Fu uno dei più grandi del ventesimo secolo. Romanziere, giornalista e vincitore del Premio Nobel nel 1982, era Gabriel García Márquez, fra i maggiori interpreti del realismo magico.

Pochi scrittori raggiunsero la sua straordinaria reputazione letteraria uniti a una popolarità ancora maggiore.

Gabriel García Márquez e il realismo magico

Gabriel García Márquez 1Gabo come chiamavano Garcia Marquez anche coloro che non lo conoscevano, ha “brevettato” (se non inventato) uno stile narrativo, il realismo magico, che poi è stato associato non solo con la letteratura latino-americana, ma anche con la natura stessa della regione.

La magia sembrava essere entrata nella realtà da allora confermata, a volte, anche da eventi di cronaca che ricordano le sue storie come per esempio la scoperta che un signore della droga colombiano aveva costruito nelle Ande un sottomarino.

Gabriel García Márquez e Cent’anni di solitudine

Il libro che ha messo il realismo magico sui radar, non solo nei circoli dei critici, è stato Cent’anni di solitudine, con la sua seducente miscela di fantasia e crudezza.

Miti e leggende colombiane in Cent’anni di solitudine si miscelano con gli eventi storici del Paese.
Ci sono guerre che sembrano non finire (Guerra de los Mil Días, 1899–1902), c’è una Compagnia bananiera (United Fruit Company) e poi il massacro dei lavoratori in sciopero e, in tutto questo, il tempo si ripete, i nomi si ripetono… senza sorpresa, previsti con lucida chiaroveggenza in tutte le tragedie.

Quando Cent’anni di solitudine fu pubblicato, lo scrittore disse a un giornalista che non sapeva quale fosse il problema: erano solo un mucchio di storie che gli erano state raccontate dalla nonna.

I colombiani e quelli che conoscono questo Paese inebriante di poesia, violenza e amori estremi, sanno che Gabo non stava stuzzicando l’intervistatore.

Tuttavia, anni dopo, lo scrittore, quando aveva già vinto il Nobel, confessò di essere stanco di essere associato solo a quel libro e che preferiva la narrazione contemplativa delle dittature latinoamericane che era riuscito ad esprimere in Nessuno scrive al colonnello o ne L’autunno del patriarca.

Anche così, è facile riconoscere lo stile di García Márquez in tutti i suoi libri, anche nella sua autobiografia.

Gabriel García Márquez con Fidel CastroQuest’ultimo, che racconta le difficoltà dello scrittore colombiano durante i suoi anni come giornalista e include l’inizio della sua amicizia con Fidel Castro, contiene personaggi della vita reale che appaiono e scompaiono dalla scena con uscite argute degne di Wilde o Shaw.

E nel suo romanzo biografico sugli ultimi giorni di Simón Bolívar, (Il generale nel suo labirinto) una giovane donna è presa per passare la notte con il generale malato, ma essendo troppo debole per fare l’amore con lei, la mattina dopo, le dice che se ne stava andando così vergine come era arrivata, a cui lei risponde: “nessuno è vergine dopo una notte con Sua Eccellenza“, classico di Gabo.

L’amore spinge le tue storie, anche quando non ha successo, anche quando l’amore è tragico, comunque emerge e redime come forza indomabile della vita.

Il suo ultimo romanzo, Memoria delle mie puttane tristi, racconta la storia di un uomo di 90 anni che ha conosciuto solo l’amore a pagamento. l’ultimo dei suoi incontri lo porta a conoscere una giovane prostituta vergine, con la quale non ha rapporti e, alla fine, ricompare l’amore…

Probabilmente sarebbe più saggio ignorare la sua perdita, la sua stessa vita, e godersi la tragicommedia delle sue narrazioni.

Gabriel García Márquez è morto ricco e amato, dopo aver trascorso i suoi giovani anni senza fama o ricchezza.

Nella pienezza della sua vita, era un uomo famoso nella sua terra latinoamericana e camminava a Cartagena de Indias, sulla costa caraibica della Colombia, indossando un guayabera color crema fuori dai pantaloni, ed era noto a tutti in città, ma, e questo è importante, non era stato mitizzato come un gigante della letteratura.

