William Henry Perkin e il colore viola che rivoluzionò la moda e la chimica

La storia del colore viola sintetico iniziò a casa di un adolescente, William Henry Perkin mentre cercava di fare una medicina.

Ma questa storia non riguarda solo la scoperta di come fu prodotto un colore.
È anche la storia di come quel colore abbia trasformato la società,.

Nel 1856 il giovane William Henry Perkin lavorava nel suo laboratorio di casa con l’ambizioso obiettivo di trovare un trattamento per la malaria.

Questa malattia, che allora rappresentava un enorme problema per gli esploratori europei, e veniva trattata con farmaci a base di chinino, un composto che poteva essere estratto solo da alcune piante del Sud America.

Era in uso, soprattutto fra le truppe britanniche, già dal XVIII secolo, miscelare acqua e chinino come misura per la profilassi della malaria.

Alle truppe veniva data l’amara acqua tonica all’alba, ma i funzionari di grado più elevato trovarono che fosse decisamente più gradevole prendere la medicine in veranda al crepuscolo, con un po’ di limone e… tanto gin. Da qui poi sarebbe nato il long drink chiamato gin and tonic.

Il chinino veniva estratto dalla corteccia dell’albero della china delle piante presenti solo nel Sud America e per questo era raro e costoso. Perkin cercava di creare una fonte più economica e affidabile del chinino.

Bene era questo che William Henry Perkin, nato a Londra il 12 marzo del 1838, stava cercando di fare a casa sua nella Settimana Santa nel 1856 all’età di soli 17 anni.

A 15 anni aveva iniziato a studiare al Royal College of Chemistry.

Il suo mentore era August Wilhelm Hofmann, famoso per aver scoperto un nuovo campo per la chimica in un luogo insospettato: era l’esperto mondiale del catrame di carbone.

Nonostante fossero neri e puzzolenti, non erano inutili: erano usati per fabbricare cappotti resistenti all’acqua e quando venivano distillati producevano ogni sorta di sostanza chimica.

Hofmann sospettava che con le sostanze chimiche del catrame di carbone si sarebbe potuto fare qualcosa di più prezioso: quel prezioso antimalarico, il sostituto sintetico del chinino.

Perkin tentò di provarlo, ma l’esperimento fallì. Almeno dal punto di vista medico.

Ciò che ottenne il quasi diciottenne londinese dal suo esperimento in cui tentava di convertire l’anilina nell’alcaloide chinino fu un liquido scuro il cui residuo sembrava far diventare viola tutto ciò che toccava.

Dopo diverse prove, William Henry Perkin e, secondo la leggenda, provò la sua formula sulle mutandine di seta bianca della sorella.

Il bianco si tinse di un colore violaceo molto più intenso di quello che fino ad allora poteva essere ottenuto naturalmente utilizzando la mucosa di una specie di lumache marine.

Il giovane chiamò la sua tinta “malveína“, “porpora di anilina” ed anche “porpora di Tiro“(ricordando la tintura color porpora utilizzata anticamente dai romani).

Il colore, al giorno d’oggi, viene solitamente descritto come “malva” o, addirittura, “Perkin purple“, in onore dell’inventore.

William Henry Perkin non giunse alla scoperta medica, tutto quello che aveva ottenuto era un colore viola più intenso di tutti quelli che c’erano in commercio.

Un colore che non solo avrebbe provocato un effetto sensazionale nella moda, ma divenne anche lo spunto per una svolta inaspettata nella società.

Il mondo a colori di William Henry Perkin

Fino a quel momento, solo la vita delle classi superiori era a colori, perché dovevi avere molti soldi per poterti permettere un indumento colorato, i colori erano naturali e, pertanto, costosi.

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William Henry Perkin e il colore viola Fundación del Patrimonio Químico

William Henry Perkin aveva involontariamente ottenuto uno dei più difficili da ottenere naturalmente ed al quale veniva associato la famiglia reale.

Ciò che William Henry Perkin aveva fatto era stato creare la prima tintura sintetica: viola anilina, malvaina, malva, viola o viola Perkin…

Ma quello che avrebbe fatto in seguito sarebbe stato qualcosa che solo uno studente giovane particolarmente audace (o sciocco) avrebbe fatto.

Disse al suo mentore Hofmann che avrebbe iniziato un’attività commerciale facendo tintura viola.

Il suo mentore andò su tutte le furie, il suo miglior studente abbandonava una promettente carriera nella ricerca pura per entrare nell’industria!

Si deve tener conto, inoltre, che non era che non ci fossero coloranti viola sul mercato…

Niente di tutto ciò dissuase William Henry Perkin: se si poteva farlo in un laboratorio, alla fine sarebbe stato più economico.

Un arcobaleno di colori sintetici per tutti

Anche se nessuno sembrava condividere il suo entusiasmo, il padre e uno dei suoi fratelli misero i propri risparmi per costruire la sua fabbrica. E va detto che John Pullar, un tintore scozzese che aveva consultato dopo il suo primo esperimento, gli aveva dato sostegno all’idea.

Così nacque Perkins & Sons, con un colorante che era più intenso e più stabile di tutti gli altri e che fu un successo.

La liberazione del colore arrivò travolgente e la moda cambiò.

I colori vivaci avevano cessato di essere esclusivamente per i ricchi e la codifica a colori delle gerarchie sociali cominciò a scomparire in piena epoca vittoriana.

Nel 1860, il colore divenne una questione di gusti, non di classe.

William Henry Perkin a 21 anni era già un milionario. A 36 anni vendette la sua fabbrica e tornò in laboratorio.

Riprese a fare esperimenti, e con successo nel campo della chimica organica.

William Henry Perkin morì il 14 luglio 1907, per polmonite e appendicite, una miscela particolare di malattie come lo furono i suoi esperimenti nel corso della sua vita.

(Foto: Fundación del Patrimonio Químico, Wikipedia)

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