I Maltrattamenti degli Elefanti in India

L’India ospita circa 25.000 esemplari delle specie conosciuta come l’elefante asiatico (Elephas maximus indicus) di cui circa 3500 esemplari vivono in cattività sottoposti a violenze e maltrattamenti.

Elefanti in India nella storiaSebbene l’animale nazionale per eccellenza sia il pavone, la storia dell’India non può essere separata dall’elefante.

Questi pachidermi sono stati usati come veicolo di trasporto per Re e Maharaja, sono stati compagni nelle grandi guerre e strumenti preziosi durante varie costruzioni.

La leggenda degli elefanti in India

Gli elefanti sono presenti nella religione in cui una delle divinità più conosciute e amate è Ganesha (Gaṇeśa, dio con la testa di elefante e il corpo di un bambino con quattro braccia), simbolo di fortuna e protezione.

Elefanti in India Ganesha
Ganesha

Ganescha era molto obbediente agli ordini ricevuti dai suoi superiori e nutriva un grande amore per sua madre.

La dea Parvati (Pārvatī) che amava stare nel suo palazzo lo mise a far da sentinella alla sua porta affinché nessuno la disturbasse.

In un’occasione Shiva che per forza voleva entrare, Ganesha gli rifiutatò l’ingresso, dal momento che non aveva l’autorizzazione di sua madre.

Shiva (Śiva) si arrabbiò e con la spada gli tagliò la testa che saltò e rotolò lungo un pendio fino a scomparire.

La dea Parvati sentito il frastuono, lasciò il palazzo e trovò suo figlio morto, decapitato e sanguinante per aver obbedito ai suoi ordini.

Il dio Shiva, pentito per la sua azione, mandò un servo a cercare la prima testa che trovasse. Il servitore incontrò un elefante, gli tagliò la testa e la portò a Shiva che mise sulle spalle del figlio per rianimarlo.

Da quel momento, Ganesha smise di essere un bel giovane dal volto umano per diventare un uomo con la testa di un elefante.

Grazie a questa leggenda, le figure degli elefanti in India sono legate al concetto di protezione della casa e della famiglia.

Si pensa che l’elefante sia un animale dotato di grande intelligenza (cosa vera), poiché Ganesha era anche il dio della saggezza, protettore delle arti, scienze e signore dell’intelletto viene invocato quando si intraprende ad esempio una nuova attività o una nuova impresa in quanto con la sua proboscide rimuove gli ostacoli.

Lo sfruttamento e i maltrattamenti degli elefanti in India

Molti elefanti in India appartengono a padroni privati per uso domestico. Vengono impiegati dai contadini per abbattere alberi e nei lavori dei campi, se durante la nostra civiltà contadina venivano impiegati i buoi per arare, e gli asini e i muli per il trasporto dei carichi, gli indiani usano gli elefanti.

Elefanti in India addobbatiAncora gli elefanti in India vengono usati per i combattimenti duranti i quali a volte sono vestiti come in guerra con armature, nello sport come nelle partite di polo che si svolgono anche in Thailandia e in Nepal.

È facile immaginare che non sia nella loro natura giocare a polo, per far divertire i ricchi, e a che tipo di addestramento siano stati sottoposti.

Altri elefanti possono essere destinati al circo, per fortuna in molti Paesi stanno vietando la loro presenza e quella di altri animali.

Spesso gli elefanti in India sono affittati per sfilate, feste rumorose (come matrimoni), per le aperture di negozi e di alberghi.

Per queste occasioni vengono sottoposti a torture continue: accecati, affamati, incatenati e costretti a sfilare tra fuochi d’artificio senza alcuna protezione contro il sole o la pioggia. Trasportati su lunghe distanze in veicoli aperti sotto il caldo torrido per ore senza né cibo né acqua a sufficienza.

A volte durante le feste gli elefanti riescono a scappare e si verificano anche incidenti mortali per gli uomini.

