Caterina Oddenino si considera un’artista a 360°, non per quello che scrive, o dipinge o propone di se stessa, ma per quello che è: una creativa, unapennanelvento che si lascia trasportare dalle nuvole. Scrive da sempre. Proviene dalla Accademia di Belle arti, pittrice e scrittrice, ha raccolto consensi e riconoscimenti lungo un percorso decisamente variegato. Ha collaborato con gallerie d’arte, associazioni, compagnie teatrali e quant’altro e ha maturato, attraverso la sua eclettica esperienza, uno stile e un’impronta che la contraddistinguono ovunque. Ha formato persone e scoperto talenti. Collabora tutt’ora con associazioni, librerie e compagnie teatrali. Ha camminato abbattendo muri e saltando fili spinati e alternando prati di rose a cardi palustri camminando in tondo nello stagno e in silenzio e in compagnia di se stessa ha attraversato montagne a piedi scalzi e trascinato pietre lisce e dorate, e ornamenti di perle sul capo hanno adombrato la fronte… Ora sa che la sua vocazione è scrivere. Ogni giorno riempie una pagina della sua vita e i suoi pensieri definiscono la via e corrono veloci e si rivede attraverso gli occhi della consapevolezza e si rivela, attraverso il fluttuare degli eventi. La sua ultima creazione è l’associazione salottoletterario che la porta a condividere pensieri ed opinioni sulla falsa riga di un libro a tema in un percorso itinerante in strutture quali associazioni e librerie disponibili ad allargare cultura e comunicazione. Viviamo in un’epoca in cui predomina l’individualità e l’obbiettivo di Caterina Oddenino è di creare comunicazione e condivisione attraverso l’arte e la cultura, i suoi salotti e il suo scrivere.

Il numero 78 … Vidi una scena commovente ieri sera…

All’’8 marzo leggiamo il racconto “il numero 78”, che possiamo definire il racconto della generosità.

I mass media, oggi, danno risonanza a violenza e disonestà, tralasciando di recuperare i valori di onestà e generosità, che scemano lentamente tra le righe dell’indifferenza. Nella vita quotidiana incontriamo imbroglioni e persone disoneste che trasgrediscono le regole etiche e civiche, producendo caos, diffidenza e nervosismo.

L’onestà riguarda anche i sentimenti, i valori morali e il saper vivere con buon senso e non sempre le persone sono sincere e oneste quando ci sono in gioco i loro interessi.

 

  IL NUMERO 78 di Edmondo de Amicis
           8, mercoledì
“ una scena commovente ieri sera. Eran vari giorni che l’erbivendola, ogni volta che passava accanto a Derossi, lo guardava, lo guardava con una espressione di grande affetto; perché Derossi, dopo che ha fatto quella scoperta del calamaio e del prigioniero numero 78, ha preso a benvolere il suo figliuolo Crossi, quello dei capelli rossi e del braccio morto, e l’aiuta a fare il lavoro in iscuola, gli suggerisce le risposte, gli dà carta, pennini, lapis: insomma, gli fa come a un fratello, quasi per compensarlo di quella disgrazia di suo padre, ………..
Eran vari giorni che l’erbivendola guardava Derossi, e pareva gli volesse lasciar gli occhi addosso, …….
Ma ieri mattina, finalmente, si fece coraggio e lo fermò davanti a un portone e gli disse: – Scusi tanto lei, signorino, che è così buono, che vuol tanto bene al mio figliuolo, mi faccia la grazia d’accettare questo piccolo ricordo d’una povera mamma; – e tirò fuori dalla cesta degli erbaggi una scatoletta di cartoncino bianco e dorato. Derossi arrossì tutto, e rifiutò, dicendo risolutamente: – La dia al suo figliuolo; io non accetto nulla. – ……….
Ma eccoti la sera alle quattro, che invece della mamma di Crossi, s’avvicina il padre, con quel viso smorto e malinconico. Fermò Derossi, e dal modo come lo guardò capii subito ch’egli sospettava che Derossi conoscesse il suo segreto;lo guardò fisso e gli disse con voce triste e affettuosa: – Lei vuol bene al mio figliuolo… …
……e invece gli prese con due dita uno dei riccioli biondi, lo allungò e lo lasciò andare; poi si mise la mano sulla bocca e si baciò la palma guardando Derossi con gli occhi umidi, come per dirgli che quel bacio era per lui. Poi prese il figliuolo per mano e se n’andò a passi lesti.

Sono undici mesi, da ottobre a luglio, di episodi di vita scolastica in successione e ritratti di compagni e ragazzi, appartenenti a diverse classi sociali, e dai caratteri più vari. I “racconti mensili”, sono quei momenti che ogni mese il maestro trasmette agli studenti e che hanno per protagonisti studenti italiani provenienti da varie regioni d’Italia.

