Il compositore firma la colonna sonora del film di Veronesi, in scena da oggi
Paolo Buonvino è uno dei compositori più discussi della scena musicale italiana degli ultimi anni, e il suo ultimo lavoro non fa che confermare questa fama. L'autore della colonna sonora di «Dio ride», il film di Giovanni Veronesi attualmente nelle sale, ha conquistato il pubblico e la critica con una partitura che strizza l'occhio al cinema d'autore ma strizza anche l'occhio al divertimento sfrenato del comico veronese.
«Racconto la perfezione dell'imperfetto di frate Favino», ha dichiarato Buonvino in un'intervista recente, e la frase ha già fatto il giro del web: i fan del cinema italiano si chiedono cosa abbia voluto intendere, e cosa abbia voluto nascondere con questa citazione che sembra un riferimento letterario ma nasconde un messaggio ben preciso.
Il film, ambientato in una Napoli surreale eppure tremendamente reale, è uscito nelle sale proprio in questi giorni e la colonna sonora di Buonvino è diventata un tormentone da social. «Ho scritto musica che accompagna il caos», spiega il ventenne romano, «quello che succede dietro le quinte quando tutto va storto e poi riprende».
Giovanni Veronesi, reduce da successi come «Mamma o papà?» e «Bruno», ha scelto un artista emergente per dare voce al suo stile grottesco eppur elegante. «Non era facile trovare qualcuno che capisse il mio linguaggio», ha confessato il regista, «e invece Paolo ha avuto parole per tutto: dall'ironia al pathos, dall'ilarità alla disperazione».
La domanda che circonda il titolo «Racconto la perfezione dell'imperfetto di frate Favino» rimanda a un concetto linguistico complesso: l'imperfetto è uno dei tempi verbali dell'italiano, usato per descrivere azioni abituali o in corso nel passato. Ma nel linguaggio di Buonvino, l'imperfetto diventa metafora di qualcosa di più profondo: la perfezione dell'imperfezione, il fascino della rottura, l'arte di cadere e rialzarsi.
«Quando ho sentito per la prima volta la colonna sonora di «Dio ride», ho capito che avevo trovato la mia lingua», racconta Buonvino, ora in sala da pranzo con il suo taccuino tra le mani. «L'imperfetto è il tempo del racconto, del fluire, del non essere ancora finito. E frate Favino… è il personaggio che mi ha fatto pensare a tutto questo».
Frate Favino potrebbe essere un personaggio del film, o un riferimento a un altro mondo culturale. In ogni caso, la frase di Buonvino ha generato un dibattito che va oltre il semplice titolo editoriale: sta diventando un mantra, un motto per chiunque voglia fare musica che sappia stare al passo con i tempi, senza però perdere il cuore.
Il pubblico è già in visione, e i commenti sui social si fanno sempre più numerosi. «È perfetto», scrive un utente su Twitter, «l'imperfetto di frate Favino è la colonna sonora stessa: imperfetta ma perfetta». Un'altra commentatrice replica: «Buonvino ha trovato la sua chiave, e io sono qui a cercarla».
Veronesi, dal canto suo, resta abbottonato: «Non voglio sbavature», dice, «e Paolo le ha date. È stato il mio punto di riferimento per la colonna sonora, e spero che il pubblico lo capisca».
Intanto, il film continua a macinare soldi e consensi. «Dio ride» è il film che ha riempito i teatri italiani quest'estate, e la colonna sonora di Buonvino è parte integrante di questo successo. «Non è solo un pezzo», conclude il compositore, «è la storia di come una canzone può trasformare un film in un'esperienza indimenticabile».
E l'imperfetto, stavolta, è perfetto.