Paola Iotti è nata a Reggio Emilia il 29 aprile 1964. Ha conseguito la maturità scientifica e si è laureata in Giurisprudenza all’Università di Parma. La sua prima opera “Come l’arcobaleno tra una criniera”, è risultata vincitrice del concorso letterario “Il mio caro amico”, indetto da Giovanelli Edizioni nel 2014, seconda classificata nella 3^ edizione del Premio Letterario “Mangiaparole” 2014 a Roma e sempre seconda al concorso letterario 2015 Voci per i Cavalli organizzata dalla onlus Horse Angels. A gennaio 2016 un suo racconto intitolato “La fattoria del Gelso Bianco” è stato selezionato nella raccolta “Favole senza frontiere” edito da Alcyone Casa Editrice. Sono favole che spiegano ai bambini, in modo semplice e divertente, il problema dell'immigrazione. A maggio 2016 si è classificata al terzo posto con un racconto alla 7^ edizione del Concorso Letterario Nazionale Naviglio Martesana. A luglio 2016 è risultata vincitrice del Concorso letterario Voci per i cavalli 2016, sezione inediti, organizzato dalla onlus Horse Angels con l’opera “Il cavallo, un’amicizia che va oltre il possesso” che raccoglie una serie di articoli relativi all’approccio consapevole e rispettoso nei confronti dei cavalli. Pubblicazioni di Paola Iotti Come l’arcobaleno tra una criniera: Per me è stata una piacevole sorpresa scoprire che la mia casa editrice, Giovanelli Edizioni, sensibile al tema degli animali, condivide il sostegno all’associazione di Jill Robinson e degli Orsi della Luna. La casa editrice Giovanelli con parte dei proventi oltre che ad Animal Asia sostiene anche la Lega Anti-Caccia e la L.A.V.

Nel 2009 la giornalista e blogger inglese Suw Charman-Anderson, direttrice di Open Right Group, una ONG che mira a preservare i diritti di accesso al digitale, ha dato vita all’Ada Lovelace Day.

L’Ada Lovelace Day:

Si tratta di una giornata in cui si invita a ricordare e onorare le donne, spesso sconosciute, che hanno svolto un ruolo influente nel campo della scienza, tecnologia, ingegneria e matematica.

In Italia l’Ada Lovelace Day si festeggia il 10 ottobre.

Ma chi era Ada Lovelace?

Ada Lovelace

Ada Lovelace 

Charles Babbage

Charles Babbage

Ada Lovelace day

Ada Lovelace day:

Ada Lovelace Day (ALD) è una celebrazione internazionale dedicata ai contributi delle donne nella scienza, tecnologia, ingegneria e matematica (STEM). Ha lo scopo di aumentare il profilo delle donne nelle scienze e, attraverso l’esempio, creare dei modelli che incoraggino di più ragazze ad intraprendere gli studi scientifici.

Ada Lovelace note articolo

Le note sull’articolo della Lovelace e l’algoritmo di Ada:

L’algoritmo di Ada Lovelace permette di calcolare i numeri di Bernoulli conosciuto come il primo programma della storia dell’informatica.

 Articolo Ada Lovelace: immaginazione poetica e metodo scientifico di Paola Iotti su CaffèBook (caffebook .it)

Ada Augusta Byron, nata nel 1815, fu l’unica figlia legittima del poeta Lord Byron. La madre era la baronessa e matematica Anne Isabelle Milbanke.

Quando Ada Byron sposò il conte di Lovelace ne acquisì il cognome.

La madre si separò da Byron subito dopo la nascita della figlia, che crebbe senza vedere il padre e, temendo potesse prendere da lui l’estro poetico, la indirizzò allo studio della matematica, della logica, dell’algebra e del calcolo, facendola seguire dalle maggiori menti del periodo come la scienziata Mary Somerville, traduttrice delle opere del matematico Laplace e autrice di testi studiati all’Università di Cambridge, o come Augustus De Morgan, professore all’Università di Londra.

Nel 1833 Mary Somerville organizzò un ricevimento:

Ada aveva 17 anni quando incontrò Charles Babbage, uno dei più famosi geni dell’epoca.

L’uomo aveva progettato la prima macchina da calcolo e stava elaborando una macchina analitica, considerata oggi l’antenato del computer.