Nel tempio induista del Kerala a Guruvayur si trovano oltre 70 elefanti rinchiusi che, quando non sono utilizzati per le feste religiose, vengono legati con catene così corte che gli impediscono di sdraiarsi o di adottare una posizione comoda.

Elefanti in India incatenatoMolti muoiono per piaghe da decupito e tubercolosi.

Durante le processioni e le sfilate sono costretti a stare in piedi per lunghe ore per benedire i devoti e compiere rituali come portare l’acqua alle divinità.

Una delle feste indiane più importanti oltre a Holi, festival dei colori, è l’Elephant Festival di Jaipur, la capitale del Rajasthan, conosciuta anche come la città rosa in cui, fra le molte bellezze architettoniche, spicca lo splendido palazzo Hawa Mahal

Jaipur rende omaggio all’elefante, dichiarato Patrimonio nazionale: l’animale è simbolo di salute e forza per la tradizione indù sin dall’antichità.

In questo giorno, gli elefanti marciano in una moltitudine di processioni, molto appariscenti e fotogeniche, accompagnate da ballerini e musicisti che eseguono canti e danze tradizionali.

Gli elefanti, camminano maestosamente, ornati di gioielli, fiori, palanchini, colori e tessuti colorati. Non invano gli elefanti in India sono stati un simbolo di regalità e un bene prezioso per i Maharaja.

Gli elefanti non adibiti alla sfilata vengono usati come mezzo di locomozione sui quali viene montata una specie di seggiolina per i numerosi turisti che arrivano ad assistere.

Per soddisfare la domanda di migliaia di visitatori, gli elefanti sono costretti a lavorare senza riposo anche se sono malati, feriti, siano essi vecchi o nati da poco.

L’aumento del turismo richiede sempre più questo tipo di “intrattenimento” e mentre il turista spesso ignora i maltrattamenti e le sevizie a cui è sottoposto l’elefante (eppure ormai dovrebbero essere fatti risaputi) aumenta il bracconaggio di questi animali.

Succede così che sempre più piccoli nascono in cattività per coprire la crescente domanda.

Ogni elefante presente in un circo o in un tour turistici ha seguito “un corso di formazione” o cerimonia che in India viene chiamata phajaan.

Come vengono addestrati gli elefanti in India

Secondo le credenze, lo sciamano della tribù separa lo spirito dell’elefante dal suo corpo, eliminando la sua anima selvaggia e lasciandola sotto il controllo assoluto dei suoi mahouts, gli addomesticatori.

I maltrattamenti ai quali sono sottoposti gli elefanti, non ha niente di spirituale, si tratta di torturare il giovane elefante il tempo necessario, anche di sei mesi, fino a quando abbia imparato ad obbedire agli uomini e ad accettare qualsiasi cosa gli venga chiesto di fare.

I piccoli separati dalla madre vengono incatenati e bloccati. I giovani elefanti trascorreranno diversi giorni senza cibo, acqua o tempo per dormire.

I mahout si rendono responsabili di torturarli in modo che siano in uno stato permanente di panico e dolore, ottenendo così l’obbedienza totale.

Vengono costantemente picchiati in modo che non si muovano per il dolore inferto.

Tra i vari metodi quello di infilzargli un chiodo nella zampa (che ricorda quello inflitto ai cavalli americani nel soring), l’altro l’uso del ankusha o bullhook, un bastone in acciaio o legno, con la punta ad uncino con il quale gli strattonano la pelle e che spesso gli conficcano sulla fronte.

Durante il periodo di addestramento gli elefanti vengono tenuti svegli costantemente. Spesso vengono accecati per facilitare l’addomesticamento, e quando sono in calore gli vengono iniettati ormoni.

Non gli viene somministrata l’acqua di cui hanno bisogno che va dai 140 agli oltre 200 litri, ma solo al massimo 10 litri che equivale ad un nostro sorso.

