Grafologica – mente Leonardo Il mancinismo e la scrittura speculare: per spaziare con la grafologia dall’analisi grafologica di Leonardo Da Vinci ad alcune considerazioni sulla grafia dei mancini.

Leonardo Da Vinci viene celebrato nel 2019 con molteplici iniziative a 500 anni dalla sua morte.

Figlio illegittimo di Ser Pier d’Antonio, illustre notaio, e di Caterina, una donna del popolo, mostra sin da piccolo di essere un artista acuto e intelligente, con una curiosità senza pari rispetto alla natura circostante, che sa mixare perfettamente con doti scientifiche innate. Suscita in vita tantissime gelosie, anche per il suo aspetto fisico decisamente bello e affascinate.

Da sempre è stato descritto come un genio universale inarrivabile, toccato dalla grazia e forse dotato di capacità sovrumane.

Ma quest’ultima è un’immagine falsa.

È stato in realtà un uomo in carne e ossa, indubbiamente geniale, ma con pregi e difetti, grandi ambizioni e fortune alterne come ogni persona sulla terra.

Uno come noi, insomma, e non una creatura sovrannaturale.

Un uomo privo di istruzione formale, omosessuale, pacifista e vegetariano, che si considerava “discepolo dell’esperienza, che cresce scoprendo di potere contare solo su sé stesso e sul proprio innegabile talento.

Analisi grafologica di Leonardo Da Vinci

La grafia e il carattere

È noto che Leonardo, oltre ad essere mancino, possedesse un’insolita scrittura speculare, che andava cioè da destra verso sinistra. Questa peculiarità è stata nei secoli interpretata nei modi più diversi, non ultimo, quello di voler tenere segreto il proprio pensiero. Studi recenti avanzano anche l’ipotesi che fosse ambidestro.

Le analisi svolte proprio in questi ultimissimi tempi di un disegno di Leonardo agli Uffizi, a detta degli esperti, rivelerebbero come il grande artista avesse imparato a usare anche la mano destra, pur rimanendo per lui la sinistra quella prediletta.

La storica dell’arte Cecilia Frosinini, in una nota alla stampa, spiega:

“Leonardo nasce mancino, ma viene rieducato all’uso della mano destra fin da ragazzino”

(come sempre è avvenuto fino a non molti anni fa, quando la sinistra era incredibilmente considerata la mano del diavolo).

Sembra infatti molto verosimile, inoltre, che egli oltre ad essere mancino avesse una delle caratteristiche della dislessia, e cioè quella di considerare la parola scritta come un insieme, come una figura, che ben riproduceva in maniera speculare, con un’inversione dello spazio grafico, ma con un gesto fisiologicamente naturale per un mancino.

Grafia, Analisi grafologica di Leonardo Da Vinci
Grafia, Analisi grafologica di Leonardo Da Vinci

Altri suggeriscono invece l’ipotesi che, scrivendo a quei tempi con penna e calamaio,

per un sinistrorso avrebbe significato strisciare con la mano i grafemi appena tracciati e non ancora asciutti, creando evidenti “pasticci” nel testo.

Sembra quindi che Leonardo avesse ideato una personale strategia invertendo il senso del tracciato.

Campione di scrittura, analisi della grafia

Grafia di Leonardo Da Vinci
Grafia di Leonardo Da Vinci

Tecnicamente la sua grafia contiene ritmo e movimento ed un notevole senso dello spazio e delle forme, dimostrando che il grande artista era un uomo di carattere, intellettualmente vivace ma anche equilibrato.

Il mancinismo e gli studi scientifici

Continuando a parlare del carattere dei mancini, studi scientifici affermano che si tratta di persone speciali con una spiccata attitudine all’ambito artistico e la necessità inconscia di dover in qualche modo primeggiare.

Secondo le indagini dell’American Journal of Psichology, essi hanno una creatività davvero esplosiva. Arte, musica e sport sono tra le loro attività predilette. Sono risultati inoltre più riflessivi ed introspettivi e tendenzialmente più timidi, paurosi e più facili alle arrabbiature.

Leggendo le cronache dell’epoca, in realtà scopriamo come Leonardo amasse fare scherzi ai suoi amici e di come fosse invece dotato di una gran pazienza e che, prima di perderla, bisognasse davvero farlo arrabbiare moltissimo.

Difficilmente esprimeva un semplice parere o giudizio personale, se non dopo aver ben chiaro il quadro completo della questione.

Leonardo e il peso delle parole

Leonardo riteneva anche fondamentale la capacità di costruirsi un senso del pensiero, un obbligo morale che ogni uomo e ogni donna doveva assumersi nei confronti di se stesso e degli altri. Non amava le persone che non apprezzavano ciò che possedevano, i lamentosi e i perditempo.

Sembra poi che fosse generoso con i meritevoli e che suggerisse spesso agli amici di leggere molto e di informarsi, perché egli diceva:

“ogni parola porta con se un peso”.

I primi anni in cui il padre fu assente determinarono in lui la concezione di paternità, facendogli perdere il naturale timore verso la figura genitoriale maschile, con ripercussioni per Leonardo in ambito relazionale, lavorativo e nel rapporto con Dio.

Non si sposò mai, né ebbe figli.

Erano i suoi quadri le sue creature, come se egli ne fosse il padre, e spesso furono abbandonati o lasciati incompiuti, come fu abbandonato lui da bambino.

Per quanto riguarda il rapporto con Dio, Leonardo non si espresse mai chiaramente;

credeva in un Creatore, ma non ne aveva timore,

così come non ebbe timore dell’autorità paterna, non essendo stata, come già detto, fondamentale per il suo primo approccio alla vita.

Un uomo sempre alla ricerca di soluzioni innovative in molteplici discipline e di nuove tecniche, soprattutto pittoriche, una vita artistica costellata di capolavori iniziati e mai portati a termine, di mancate gratificazioni e di tormenti economici.

Il 2 Maggio 1519, all’età di 67 anni, il grande genio morirà e verrà sepolto nella chiesa di S. Fiorentino ad Amboise, ma incredibilmente de suoi resti non vi è più traccia a causa delle profanazioni delle tombe avvenute nelle guerre di religione del XVI secolo. Dopo la sua morte sarà ricordato come il più grande pittore del Rinascimento.

Vogliamo concludere con una sua citazione “Siccome una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire”. Leggi anche: Mark Twain un umorismo che vince il dolore

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