunge un’altezza compresa tra i 30 e i 60 centimetri ed è diffusa in campagna.

Le foglie sono larghe, lanceolate e presentano il margine intero o lievemente dentato. Ma ciò che colpisce di più sono senz’altro gli splendidi fiori che brillano d’oro e che sbocciano durante l’intera estate, tra giugno e settembre.

Sono costituiti da grandi capolini (vanno dai 4 ai 7 centimetri circa di diametro), assai decorativi, con sfumature che variano dal giallo intenso all’arancione e con stami chiari o bruni.

La calendula è nota sin dall’antichità:

secondo la mitologia greca nacque dal sangue di Adone e dalle lacrime di Venere che si erano mescolati insieme sul terreno.

Per questo motivo, nel linguaggio dei fiori secondo alcuni autori simboleggia le pene d’amore anche se, nel mondo anglosassone, si preferisce farne l’emblema della costanza nei legami affettivi.

In Irlanda, ad esempio, si usava inserire fiori di calendula nel bouquet delle spose.

Calendula a
calendula

Il suo nome deriva dalle calende romane (ha la stessa radice, quindi, del calendario) e trae origine dalla sua lunga e ricorrente fioritura che si ripete mese dopo mese.

Presso gli antichi romani era apprezzata, più che per le virtù terapeutiche, come ingrediente di pietanze cui conferiva il tipico colore giallo oro.

L’interesse gastronomico proseguì in Europa anche durante il medioevo, quando si utilizzava la calendula per preparare zuppe, insalate e conserve (boccioli sott’olio o sott’aceto); tuttavia fu a partire da questo periodo storico che cominciò a suscitare interesse anche nell’ambito della tradizione e della medicina popolari.

In Galles si diffuse così la credenza che se all’alba – verso le sette – i capolini di calendula sono ancora chiusi, significa che in quel giorno pioverà, con lampi e tuoni, perché questa pianta annuncia il bel tempo. Ma in Irlanda la leggenda vuole che i fiori sprigionino scintille di luce nelle notti d’estate.

In Messico si attribuisce il colore intenso dei suoi fiori al sangue dei guerrieri che sacrificarono la loro vita per combattere contro i conquistadores spagnoli.

Chiamata in Gran Bretagna marygold e in Irlanda ór Muire (che significa comunque “oro di Maria”, quale omaggio alla Madonna), le sono stati donati tanti altri nomi poetici come “sposa d’estate”, “garofano di Spagna”, “fiorrancio” o persino “orologio del contadino”, perché come il girasole segue la posizione del sole nel suo arco quotidiano.

Ancora in Irlanda, c’era in passato un’usanza di cui resta memoria in campagna. La vigilia della festa di san Luca (18 ottobre), le ragazze in età da marito preparavano una tisana con la calendula, la maggiorana, il timo e l’assenzio.

Se la bevevano prima di coricarsi, erano certe che nella notte avrebbero sognato il volto del futuro compagno della loro vita. Nel Devonshire, invece, si raccomanda di non coglierne mai i fiori esposti in pieno sole, per non scatenare un’improvvisa tempesta.

Tralasciando gli aspetti narrativi e folcloristici, dal punto di vista terapeutico la calendula è una pianta che merita particolare considerazione.

La calendula, le proprietà

Contiene un olio essenziale con proprietà antibiotiche, acido salicilico (da cui deriva anche l’aspirina…), mucillaggini, saponine triterpeniche carotenoidi, flavonoidi, resine e una sostanza amara detta calendina.

Tali principi attivi la rendono molto versatile come specie curativa sia per uso interno che esterno.

In pomata o in impacco giova per le ferite e, soprattutto, per le ulcere alle gambe, in caso di geloni, vene varicose, flebiti, adeniti delle ghiandole e mammiti, ascessi, dermatiti (eczema, lichen, etc.), micosi, acne, impetigine, scottature e nella maggior parte delle altre irritazioni cutanee.

Assunta in tisana, è un meraviglioso depurativo, in quanto ha azione antispastica e antinfiammatoria sul fegato e sulla cistifellea.

È eccezionale come diuretico (come il ciliegio), antisettico, diaforetico, ipotensore per vasodilatazione periferica (Boyer, Gitoux), regolatore del ciclo femminile e calmante per i dolori della dismenorrea; medici naturalisti autorevoli come Jean Valnet gli attribuirono addirittura proprietà antidegenerative e anticancerogene.

La calendula, il decotto e la tisana

Il decotto gargarizzato ha dato buoni risultati in soggetti affetti da faringiti o disturbi del cavo orale (gengiviti). Un efficace rimedio è anche la tintura da applicare per combattere le verruche.

Per preparare la tisana, occorre versare due cucchiai rasi di sommità fiorite essiccate (se usate la pianta fresca, la dose deve sempre essere un po’ più abbondante) in un pentolino con mezzo litro d’acqua.

Si porta a bollore, si spegne, si pone sotto coperchio e si lascia riposare per un quarto d’ora, prima di filtrare e, volendo, dolcificare. Si beve lungo la giornata, anche fresca.

E, adesso che è stagione, i fiori d’oro della calendula possono diventare un benefico, colorato e originale ingrediente per tutte le nostre insalate estive.

Foto Pixabay, Wiipedia, elaborazione Roberto Roverselli per CaffèBook

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