Invece, è entrato nel folklore della sua nativa Colombia tropicale, soprannominato El Nobel. Erano storie come quella in cui aveva ballato tutta la notte con una bella donna locale e aveva perso le scarpe, solo per vedersele restituire intatte il mattino successivo.

La Colombia è un Paese con quasi troppe storie fantastiche. Fortunatamente Gabo era lì per catturarle.

Ma c’era un prezzo.

Quando era già famoso, García Márquez disse a uno scrittore, dopo ore che parlava di tutto, dalle soap opera al pane: “Mi siedo tutto il giorno a raccontare storie. Il problema è che vogliono che le scriva“.

Gabriel García Márquez e il giornalismo

E così faceva, scrivendo un paragrafo al giorno, disse, solo la mattina. La sera frequentava gli amici.

Gabriel García Márquez pubblicò 25 lavori in 50 anni di carriera, alcuni tradotti anche in 35 lingue, tutti in quel suo stile caratterizzato da un tocco di umorismo surreale in cui sempre ricorrevano temi come la solitudine, la passione, l’amore o la morte.

Ma non era solo un romanziere, non si sentiva solo uno scrittore García Márquez si è distinto come giornalista, una professione alla quale si è dedicato con determinazione: “Il giornalismo è una passione insaziabile che può essere digerita e umanizzata solo dal suo crudo confronto con la realtà”, ha detto l’autore una volta.

Che García Márquez faccia sentire ai suoi lettori vertigini, allucinazioni e una certa dipendenza benigna è una cosa che gli sopravviverà, ma come tutti i grandi ricevette critiche.

Anzi era diventato di moda tra, i giovani scrittori di lettere ispaniche, criticare Gabo.

Si deve pensare soprattutto agli esiliati cubani dai quali Gabriel García Márquez era disprezzato per la sua amicizia con Fidel Castro, un risentimento che non è difficile da giustificare.

Gabo disse che aveva molte critiche da fare al regime cubano, ma aveva scelto di mantenerle private perché sentiva di poter fare di più esprimendole di persona ad un amico piuttosto che assumendo posizioni pubbliche che non avevano alcun effetto.

Gabriel García Márquez accettò il ruolo di essere un intellettuale pubblico, una posizione comune fra i letterati ispanici.
Quella era la sua natura, insieme alla sua prosa poetica, viveva un animale politico e giornalistico.

Uno dei lasciti più famosi di Gabriel García Márquez nel settore è stata la creazione della Fundación Nuevo Periodismo Iberoamericano, un’istituzione creata insieme al fratello Jaime e Jaime Abello Banfi.

La Fondazione di Gabriel García Márquez per il Nuovo Giornalismo Iberoamericano (FNPI) è un’organizzazione senza fini di lucro con lo scopo di lavorare a sostegno del giornalismo per i contributi che questo mestiere può dare ai processi di democrazia e sviluppo nei paesi ibero-americani e dei Caraibi.

Gabriel García Márquez e Mario Vargas Llosa

Amava poco essere di persona al centro dell’attenzione, cosa che invece accadde nel 1976 con un evento degno delle pagine della stampa rosa.

Gabo fu fotografato con l’occhio nero.

Era il risultato di un pugno che gli aveva dato l’altro Premio Nobel e amico lo scrittore Mario Vargas Llosa. La loro amicizia finì quel giorno.

Entrambi evitarono sempre di parlarne chiaramente, dissero che si trattava di cose per biografi, ma quell’immagine fa ormai parte della storia di Gabriel García Márquez.

Gabriel García Márquez, Vivere per raccontarlo

Negli ultimi decenni si sapeva che García Márquez aveva il cancro.

E, negli ultimi anni, era anche noto che la sua mente stava iniziando a perdere colpi.

Alcuni dicevano che si vedeva la debolezza nei suoi ultimi lavori, ma quelle critiche ad hominem non avrebbero dovuto essere fatte.

La sua morte era prevista, ma quale morte non è? Vivere per raccontarlo, ha chiamato la sua autobiografia. L’ha vissuto, e l’ha raccontata, come tutte le sue altre storie, fra magia e realtà.

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