Si può parlare del pesce rosso e ritrovarsi in storia con dinastie cinesi, imperatori che emanano editti e scoprire cosa appassiona tanti acquariofili?

Del Pesce Rosso, il cui nome inglese è goldfish, ( e molti anche in Italia chiamano così il Carassius Auratus) ne esistono più di cento varietà che si distinguono per il colore e per le caratteristiche fisiche come la coda o la forma del corpo.

I pesci rossi, ormai diventati così comuni dalle nostre parti, hanno una storia secolare alle spalle. Comunemente chiamato Carassio dorato (Carassius Auratus o appunto goldfish ), il nostro amico taciturno ha fra i suoi più stretti parenti il carassio comune e la carpa.

In natura, il pesce rosso vive libero in acque ferme o con scarsa corrente ed è originario della Cina da dove si è poi diffuso in parte dell’Asia, Europa e America settentrionale. Si tratta di una specie longeva e in acquario può vivere fino a una quindicina d’anni, certo se trattato decentemente e non lasciato nelle classiche “bocce” di vetro.

Risale al periodo della dinastia Jìn (265 – 420), la prima fase di “addomesticazione”, a scopo alimentare, di questa specie di carpa. È verosimile che in questo modo ne vennero notate alcune mutazioni di colore rosso, arancione e giallo.

Sembra sia diventato durante la dinastia Tang, (618 – 907) popolare raccogliere e separare dalle carpe comunemente argentate quelle di colore dorato per immetterle in stagni e giardini d’acqua. La gente iniziò così ad allevare intenzionalmente i “pesci d’oro” piuttosto che quelli colore argento probabilmente perché richiesti dalla nobiltà cinese.

La storia del pesce rosso a un certo punto si colora, (giusto per restare in tema) di leggende e desideri imperiali. Un’imperatrice della dinastia Song (960 -1279) ordinò la costruzione di un laghetto per la raccogliere e ammirare quel pesce d’oro e talvolta appunto rosso. L’oro, colore dai forti connotati simbolici, fu proibito al di fuori della famiglia imperiale. La proibizione dei pesci dorati, inutile dirlo, spostò l’interesse degli allevatori cinesi verso i pesci rossi. Questo probabilmente  è il motivo della maggior diffusione dei pesci di colore rosso rispetto a quelli dorati.

Ben più di recente, i pesci rossi, come altre varietà d’acqua fredda, sono diventati popolari tra gli acquariofili, ma molti probabilmente non sanno che il passaggio dall’osservazione in uno stagno all’interno di un’abitazione è avvenuto sotto la dinastia Ming (1368 – 1644).

Pare fu l’imperatore Kia-Tsing di tale dinastia a ordinare in un editto del 1522 la costruzione di appositi vasi per ospitare i suoi amati pesci. I vasi di finissima porcellana che ospitarono i primi pesci rossi furono denominati “vasi dei draghi” per i disegni di  coppie di draghi che li decoravano esternamente.

Abituati oggi ad immaginare i pesci rossi nelle piccole e soffocanti bocce dei luna park certo non ne supporremmo mai un nobile passato contrassegnato addirittura da un editto imperiale.

Alle bocce di vetro si arriva in tempi più recenti. Attorno al primo ‘800 la rivoluzione industriale rende a buon mercato ed efficiente la lavorazione del vetro, così il Carassius auratus, come lo aveva denominato lo stesso Linneo, diventa un’attrazione popolare.

Fortunato e opportuno per i pesci rossi è stato il passaggio dalle anguste bocce agli acquari. Gli acquariofili moderni sono certamente più sensibili rispetto al passato alle esigenze dei propri amici acquatici. Gli acquari oggi sono, infatti, sempre più attrezzati per rendere la vita dei silenziosi ospiti più confortevole, anche se ben lungi dall’essere paragonabili agli stagni imperiali cinesi.