Negli ultimi sei mesi, la zona nord del Lazio che dalla costa raggiunge la località di Ladispoli è stata interessata da diversi furti di cavalli: ne sono stati rubati circa ottanta. Ma se consideriamo l’intero anno, il numero sale a trecento.

Allevatori e proprietari temono che gli animali rubati siano destinati a macelli clandestini.

Gli ultimi cinque soggetti sottratti a Ladispoli sono anziani e docili, facili da prelevare e trasportare, e i carabinieri optano per l’ipotesi del traffico illecito di carne.

La banda, che si ipotizza formata da cinque persone più un autista, si reca nei centri ippici per svolgere un sopralluogo con la scusa di chiedere informazioni sulle lezioni di equitazione. Poi, passata qualche settimana, tagliano la recinzione durante la notte ed entrano in azione, sottraendo i cavalli dai paddock o dai box.

Questa notizia di cronaca conferma la difficoltà a tracciare la carne equina in Italia:

i cavalli sportivi, spesso registrati come “non DPA”, ossia non Destinati alla Produzione Alimentare,

non possono finire al macello perché oggetto di somministrazione di sostanze chimiche e farmaci che ne rendono la carne non idonea all’alimentazione.

Infatti, le analisi sulla carne di questi soggetti possono mostrare la presenza di patogeni, parassiti e metalli quali Salmonella, Yersinia enterocolitica, Liisteria monocytogenes, Trichinella, Cadmio e Fenilbutazone. Quest’ultimo è un potente antinfiammatorio usato per problemi articolari che produce effetti tossici sull’organismo umano e, oltre a questo, ai cavalli sportivi si danno vermifughi, cortisonici, integratori e, talvolta, sostanze doping per aumentarne le prestazioni.

Da un lato si evidenziano timori per la salute umana ma dall’altro non si può ignorare il dolore dei proprietari che vedono sparire nel nulla un animale di affezione, quale dovrebbe essere considerato il cavallo, compagno della loro vita.

Questi episodi si verificano perché esiste un forte giro di interessi che protegge il fenomeno della macellazione clandestina.

Interessi alimentati da rappresentanti scorretti di Asl, associazioni provinciali allevatori e commercianti.

Talvolta, i membri di onlus che tutelano la salute dei cavalli si trovano a combattere contro le minacce e i gesti intimidatori di chi considera scomoda la loro azione a tutela degli equini.

Sarebbe riduttivo considerare la questione soltanto dal punto di vista del pericolo per la salute umana e vedere l’animale solo in funzione dell’uomo.

Furti di cavalli per macellazione da video TSB (Tierschutzbund)

Foto Furti di cavalli per macellazione da video TSB (Tierschutzbund)
Furti di cavalli per macellazione da video TSB (Tierschutzbund)

Gli animali non hanno voce e, troppo spesso, vengono valutati come se non avessero voce e sentimenti da esprimere, dimenticando le terribili sofferenze inflitte a quelli destinati ai macelli; nel caso dei cavalli, molti di loro provengono da Argentina, Uruguay e Canada.

Associazioni come la belga AWF (Animal Welfare Foundation) e la Svizzera TSB (Tierschutzbund) hanno realizzato alcuni video che mostrano il calvario a cui sono sottoposti in attesa di essere venduti.

In Argentina e Uruguay gli animali aspettano nelle aste rimanendo per ore senza acqua e cibo, picchiati per farli spostare e salire su mezzi inadeguati e affollati. Quelli che arrivano feriti non hanno alcuna assistenza veterinaria, patendo in attesa del loro destino in luoghi malsani.

La tracciabilità della carne nei macelli sudamericani è scarsa, dato che vengono accettati soggetti senza marchiatura e, quindi, privi di identità e garanzie per la salute.

Furti di cavalli per macellazione Foto per Furti e traffici illeciti di carne di cavallo
Furti di cavalli per macellazione: Foto per Furti e traffici illeciti di carne di cavallo

In Canada i cavalli sono tenuti in recinti ghiacciati d’inverno e infangati d’estate, con acqua sporca e fieno congelato nella stagione fredda. Le ferite infette conducono molti equini ad una lenta agonia, dato che eutanasia e cure non esistono: nei filmati si vedono animali pelle e ossa o che faticano a camminare a causa di danni agli arti.

Le cavalle gravide abortiscono e i puledri che nascono muoiono per assideramento quando le temperature scendono a meno 30°. Qui, per la normativa europea, i cavalli devono stare in quarantena per sei mesi prima di essere venduti. Sei interminabili mesi d’inferno.

Italia e Belgio sono tra i maggiori importatori al mondo di carne equina.

L’Italia non acquista direttamente da Canada e Uruguay ma da paesi europei che, però, si riforniscono da loro.
È importante che il consumatore conosca la provenienza del cibo che mette sulla tavola, non solo in termini di salute ma anche di etica, e sia consapevole delle terribili condizioni subite dai soggetti da cui proviene la carne di cui si nutre.

Gli animali non sono meri strumenti da usare ma esseri viventi senzienti che, come noi, soffrono caldo, freddo, sete, fame e percepiscono il dolore, meritando un trattamento dignitoso.
Una bistecca sul piatto giustifica tutto ciò?

Fonti: IHP, foto da Youtube video da Tierschutzbund Zurigo, TSB e Pxhere.

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