«Che cosa farà questa invenzione di me?»: il Premio Dona apre il dibattito più scomodo sull'intelligenza artificiale
*Civitavecchia, a bordo della MSC Grandiosa, la ventesima edizione del Premio Vincenzo Dona sceglie l'inventiva e mette sotto processo l'intelligenza artificiale: non più strumento esterno, ma interlocutore che decide al posto nostro.*
CIVITAVECCHIA — Una nave da crociera ferma in porto, le luci del molo che si riflettono sul mare nero, un palco allestito a bordo della sala da spettacolo. E una domanda che ha il peso di un verdetto, lanciata dall'ingresso con voce ferma: «Fino a ieri potevamo chiederci che cosa farà questa invenzione per me. Oggi dobbiamo chiederci anche: che cosa farà questa invenzione di me?».
A formularla è Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, che a Civitavecchia ha aperto la ventesima edizione del Premio Vincenzo Dona, dedicato al fondatore dell'Unc e padre del consumerismo italiano. Il tema prescelto per quest'anno è l'«inVENTIva», con la maiuscola che è già una presa di posizione: l'inventiva non come fiore all'occhiello, ma come argine.
IL PUNTO, SPIEGA DONA, È CHE L'IA HA CAMBIATO NATURA. Non è più un oggetto esterno a noi, come lo erano la ruota o l'automobile: è una tecnologia con cui si dialoga. A cui chiediamo di scrivere al posto nostro, di aiutarci a ragionare, di suggerirci come decidere, a volte perfino come comportarci nelle relazioni personali. E, avverte, «può arrivare a influenzare le domande stesse che decidiamo di porci».
Il rischio che Dona indica è concreto, non apocalittico: diventare più pigri, più abituati a delegare, e finire col lasciare che sia lo strumento a suggerirci che cosa desiderare. Una resa lenta, silenziosa, che non sembra neppure una scelta.
Non è una preoccupazione astratta, ha aggiunto il presidente dell'Unc, ricordando che in questi giorni otto Stati americani hanno avviato azioni legali contro OpenAI, contestando possibili danni agli utenti e informazioni ingannevoli sulla sicurezza di ChatGPT. Sono accuse ancora da accertare e l'azienda ha espresso la propria posizione, ma la questione — ha osservato Dona — riguarda tutti: come si protegge la libertà di scelta quando le tecnologie diventano sempre più persuasive? E come si evita che un sistema progettato per aiutarci finisca per approfittare delle nostre fragilità? Cause legali in una nave da crociera, ad applaudire un premio: strano modo di celebrare un appuntamento, e tuttavia il più esatto, perché è lì che si decide se l'inventiva resta una conquista o diventa una trappola.
LA RISPOSTA, PER DONA, NON È RINUNCIARE ALL'INNOVAZIONE: «Sarebbe un errore». Serve semmai «ancora più inventiva», capace di accompagnare quella tecnologica e immaginando «nuove responsabilità, nuove garanzie, nuovi modi di proteggere la dignità e la libertà delle persone». Vale a dire: più protezione, non meno libertà, e unpositories di regole scritte prima che siano i fatti a dettarle.
I RICONOSCIMENTI. Il Premio Vincenzo Dona è considerato il più importante evento italiano dedicato ai consumi. In mattinata sono stati consegnati i premi: quello della sezione «Personalità» a Benedetta Giovanola, co-titolare della Cattedra UNESCO su etica dell'intelligenza artificiale e saggezza pratica, per il contributo alla riflessione sull'etica dell'IA e l'impegno a favore di un'innovazione al servizio della persona. Il riconoscimento per la sezione stampa è andato al giornalista e news creator Francesco Oggiano, «tra i precursori di un nuovo modo di fare comunicazione sempre dalla parte delle persone». Il premio per la miglior tesi di laurea in tutela del consumatore è stato assegnato a Chiara Mennilli, dell'Università di Pavia.
SUL PALCO DEL TEATRO DELLA NAVE, accanto ai vincitori, l'economista Nicolò Andreula, la campionessa paralimpica Martina Caironi, il filosofo Rick DuFe e Daniel Lumera: il siparietà di una serata che poteva essere soltanto celebrativa e che invece ha tenuto il fiato sospeso, con una nave attraccata a fare da scenario a un processo che riguarda tutti.
La domanda di Dona, del resto, resta appesa: non se l'inventiva ci cambierà — ci cambierà — ma se saremo ancora svegli abbastanza da cambiarla prima lei. In un tempo che ha imparato a delegare, è il pensiero a essere diventato l'ultima cosa che non si può comprare.