Ivrea è una cittadina di circa 23.000 abitanti ed è da tutti considerata il capoluogo del Canavese.
La città eporediese è stata definita da Giosuè Carducci “Ivrea la bella” nel suo poema “Piemonte”.


Ecco i versi a lei dedicati dal poeta del Pianto Antico:

Ivrea la bella che le rossi torri specchia sognando a la cerulea Dora nel largo seno, fosca intorno è l’ombra di re Arduino”.

Giosuè Carducci non è il solo poeta che ha parlato di Ivrea, se n’è occupato anche il grandissimo poeta tedesco Johann Wolfgang Goethe che così scriveva con riferimento ad uno dei tanti percorsi della lunga via Francigena che, com’è noto, parte da Canterbury per arrivare a Roma:

“Partiremo dalla bellissima regione della Valle D’Aosta, da Pont Saint Martin, per giungere ad Ivrea, in Piemonte”.

Ivrea, Olivetti di Camillo ed Adriano Olivetti
Ivrea, Olivetti di Camillo ed Adriano Olivetti. Foto di Marino Franco

In passato Ivrea ha avuto una grande notorietà legata all’Olivetti di Camillo ed Adriano Olivetti

che ha conosciuto anni di splendore tanto che Ivrea era, non a torto, considerata la capitale italiana dell’informatica.

Oggi Ivrea deve la sua notorietà al suo Carnevale Storico,

il carnevale noto per le battaglie delle arance che risale al lontano 1806 e conserva tutt’ora il suo straordinario fascino e gode di una notevole fama anche a livello internazionale.

Il Carnevale storico di Ivrea si caratterizza per la straordinaria partecipazione di popolo ed il motivo è facilmente intuibile in quanto esso, nella sua vera essenza, è la manifestazione della libertà di un popolo che si ribella alla tirannia.

Il suo personaggio più popolare è Violetta, la vezzosa Mugnaia, la quale, per ribellarsi al “diritto della prima notte” imposto dal barone lo uccise, guidando il popolo alla rivolta per ribellarsi alla tirannia.

La celeberrima battaglia delle arance, che connota in modo inconfondibile il Carnevale di Ivrea rendendolo diverso da tutti glia altri,

altro non è che la rievocazione di una rivolta di popolo alla quale non furono estranei precisi motivi di una rivolta fiscale contro la tassa sul macinato e sul matrimonio.

E nessuno pensi che si tratta di battaglie in senso metaforico perché è battaglia vera come testimoniano i numerosi contusi che sono costretti a ricorrere alle cure del locale ospedale.

Foto di Ivrea, vista panoramica
Ivrea, vista panoramica

Più recentemente, e precisamente dal 1/7/2018, Ivrea fa fatto parlare di se in quanto è diventata il 54° sito italiano entrato a far parte del patrimonio dell’Unesco.

Perché Ivrea è stata inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità?

La risposta l’ha data il Ministro dei beni e delle attività culturali, Alberto Bonisoli, quando ha annunciato che Ivrea, la città ideale della rivoluzione industriale del Novecento, era diventato il 54 esimo sito italiano dell’Unesco ed ha precisato che il riconoscimento era andato ad una concezione umanistica del lavoro propria di Adriano Olivetti nell’ambito della quale il benessere economico, sociale e culturale dei collaboratori veniva considerato parte integrante del processo produttivo.

L’Olivetti, sin dalla sua fondazione avvenuta ad opera di Camillo Olivetti nel 1908, non ha perseguito solo e soltanto il profitto economico ma anche il progresso sociale e culturale dei suoi dipendenti.

Toccò poi al figlio Adriano creare le condizioni per il grande sviluppo industriale di Ivrea che divenne un polo industriale assai innovativo, conosciuto in tutto il mondo non solo come modello di fabbrica e di produzione ma anche, se non soprattutto, come modello sociale.