Attraverso i racconti di ragazzi e ragazzini, con cui i suoi alunni possono facilmente identificarsi, si propone di istruire gli studenti nella moralità e nei valori della patria e del vivere civile.

Di generosità non se ne parla e il mondo che ci viene proposto è un mondo di individualità e indifferenza.

Vivere onestamente, rispettando le regole ed essere generosi, ci rende migliori.

Questi valori dovrebbero essere di stimolo a fare scelte giuste, sia per il singolo che per la comunità, ricordandoci sempre che fare il bene paga.

Ed ora un pezzo del racconto del 17.2 “il prigioniero,” di Edmondo De Amicis, parte integrante e collegamento importante per entrare nel cuore del raccontoil numero 78” in cui vogliamo addentrarci.

Chi siete? – gli domando io – Sono il carcerato del numero 78, – mi risponde; – m’ha insegnato lei a leggere e a scrivere, sei anni fa: se si rammenta, all’ultima lezione m’ha dato la mano: ora ho scontato la mia pena e son qui… a pregarla che mi faccia la grazia d’accettare un mio ricordo, una cosuccia che ho lavorato in prigione. La vuol accettare per mia memoria, signor maestro? –

Venerdì 17 febbraio. Un maestro racconta della sua esperienza di docente nel carcere delle Nuove di Torino, dove incontra un prigioniero che ha ferito il datore di lavoro che lo vessava e che sta scontando 6 anni di carcere.

Questo prigioniero è il padre di Luigino Crossi, (nel racconto “il numero 78”) fragile e debole, con un braccio paralizzato e i capelli rossi; abita con la madre, un’erbivendola in ristrettezze economiche e i due vivono in una soffitta.

Il padre è stato in carcere sei anni per aver ucciso il suo padrone in un momento d’ira, ma ormai ha scontato la sua colpa ed è pentito. Luigino pensa che in questi anni suo padre sia stato in America, non sapendo la verità.

L’altro personaggio dominante del racconto è Derossi Ernesto, figlio di una famiglia della buona borghesia, dodici anni è il primo della classe è anche il più bello ed è anche molto generoso.

È descritto come un bel ragazzo, biondo con i riccioli; sempre educato e disponibile, con i compagni; vestito tutto d’azzurro con dei bottoni dorati. Proviene da una famiglia benestante, suo padre è negoziante.

Enrico Bottini ed Ernesto Derossi, sospettano che il padre di Crossi abbia trascorso in carcere il periodo di assenza e Derossi si sente coinvolto dalla disgrazia del compagno

…. dopo che ha fatto quella scoperta del calamaio e del prigioniero numero 78, ha preso a benvolere il suo figliuolo Crossi, quello dei capelli rossi e del braccio morto, e l’aiuta a fare il lavoro in iscuola…

La generosità di Derossi è commovente, anche se è costruita ad arte dal nostro autore per creare turbamento e intenerire gli animi e soprattutto insegnare ai ragazzi della scuola, il rispetto e l’amore per il prossimo.

Emozione e sentimento e pedagogia all’unisono.

Al giorno d’oggi non esistono più la generosità e l’onesta di un tempo.
Attualmente quasi nessuno si preoccupa del prossimo, non rendendosi conto di quanto siamo interagenti.

Pochi si rendono conto che per vivere una vita tranquilla ed avere la coscienza pulita, bisogna essere onesti e leali.

Una volta le persone erano più generose e oneste, forse perché erano più povere e meno soggette a bombardamenti mediatici, forse perché erano più semplici; è bene vivere con la coscienza limpida ed essere generosi anche nei confronti di chi ha meno di noi e comprendere che noi siamo fortunati e non ce ne rendiamo conto.

Al di là di questo, i contenuti e i racconti che abbiamo davanti, quando leggiamo Cuore, assolvono apertamente e chiaramente il tempo in cui ha vissuto l’autore, proiettandoci dentro la mentalità e i costumi dell’epoca, che, senza opere come questa, sarebbero stati dimenticati o archiviati, come mai esistiti.

Edmondo De Amicis – Poesie (1882)

Piovete, o baci.

Piovete, baci, dolorosi, ardenti.
Dolci, solenni, disperati e santi,
Sugli infelici da la vita affranti,
Sui martiri, sui prodi e sui sapienti.

Piovete sopra i pargoli innocenti,
Sulle mani dei vecchi vacillanti,
Sopra la bocca de le donne amanti,
Sopra la fronte bianca dei morenti.

Piovete sulle teste umili e care
E sui grandi dolor senza parola,
Piovete su le culle e su le bare.

Piovete, baci, onnipotente arcana
Melodia che accompagna e che consola
Il pianto eterno della razza umana