La ragazza rimase affascinata dalla mente del matematico e si interessò al suo lavoro, attratta dalla potenzialità delle sue opere.

Anche Babbage rimase colpito dall’intelligenza di Ada, che soprannominò l’Incantatrice dei Numeri.

Dopo qualche anno Charles fu invitato a tenere una conferenza di presentazione della macchina analitica presso l’Università di Torino.

Tra il pubblico c’era un ingegnere, Luigi Manabrea, che scrisse un breve articolo in francese sull’invenzione di Babbage.

Ada tradusse l’articolo in inglese, aggiungendo una serie di sette note di commento, dalla “A” alla “G”, estremamente originali, che trasformarono il pezzo, dalle iniziali venti pagine, in un trattato di cinquanta. 

La figlia di Byron riuscì a comprendere, più di Babbage, le potenzialità dello strumento perchè in grado di superare gli aspetti tecnici, intravedendone le possibilità: intuì che la macchina avrebbe potuto essere programmata fornendole istruzioni.

Nella famosa nota “G”, Ada mostra un esempio concreto di ciò descrivendo un algoritmo, ossia una serie di indicazioni che avrebbero permesso all’invenzione di Babbage di calcolare i Numeri di Bernoulli, una successione numerica molto complessa.

La studiosa immaginava anche di utilizzare delle schede perforate per immettere i dati nella macchina, prevedendo inoltre la capacità di comporre pezzi musicali di varia complessità e durata. 

L’algoritmo di Ada è considerato il primo software della storia che getta le basi della moderna informatica.

La macchina analitica di Babbage non venne mai costruita, se non in piccola parte, rimanendo un progetto teorico.

Ada ereditò dalla madre una visione precisa e analitica, ma acquisì dal padre la capacità di applicare l’immaginazione al procedimento scientifico.

Utilizzò la metafora per valutare i concetti, cercando un approccio visivo e tattile, organizzando le idee in figure geometriche.

Oggi la creazione di modelli o le simulazioni al computer sono fondamentali nella ricerca scientifica.

Il lavoro di Ada Lovalace e di Charles Babbage rimase però poco noto e, quindi, non è possibile far risalire direttamente a loro la paternità della programmazione dei computer, di cui possono essere considerati precursori.

Un secolo dopo la redazione delle note di Ada, alcune sue considerazioni vennero riprese da Alan Turing, il matematico britannico che, durante la Seconda guerra mondiale, creò la macchina Enigma con cui decifrò i codici segreti usati dai tedeschi.

Il britannico viene considerato uno dei maggiori matematici del XX secolo e tra i padri dell’informatica.

Durante un seminario sull’intelligenza artificiale, Turing rivelò la c.d. obiezione di Lady Lovelace, con cui la scienziata esprimeva l’opinione che la macchina non potesse essere “pensante” in quanto limitata a eseguire quello che l’uomo ordinava.

La madre di Ada ha sempre temuto che la vena poetica paterna potesse “contaminare” la mente razionale della figlia: invece l’ha ampliata, potenziandola.

L’immaginazione le ha permesso di visualizzare il concetto astratto di macchina analitica, sviluppandolo.

La pensa come lei Eugenia Cheng, una quarantenne connazionale di Ada. É una professoressa universitaria di matematica pura, diplomata in pianoforte, che afferma sia più semplice capire un concetto astratto matematico se lo si associa a un’esperienza fisica.

Eugenia spiega ai suoi allievi i teoremi matematici per mezzo dei dolci. Per questo sulla sua cattedra ci sono torte e biscotti.

Gli ingredienti aiutano a capire porzioni e dosaggi: quanta marmellata o crema mettere in un cornetto, come tagliare una torta non rotonda in un numero dispari di fette, come calcolare la quantità di vino in bicchieri dalla diversa capacità.

La Cheng crede che la metafora della preparazione dei biscotti renda la matematica più comprensibile e che i suoi alunni ricordino più facilmente le spiegazioni.

Un’intuizione che l’avvicina ad Ada Lovelace, dotata di una visione premonitrice con cui ha superato conoscenze e limiti spazio-temporali per avvicinarsi al futuro.

Articolo Ada Lovelace: immaginazione poetica e metodo scientifico di Paola Iotti su CaffèBook (caffebook .it)