Per Adriano Olivetti, infatti, la fabbrica non era solo un luogo di lavoro ma anche di vita, vicina alle esigenze dei suoi collaboratori.

Forte di questa consapevolezza Adriano Olivetti portò avanti, avvalendosi dei più noti architetti e urbanisti del tempo, progetti urbanistici ed industriali d’avanguardia che accanto ad edifici legati alla produzione contemplavano residenze per i dipendenti, l’asilo nido, la mensa, il centro studi.

In questo lungimirante modello di sviluppo il benessere economico, sociale e culturale aveva pari dignità rispetto al profitto dell’impresa, anzi era la spinta propulsiva dell’impresa stessa.

Ed è un vero peccato che un modello industriale così rivoluzionario, a causa dell’incapacità dei governanti italiani di elaborare una strategia industriale degna di questo nome, qualche anno dopo sia entrato irrimediabilmente in crisi fino a portare alla definitiva scomparsa della mitica Olivetti che aveva fatto meritare ad Ivrea, come già detto prima, l’appellativo di capitale dell’informatica italiana.

Si può dire che l’iscrizione dell’architettura industriale e del sistema produttivo di Ivrea nella Lista del Patrimonio Mondiale rappresenta un parziale risarcimento per il grave torto subito ed un giusto e meritato riconoscimento dei meriti di Ivrea e soprattutto di Camillo ed Adriano Olivetti, suoi illuminati e lungimiranti imprenditori.

Se Ivrea deve all’Olivetti ed al suo Carnevale gran parte della sua notorietà bisogna aggiungere che è comunque una cittadina bella di suo,

con opere degne di essere visitate a partire dalla Torre di Santo Stefano risalente al secolo XI d.C. che è stata fortemente voluta dal papa Niccolò II come simbolo per riaffermare il potere sulla città.

Foto Ivrea, Torre di Santo Stefano
Ivrea, Torre di Santo Stefano

Questa bellissima Torre si trova in fondo al corso Botta ed al tempo della sua edificazione era il campanile del monastero dei Benedettini situato in adiacenza alla Torre ed oggi non più esistente.

Foto di Ivrea,  piazza Ferruccio Nazionale
Ivrea, piazza Ferruccio Nazionale

Interessante è la piazza Ferruccio Nazionale, più conosciuta come piazza di Città, che si trova nel borgo antico, ospita il Palazzo Civico e divide in due la zona centrale: da una parte c’è via Palestro e dall’altra Via Arduino, le due vie che ospitano la gran parte dei negozi commerciali.

Duomo di Ivrea
Duomo di Ivrea

E’ bella anche la piazza del Duomo che si fa risalire al I° secolo a.C. ed ospita il Duomo e la Chiesa di San Nicola da Tolentino costruita agli inizi del seicento dall’omonima confraternita.

Foto di Ivrea,  Il duomo di Ivrea
Ivrea, Il duomo di Ivrea, dedicato a Santa Maria Assunta

Da ammirare sono anche

la Chiesa tardo-barocca di San Gaudenzio costruita tra il 1716 ed il 1724,

il Santuario di Monte Stella edificato nel 1627 su una collina che domina la piazza del mercato

e la chiesa di San Bernardino, in stile gotico, che è stata costruita nel 1455 dall’ordine francescano dei Frati Minori.

Castello di Ivrea
Ivrea, Castello di Ivrea, o “Castello dalle rosse torri”.

Assai interessante è il Castello fatto edificare da Amedeo VI di Savoia nel 1357 e che con le sue tre torri rappresenta l’emblema della città ed oggi saltuariamente ospita mostre e manifestazioni.

Castello di Ivrea 2
Castello di Ivrea foto di Marino Franco

Nonostante Ivrea sia una piccola cittadina ospita un teatro e due musei.

Foto Ivrea #10
Ivrea, 54° sito italiano del patrimonio dell’Unesco

Il Museo Civico P.A. Garda conserva reperti archeologici, etnografici ed artistici ed è molto importante per la preziosa collezione di lacche giapponesi e di altri oggetti d’arte orientale donati nel 1874 alla città di Ivrea da Pier Alessandro Garda del quale il museo oggi porta il nome.