In alcune zone del nord dell’India, ad esempio, hanno solo accesso a foglie di palma essiccate, a canna da zucchero secca ad alto contenuto di glucosio, che causa infezioni intestinali, setticemia e infezioni correlate ai polmoni.

Gli elefanti selvaggi invece arrivano a percorrere anche 50 chilometri al giorno per cibarsi di erbe, foglie, frutta e verdura diversi per un totale di oltre 200 chili.

Lo sterco da loro depositato funge da concime ed essendo molto ricco di semi fa rinascere nuove piante.

Il difficile rapporto tra gli elefanti indiani selvaggi e l’uomo

Gli elefanti selvaggi in India, sono maggiormente concentrati nel Bengala. Qui si trovano ad affrontare una serie di problemi, molti dei quali derivati dalla perdita del loro habitat e dal rapporto conflittuale con l’uomo.

Dalla seconda metà del XX secolo, con l’esplosione della popolazione, dello sviluppo economico e della coltivazione il loro l’habitat è andato riducendosi.

Molti incidenti sono causati dalla distruzione degli habitat naturali degli animali, questo dà loro meno spazio per muoversi al fine di trovare un adeguato approvvigionamento di cibo.

Uno dei motivi per cui gli elefanti sono riusciti a sopravvivere per così tanto tempo è dovuto al loro alto livello di intelligenza.

Hanno la capacità di sapere quando devono muoversi e adattarsi ai nuovi habitat per continuare a sopravvivere.

Gli elefanti in India non hanno altri predatori se non gli esseri umani, quindi quando si spostano in nuovi habitat, tutto ciò di cui devono preoccuparsi è trovare un adeguato approvvigionamento di cibo.

Nel 1992 l’India mise in marcia il progetto Elefante per fornire assistenza tecnica e finanziaria agli stati con la presenza di questi pachidermi, per proteggere il loro habitat e i loro corridoi di passaggio.

Spesso invece le zone di transumanza sono ostruite ad esempio da muri con filo spinato contro i quali gli animali si accaniscono per sfondarli trovandovi la morte.

In altri casi gli elefanti devastano i campi degli agricoltori i quali reagiscono verso gli stessi.

Il distretto di Bankura è la zona dove è più conflittuale il rapporto tra l’uomo e l’elefante ed è solito far notizia a causa di morti umane causate da incontri con elefanti e viceversa.

Nel 2017 una fotografia intitolata “L’Inferno è qui” vinse il premio indetto dalla rivista naturalistica indiana Sanctuary Asia.

Si tratta di una foto in cui un giovane elefante sta bruciando a causa di palle di catrame incendiate mentre cerca di fuggire con la madre.

L’elefantino e la madre si salvarono.

I fatti non furono chiari, pare sia abitudine usare il fuoco da parte dei contadini per tenere lontani gli elefanti

Diversamente è andata per l’elefante Rajeshwari morta il 26 aprile di quest’anno che rivela l’abuso e i maltrattamenti di questi animali in India

Rajeshwari era un elefante di 42 anni e si trovava in un tempio da circa 28 anni fa, gli elefanti selvaggi possono vivere anche fino a 70 anni.

Nel 2004 Rajeshwari aveva avuto un incidente in cui si era rotta una zampa. L’elefante non aveva subito nessuna procedura medica, continuando a muoversi con il suo arto ferito.

Qualche mese fa è arrivata la rottura anche del femore che le ha impedito definitivamente di camminare. La salute dell’animale, per l’immobilità, è quindi peggiorata e il suo corpo si è ricoperto di ulcere

Notando la salute di Rajeshwari, un attivista e avvocato per i diritti degli animali si è presentato in tribunale affinché si facesse qualcosa per lenire la sofferenza dell’elefante.

L’elefante è morta prima che il giudice prendesse una decisione.

Questo è solo uno dei tantissimi casi di maltrattamenti sugli elefanti che vivono in cattività in India.

Foto Pixabay, Youtube dal video Gods in Shackles sui Maltrattamenti degli Elefanti in India.

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