Foto Ivrea 11
Ivrea, 54° sito italiano del patrimonio dell’Unesco , #11

L’altro è un Museo all’aperto di architettura moderna (MAAM) che è stato inaugurato nel 2001 per valorizzare il “lascito culturale” della Olivetti che si distinse sin dagli anni cinquanta per i progetti assai lungimiranti realizzati nel campo dell’urbanistica e dell’architettura industriale e civile.

Il percorso museale si snoda lungo la via G.Jervis e altri siti vicini.

Gli edifici che fanno parte del MAAM sono:

  • i due Palazzi degli Uffici,
  • le Officine e la centrale termica ICO,
  • l’asilo nido, la mensa, il centro studi,
  • il quartiere residenziale Crist,
  • l’Unità Residenziale Ovest e numerose altre abitazioni per dipendenti e dirigenti.
Le strade di Ivrea
Le strade di Ivrea, 54° sito italiano del patrimonio dell’Unesco

In sostanza il MAAM ci riporta al discorso dell’inserimento di Ivrea nella Lista del Patrimonio dell’Unesco come 54° sito italiano: un riconoscimento molto meritato perché Ivrea, come ha scritto il grande Carducci, è “la bella”.

E bella lo è veramente, sia nel corpo, che, soprattutto, nell’anima dato che è stata capace con i suoi figli migliori di dare un’anima persino a quel “diavolo” del profitto capitalistico concependo la fabbrica a misura d’uomo.

Ed è per questo che chi scrive, dovendo lasciare il Canavese entro il 2019, nel soffermarsi su Ivrea e sulla sua bellezza si è fatto prendere dalla malinconia.

Foto per articolo su Ivrea per gentile concessione di Marino Franco

Articolo precedenteCream tart ricetta senza glutine a forma di 3
Prossimo articoloPasta aglio e olio e peperoncino: linguine con mollica e peperoni cruschi croccanti
mm
Sono nato a Raffadali (AG) il 4/5/56 e nel '74 ho conseguito la maturità classica presso il liceo Empedocle di Agrigento. Appena diciottenne mi sono iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo presso la quale mi sono laureato nel 1978. Ho subito vinto il concorso per Segretari Comunali ed a soli ventitré anni ho iniziato tale delicata carriera presso alcuni Comuni del Piemonte. Attualmente sono segretario comunale di tre Comuni (Verolengo, Cigliano e Sala B.) appartenenti a tre province diverse (Torino, Vercelli e Biella). L'emigrazione, però, non ha reciso i miei legami con la Sicilia, la mia terra natia. Anzi, si può dire che la distanza fisica non si è mai trasformata in lontananza spirituale come è testimoniato dalla composizione di alcune poesie il lingua ed in dialetto siciliano che hanno come ispirazione principale la Sicilia, la struggente nostalgia per tale terra che è caratterizzata dalle tantissime contraddizioni, dai suoi mille colori, dal calore della sua gente, dai suoi atavici problemi rimasti insoluti a partire dalla asfissiante presenza della mafia. Anche la natura, le sue piante, i suoi pianti e gli affetti familiari (la mia donna ed i miei genitori) trovano largo spazio nelle tematiche delle mie poesie. Premi per la poesia di Michelangelo La Rocca: Nel 2000 ho vinto un premio speciale nell'ambito del concorso "Alladium" di Agliè (TO) che ha dato i natali a Guido Gozzano. Nel 2003 sono stato premiato con un premio speciale nel premio "Rocco Certo" di Tonnarella (ME). L'anno successivo mi sono classificato al 2° posto nello stesso premio e sono stato tra i finalisti del premio "Il Mulino di Soprana" (BI). Finalmente nel 2005 ho vinto il 1° Premio del concorso "Negri" di Parona (PV).

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.